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Da oggetto misterioso, per alcuni, a giocatore decisivo e insostituibile ora. Questa la parabola di Fernando Llorente che nelle ultime apparizioni in bianconero ha messo a segno due reti fondamentali con Real Madrid e Napoli conquistandosi il ruolo di prima scelta a fianco di Carlos Tevez nell’attacco juventino. La sua avventura in Italia però non è cominciata benissimo. e Llorente racconta le difficoltà iniziali ai microfoni della “Gazzetta dello sport” : “In Estate è successo che ai normali problemi di ambientamento dovuti al cambio di Paese, compagni, squadra e città si aggiungono carichi di lavoro che in vita mia non avevo mai sperimentato. Sono arrivato bene in ritiro, mi sentivo forte però il mio corpo non era abituato a lavorare tanto e a un certo punto negli Stati Uniti mi sono sentito vuoto, totalmente scarico. E se il fisico non va, anche la testa inizia a faticare. E ho cominciato ad avere dei dubbi. Sulla scelta, su di me, su tutto. Nell’Athletic Bilabo era diverso: Bielsa è ossessionato dal calcio e siamo arrivati ad avere doppie sessioni di allenamento da 3 ore l’una, però era un’intensità più mentale che fisica. Ci si concentrava a lungo su un singolo movimento, poi lunghe pause. Bielsa ti svuotava mentalmente, passavamo ore sul campo e restava poco tempo per distrarsi, staccare. Qui no, è tutto diretto, senza fermarsi mai. E il mio fisico non ce l’ha fatta”. 

IL LAVORO“Sono uscito dalla crisi col lavoro e la fiducia di tutto l’ambiente. Poi evidentemente anche il corpo ha fatto lo switch, il cambio necessario, potremmo dire che ha accettato il cambio radicale di abitudini e sono ripartito. Le partite hanno fatto il resto. Avevo dei dubbi si, e tanti. Anche perché la concorrenza è tremenda, siamo 5 attaccanti e non è facile trovare spazio. Il mercato di gennaio è stato tirato in ballo dalla stampa, però sono stato male, sì. L’importante è stato non abbassare la testa e continuare a lottare, a lavorare duro. Il lavoro paga sempre.”

GRAZIE CONTE“Conte mi diceva di avere pazienza. Che alla Juve avevano sofferto anche Platini e Zidane, che la Serie A è differente, che abituarsi costa tempo e fatica. Aspettava che succedesse esattamente ciò che è successo, prima nel male e ora nel bene. Mi è stato vicino. Non so se abbia mai dubitato di me, dovrebbe chiederlo a lui, non lo so. Può essere, perché c’è stato un momento in cui stavo davvero male. Non mi riconoscevo nemmeno io. Però intorno a me ho sempre sentito fiducia. E prima della sfida con il Real al Bernabeu ha spiegato molto bene le difficoltà fisiche e mentali che avevo vissuto l’anno scorso. Conosceva bene la mia situazione perché nei mesi scorsi ne avevamo parlato varie volte”. 

PIRLO E POGBA” Il gruppo mi ha sorpreso molto, l’ambiente, eccezionali. La presenza di tanti italiani serve a cementare gli altri, e la cosa aiuta i nuovi ad inserirsi. Poi se devo citare un singolo dico Pirlo. Da fuori vedevo la qualità, ma in allenamento fa impressione. Se lo vedi tutti i giorni non ti stupisci affatto dei suoi gol su punizione. Quei colpi li ripete e li ripete… Ha percentuali altissime, tira sempre così. Poi c’è Pogba che conoscevo meno ma l’avevo visto quando sfidammo il Manchester United con l’Athletic, e poi in tv l’anno scorso, quando guardavo la Juve preparandomi al trasferimento. Tutti mi dicevano grandi cose di lui. Ora ho capito perché… dal vivo. Ha il potenziale di un vero crack”. 

NAZIONALE –  “Ero a Londra a vedere Rafa Nadal e mi hanno chiamato. Mi dispiace per Diego Costa che si è infortunato, però di nuovo cerco di sfruttare l’opportunità. La concorrenza qui è tremenda, c’è grande qualità, sarà dura. Il mio primo obiettivo è far bene con la Juve, e una squadra di queste dimensioni costituisce un trampolino ideale: se ho spazio, faccio bene e vinciamo, le mie possibilità di andare al Mondiale aumentano in maniera esponenziale: non può esserci vetrina migliore. Cosa penso della scelta di Diego Costa? Una decisione sua, che va rispettata. È un grandissimo calciatore, può giocare con la Spagna, la concorrenza aumenta”

 

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