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Dopo il pareggio in casa dell’Italia ed in vista della classica contro l’Inghilterra, il c.t. tedesco Joachim Löw  ha  molti dubbi ancora da sciogliere e degli accorgimenti tattici da perfezionare in vista di un Mondiale che, mai come stavolta, può giocarsi da protagonista.

“L’Italia è una squadra difficile da affrontare, riesce ad adattarsi bene difensivamente ed è complesso riuscire ad avere la meglio”. Joachim Löw ha nascosto dietro questa dichiarazione la gara non brillante contro una nazionale italiana che, negli ultimi tempi, di certo non rappresenta il non plus ultra della compattezza e della pericolosità. A sua discolpa il tecnico tedesco ha dovuto, in realtà,  fare i conti con degli infortuni importanti, che non gli hanno permesso di schierare in campo la solita Germania compatta dietro e fulminante in attacco. Löw è dovuto ricorrere a soluzioni improvvisate, poco rodate e che in parte esulano dal classico approccio di gioco della nazionale tedesca. C’è ancora del lavoro da fare e , se al gran completo la Germania è in grado di tenere testa a chiunque, con le prime defezioni iniziano ad emergere falle che in altre occasioni nessuno avrebbe mai potuto identificare.

Il problema principale che è emerso contro l’Italia riguarda (chi l’avrebbe mai detto) l’attacco. L’assenza per infortunio di Klose e Gomez ha in un certo senso “tentato” il c.t. , che ha deciso di snaturare l’animo da Panzer della sua squadra rinunciando ad una prima punta di peso e schierando nella posizione di “falso nueve” Mario Gotze. Questa soluzione molto spagnola e poco teutonica era già stata testata in passato dal tecnico, con lo stesso Gotze o Mesut Ozil a fare le veci, ovviamente con mansioni diverse, dei due attaccanti di professione. E’ lampante, però, che giocatori con le caratteristiche di Ozil o Gotze riescono a dare il meglio sulla trequarti o sulla fascia, sfruttando corsa, tecnica e visione di gioco per mettere in crisi le difese avversarie. La punta centrale è, di fatto, un ruolo diverso, che può essere sì occupato anche da giocatori di movimento, ma che abbiano nel loro DNA le capacità di inserimento ed il fiuto del gol necessario per poter essere decisivi sotto rete nonostante qualità di gioco differenti (è emblematico il caso di Cesc Fabregas, forse il “falso nueve” che meglio riesce in questo ruolo dopo Lionel Messi). La critica non ha gradito più di tanto questo esperimento, anche perchè la nazionale tedesca non manca di certo di punte centrali: oltre al sempre prolifico Stefan Kiessling, si sta mettendo in mostra l’attaccante del Borussia Monchengladbach Max Kruse. Probabilmente sarà proprio quest’ultimo ad essere schierato titolare nel match contro l’Inghilterra: questa partita va ben oltre lo spirito amichevole e non c’è tempo ne voglia di fare esperimenti.

Così come ha preferito adattare giocatori “fuori ruolo” in attacco, Löw ha pensato di agire allo stesso modo anche a centrocampo. Il capitano Lahm, come è successo più volte anche nella sua squadra di club, è stato impiegato come centrocampista centrale al fianco di Toni Kroos. L’intelligenza tattica e le qualità del giocatore gli permettono sicuramente di agire al meglio in qualsiasi zona del campo, ma adattare campioni che nel loro ruolo sono tra i migliori al mondo continua a sembrare una scelta azzardata. Anche in questo caso gli infortuni di Schweinsteiger e ,  ultimo, quello di Kedira hanno in un certo senso ridimensionato le idee del c.t., che però può contare su giocatori validi anche in questo ruolo. La “licenza” concessa proprio a Lahm, Neuer e Ozil per gli impegni con le squadre di club obbligano Low a dare spazio a giovani che non ancora hanno potuto dire la loro in ruoli in cui agiscono santoni di questo calibro: su tutti, i fratelli Sven e Lars Bender, che tanto bene stanno facendo in Bayer Leverkusen e Borussia Dortmund. Dunque, è più conveniente utilizzare “riserve” in occasione di defezioni anche in ruoli chiave, o adattare dei titolari per non perdere nulla dal punto di vista della qualità? La partita contro l’Inghilterra probabilmente potrà darci delle indicazioni a riguardo e, anche attraverso questi piccoli segnali, potremo osservare da vicino le potenzialità di questa Germania, prevedendo se ed in che modo potrà dire la sua al prossimo Mondiale di Brasile 2014.