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Il tempismo giusto è sempre stato una peculiarità di Usain Bolt, l’uomo più veloce della terra. Più sulla pista d’atletica però. L’uscita della sua nuova autobiografia (“Come un fulmine”) combacia infatti con un momento difficile per l’atletica, specie per quella giamaicana, vittima di innumerevoli scandali di doping che hanno colpito campioni come Asafa Powell, Verònica Campbell-Brown e Sherone Simpson.

A renderla succosa, originale e non boriosa come quelle di molte altre figure dello sport, è il suo contenuto pieno di rivelazioni. Alcune cose le sospettavamo già, pur non avendone conferma certa, altre invece ci passano per la mente per la prima volta. Incominciamo dal suo rapporto familiare, non convenzionale, si oserebbe dire: “Ho un fratello più piccolo e una sorella più grande, ma non abbiamo la stessa madre” riferisce il campione olimpico giamaicano nella sua autobiografia: ” Può sembrare strano agli occhi di molti, ma in Giamaica sono cose che accadono spesso. Con loro parliamo di tutto, anche di sesso”. Non sempre però il rapporto familiare era idilliaco: “Mio padre era un tipo alla vecchia maniera e mi ha educato così. Quando facevo qualcosa di sbagliato mi puniva anche fisicamente, con il vecchio metodo della cinghia. Ma così ho imparato le cose giuste da fare e probabilmente non sarei arrivato qui se non ci fosse stato lui”.

Bolt non ha mai nascosto la sua passione per il calcio e lo ribadisce: “Credo che potrei essere così bravo da giocare a calcio e prendere un contratto da professionista, arricchendo un club inglese”. Infine una parentesi sulle donne: “Trovo facilità nel conquistare le donne, anche quando non ero ancora un atleta riconosciuto. Per vincere e correre veloce devo vivere velocemente“.

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