300 volte David Trezeguet, il pathos dell’attaccante

300 volte David Trezeguet, il pathos dell’attaccante

Doppietta messa a segno con i Newell’s Old Boys e sono 300 le volte in cui David Trezeguet ha esultato dopo aver messo il pallone in fondo al sacco. Il momento culminante, il pathos dell’attaccante vero, del cavallo di razza che non smette mai di stupire: a 36 anni suonati l’attaccante franco-argentino continua a gonfiare la rete, negli occhi lo stesso entusiasmo di quando era un bambino.

Tutto è cominciato a Rouen, una cittadina di circa centomila anime nel nord della Francia: la famiglia dell’allora bambino David, guidata dal padre Jorge, decide di trasferirsi in Argentina. Negli anni ’80, come oggi, in sudamerica il calcio non si vive, si respira: è parte integrante della società, come l’ossigeno e lo smog, i polmoni filtrano il mito della Nazionale albiceleste del Mondiale ’86, pompandone la gioia e l’entusiasmo nel cuore. In questo clima muove i primi passi il calciatore David Trezeguet, che trova spazio nelle giovanili del Platense, trampolino verso il grande calcio, verso un’autostrada che lo riporterà alle sue origini, in quella Francia che gli ha dato i natali ma che poco ha vissuto veramente.

Ben presto il futuro Re David scoprirà che quell’autostrada è lastricata in oro: prima di tutto il Monaco, nel quale segnerà 61 reti in 120 presenze, che diventerà il suo biglietto per la storia, per la Coppa del Mondo alzata in cielo nel 1998 sullo sfondo di Parigi. L’escalation di prestazioni con i biancorossi vale a quel ragazzone di 190 centimetri le attenzioni della Vecchia Signora, che lo prenderà e metterà accanto al suo numero 10, Alessandro Del Piero. Una litania familiare per i tifosi della Juventus, che sentiranno per 10 anni, dal 2000 al 2010, sempre la solita filastrocca al termine di ogni formazione: Trezeguet e Del Piero, Del Piero e Trezeguet.

Per 171 volte i tifosi bianconeri sono rimasti deliziati dalle doti del loro attaccante col numero 17: di destro o di sinistro, di testa o in acrobazia, ma sempre come un fulmine a ciel sereno. Passavano i minuti, i tifosi, disperati, si chiedevano “Ma dov’è Trezeguet?“, e poi una frazione di secondo e la magia, il pathos, il gol. Questo, in poche parole, è David Trezeguet.