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Gli azzurrini di Gigi Di Biagio, che si presentano col lutto al braccio per ricordare le 18 vittime dell’alluvione in Sardegna, si giocano una grossa fetta di qualificazione in Serbia, su un campo difficile e contro avversari di elevata caratura tecnica che presentano nelle loro file ben tre calciatori che giocano la Champions league: Markovic, Mitrovic e l’ex Fiorentina Nastasic. L’Italia è seconda in classifica nel gruppo E con 9 punti in 4 partite, le stesse della Serbia che di punti ne ha 7, entrambe all’inseguimento del Belgio che guida con 13 punti e due gare in più.

LA PARTITA – La gara inizia subito con una Serbia più pimpante in attacco, assillata soprattutto dall’obbligo di vincere, che cerca di fare la partita e rendersi pericolosa con le incursioni del talento del Benfica Lazar Markovic, seppur non mettendo molto sotto pressione Bardi, ben protetto dalla retroguardia azzurra. Fra il 20’ e il 30’ la gara si accende, prima con un tiro da fuori di Viviani e poi con un bel taglio di Rozzi che mette in difficoltà la difesa serba salvata da Spajic. Nell’ultimo quarto d’ora la Serbia comincia a rendersi molto pericolosa ancora con Markovic che prima scaglia un tiro, il quale sibila a lato della porta di Bardi, e poi al 38’ brucia Molina e Zappacosta, cogliendo il palo. L’Italia non riesce più a ripartire e anzi prima della chiusura rischia ancora su un disimpegno errato di Bardi. Si va però negli spogliatoi sul punteggio di 0-0.

Il secondo tempo inizia così come era finito il primo, con una grande occasione per la Serbia creata da un invenzione di Markovic che porta alla conclusione ravvicinata di Mitrovic ben disinnescato da Bardi. Dopo lo spavento l’Italia da l’illusione di poterne uscire, ma arriva al minuto 60 come un fulmine a ciel sereno il meritato vantaggio serbo con Causic, che vede entrare in rete quello che in realtà era un traversone indirizzato a Mitrovic. Il gol taglia le gambe all’Italia che non riesce a reagire con convinzione, e che spesso e volentieri presta il fianco alle ripartenze serbe orchestrate dal solito Markovic ben stoppate dalla coppia centrale italiana Antei-Bianchetti, eccellenti per tutta la gara, tranne che nell’occasione del gol. La Serbia a questo punto abbassa leggermente i ritmi controllando la gara con tranquillità, e portando l’Italia a commettere qualche fallo di troppo che costa la squalifica a diversi elementi del team di Di Biagio. Il match che sembrava destinato a spegnersi come una candela consumata, si riaccende improvvisamente nel finale, in cui è l’arbitro a ridare speranze all’Italia, espellendo Markovic per doppia ammonizione nel giro di due minuti. L’assedio finale non produce nulla per l’Italia che anzi ha bisogno ancora di una parata di Bardi su punizione di Djuricic.

Si complica così il discorso qualificazione per gli azzurrini di Di Biagio che d’ora in poi hanno l’obbligo di vincere.