Bilbao, un dna unico

Bilbao, un dna unico

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Sembra passato un secolo dal maggio 2012: l’Athletic Bilbao raggiunge e perde le due finali di Coppa del Re e di Europa League. La prima contro l’Atletico Madrid, la seconda contro il Barcellona. Fu una stagione incredibile per i baschi, alla fine rimasti immeritatamente a mani vuote. Era il Bilbao di Bielsa e Llorente, poi ridimensionato prima di provare a tornare al vertice. Oggi l’obiettivo è provare a tornare in Champions. Con la spinta del nuovo San Mamès (Barria), che non avrà il fascino della vecchia Catedral, ma è costato qualcosa come 240 milioni di euro e può comunque trasformarsi in una bolgia. La filosofia del club, comunque, è sempre la stessa. Nell’ultima gara vinta in rimonta col Levante, coi baschi ora a -1 dal Villarreal quarto, hanno giocato dall’inizio 9 canterani (su 11) più Iraizoz, che di fatto è un figlio acquisito essendo all’Athletic dal 2007.

In casa quest’anno la squadra ha raccolto 5 vittorie e 2 pari (17 punti sui 23 totali) e gioca con il 4-2-3-1 che ormai adotta mezza Europa. In difesa il prodotto più interessante è probabilmente il francese Laporte, 19enne allevato in casa, che l’anno scorso giocò 15 partite e quest’anno è già a 12 (con anche un gol). Il transalpino gioca al fianco di uomini più esperti, come il capitani Gurpegui o il terzino destro Iraola. Davanti alla difesa in tre, in genere, si giocano due maglie: Iturraspe, Benat e Mikel Rico, col primo e il terzo che forse sono i più completi nell’abbinamento quantità-qualità. C’è buona possibilità di rotazione anche nei tre che giocano alle spalle della punta: Ibai Gomez a sinistra e Susaeta a destra sanno saltare l’uomo e hanno buon dribbling, mentre Muniain ed Herrera sono più trequartisti. Il ruolo di boa è quasi sempre sulle spalle di Aduritz, 32enne attaccante nato a San Sebastian che sa svariare, ottimo colpitore di testa e reduce da un’annata con 14 reti (quest’anno è a quota 3, tutti segnati in casa). Le alternative sono l’eterno e duttile Toquero o il 20enne canterano Guillermo, che ha debuttato proprio sabato sera contro il Levante dimostrando fisico e buoni movimenti.

In panchina c’è Ernesto Valverde, uno che può sposare benissimo la sua idea di calcio con questa realtà. Dove rimane fondamentale la chimica con la città e i tifosi: perchè qui il calcio è passione, tradizione, rito, magia e fantasia.