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Servirono solo 31M per spezzare l’ idillio tra l’ Arsenal ed uno dei suoi giocatori più rappresentativi, quelli della nuova era dopo quella degli Invincibles che fecero inchinare l’ Inghilterra e l’ Europa a dei campioni che più che giocare, regalavano spettacolo, come un grande concerto o una pennellata su una tela da parte di un grande pittore. Servirono solo 31M per togliersi quella fascia di capitano, che a parole portò con onore, servirono 31M per separare Van Persie dall’ Arsenal, 31M per separarlo dai tifosi che tanto lo avevano amato.

Ma dietro quella faccia pulita da bravo ragazzo, dietro i goal e le giocate spettacolari, c’è un uomo che non tutti raccontano, che tutti fanno finta di non conoscere, che nascondono dall’ opinione pubblica che vede nell’ olandese il prototipo di attaccate che ogni manager vorrebbe avere a suo servizio. Ma il calcio è fatto di uomini, di uomini veri, di uomini di parola che conoscono cosa sia la riconoscenza.

Quando nel 2004 il suo mentore, il suo vecchio mentore, lo prelevò dal Fayenoord per spalancargli le porte di Highbury, nessuno pensava che sarebbe diventato ciò che oggi. Il lavoro, l’ impegno e il manager gli hanno permesso di snaturarsi. Il Van Persie esterno d’attacco di Olanda diventava sempre più protagonista del gioco, accentrandosi, diventando parte integrante della manovra d’ attacco. Proprio un movimento del genere lo portò a coordinarsi perfettamente contro il Charlton, realizzando uno dei più bei goal segnati Oltremanica.

A quei goal però sono abbinati classici “colpi di testa”, che in Italia chiameràebbero “cassanate”.  Iniziarono a circolare voci strane sull’ olandese, sulla sua poca voglia di allenarsi, sul suo rapporto non idilliaco con i compagni, sulle sue notti brave. Da una di queste, in Olanda per la precisione, scattò addirittura l’ arresto con accusa di stupro ai danni di Sandra Krijsgman, una avvenente 22enne eletta poco prima Miss Nigeria in Olanda. Chiamato a difendersi, Van Persie in prima battuta negò ogni relazione con le donna, parendo sempre meno convincente, salvo poi ammettere di esser stato a letto con lei, ma senza usare alcuna violenza. La vicenda si chiuderà nel 2004, non senza ombre, perchè alcuni giurano che prima della sentenza che scoppiò come una bolla di sapone per insufficienza di prove, sarebbero comparsi sul conto in banca della Krisgman, una cifra a cinque zeri che non avrebbe compromesso la carriera del giovane attaccante già alle prese col gossip e con dei fastidiosissimi infortuni.

La contorta vincenda lo scosse al punto di fargli mettere finalmente la testa a posto, di iniziare a guardare al futuro con una mente e degli occhi più professionali, che lo hanno portato, e bisogna ribadirlo, a diventare un attaccante inimitabile. La fascia di capitano nel dopo Cesc Fabregas cementificò il suo rapporto con la tifoseria dei Gunners, quella del coro ” He scores when he wants”. Quella tifoseria che ora canta “you’re a c**t Robin”, sentendosi profondamente tradita per il passaggio agli odiati rivali, gli odiati rivali dello United con cui spesso si sono giocate partite come se fossero guerre. Lo scontro dell’ ’89 con la penalizzazione, la sfida tra Vieira e Keane, la simulazione di Van Nisterlooy con l’ urlo di Martin Keown, il Pizzagate, l’ espulsione di Wenger  dopo la bottiglietta calciata…tutti episodi che fanno di Arsenal vs Manchester United un duello epico, da gladiatori, di fronte a folle inferocite che aspettan solo lo scontro. “Non ha mostrato riconoscenza”, “E’ un traditore” sono le frasi che potreste sentire a Nord di Londra quando le telecamere inquadrano Van Persie. Un grande calciatore ma un uomo piccolo piccolo, che con una ignobile lettera in una afosa mattina, gettò fango su board e manager, lasciando nello sconforto i tifosi, quelli che per lui c’eran sempre stati, annunciando che non avrebbe rinnovato il suo contratto. Via alle polemiche, alla caccia al colpevole. Gli esperti parlano di un Van Persie volato a Dubai a Gennaio non per vacanza, per un pre-contratto con un City che lo avrebbe ricoperto letteralmente d’oro, raggiungendo la folle cifra di 250k settimanali che avrebbero fatto dell’ olandese il giocatore più pagato della Premier League. Da Dubai a Torino, incontrando Fabio Paratici e ascoltando quella che la Juve di Antonio Conte aveva da offrirgli, con un occhio a Ferguson che continuava a corteggiarlo, nell’ ombra, perchè Wenger lavorava al rinnovo e i tifosi gli chiedevan di restare, di mettersi a capo di una squadra che da li a poco, risolti i problemi finanziari, sarebbe tornata a dettare legge. Le ultime foto durante l’ allenamento, che nel frattempo vedeva in Podolski, Cazorla e Giroud i nuovi arrivati, sapevan di addio, sapevan di strappo. La sceneggiata sotto il settore ospiti dopo l’amichevole col Colonia fu il preludio ad una cessione che ha iniettato veleno nel sangue di ogni gooner.

Due goal su due l’anno scorso contro i Gunners, con una parvenza di dignità che gli consigliò di non esultare pubblicamente, anche se avrebbe tanto voluto, perchè Robin Van Persie è un grande calciatore tanto quanto una persona meschina e falsa, che si schierò contro Adebayor dopo l’esultanza polemica in faccia ai tifosi dell’ Arsenal all’ Etihad, salvo poi imitarlo pochi giorni fa, quando dopo aver svettato abilmente su Ramsey e messo il pallone alle spalle di Szczesny per l’ 1-0, ha aperto le braccia ed in senso di sfida o di delirio di onnipotenza, leggetelo come vi pare, ha mostrato la sua grandezza. Una grandezza che ha spesso incrinato anche i rapporti con i compagni, come testimoniano le parole di Theo Walcott nella sua biografia dove racconta addirittura di risse scaturite, o come i sguardi freddi e distaccati di Gibbs e Sagna nel tunnel, o come la mancata stretta di mano con Laurent Koscielny pochi giorni fa. Wenger ad ogni vigilia di ci tiene sempre a sottolineare, e questo dimostra quanto Van Persie sia stato irriconoscente, che il ragazzo sarà per sempre uno dell’ Arsenal. Per i tifosi è morto, è morto in quel giorno d’ Agosto quando con il sorriso a 32 denti decise di vendersi al Diavolo.

Non fateci caso se quando chiederete dell’ olandese a qualche gooner, vi risponderà: “Robin… Robin Van WHO?!