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avellino

Date un’occhiata alla classifica di serie B. Dopo dodici giornate in testa abbiamo il Palermo, super favorito e che dopo l’esonero di Gattuso e l’arrivo di Iachini ha cambiato marcia, e l’Empoli, anche quest’anno squadra da battere, entrambe a quota 27 punti. Fin qui tutto normale. Poi scendiamo un po’ e troviamo al terzo posto una squadra che se ricordiamo bene l’anno scorso dominava la Lega Pro. L’Avellino di Massimo Rastelli, terzo solo per differenza reti, ma a pari punti con le altre due capolista. Proviamo ad analizzare i segreti dell’eccezionale Avellino primo in classifica.

LA LEGGE DEL PARTENIO – Negli anni ’80, quando i biancoverdi hanno raggiunto il massimo della loro storia con 10 anni di serie A, veniva riconosciuta da tutti la “Legge del Partenio”. In sostanza, per tutte le squadre era quasi impossibile trovare i 3 punti ad Avellino, anche per le più blasonate, che venivano intimorite dalla voglia degli 11 lupi in campo e dei migliaia supporters sugli spalti, che rappresentavano davvero il dodicesimo uomo. Per anni la squadra di Antonio Sibilia, rispettatissimo presidente detto “commendatore”, ha occupato la scena della Serie A soprattutto grazie al rendimento casalingo, e ora, a distanza di 30 anni, è cambiata la rosa, è cambiato l’allenatore (tra gli altri, il ricordo migliore in quegli anni lo ha lasciato Luis Vinicio), è cambiato il presidente  ed è cambiato anche il logo, dopo il fallimento del 2009, ma quello che riescono a dare come contributo lo stadio e i tifosi biancoverdi, più unici che rari, sembra essere rimasto intatto nel tempo. Quest’anno i lupi, con 6 vittorie in 8 partite, ed una sola sconfitta (col Palermo 0-2), hanno il miglior rendimento interno della categoria e se mescoliamo il tutto con le ultime due trasferte vinte (a Cittadella e Brescia), arriviamo facilmente ai 27 punti in classifica che permettono alla società di Taccone di guardare tutti dall’alto.

LA DIFESA, TRA GIOVANI E VECCHI – 13 gol subiti, ma se andiamo ad escludere le partite in trasferta al Franchi di Siena e in casa con il Palermo, nelle altre 12 partite la retroguardia non ha mai subito più di un gol. Il lavoro del direttore sportivo De Vito è stato davvero efficace. In porta sono arrivati due portieri senza stabilire subito le gerarchie. Pietro Terracciano e Andrea Seculin. L’ex Catania, dopo aver passato in panchina le prime uscite, si è imposto e ora il posto da titolare è suo, ma non bisogna togliere nulla a Seculin, che quando è chiamato in causa, come nelle ultime tre partite, si fa trovare sempre pronto. La difesa: già in rosa dallo scorso campionato, Il giovane Armando Izzo, in comproprietà con il Napoli, appena 21 anni e già in odore di Under 21 dopo le ottime prestazioni all’esordio in Serie B, e Alessandro Fabbro, alla prima vera esperienza in cadetteria dopo le sole due presenze con la Juve Stabia nel 2011, sembra non aver affatto subito il colpo del salto di categoria ed inoltre ha sempre ribadito di tenere molto alla causa biancoverde. A questi si sono aggiunti Il sempre verde Peccarisi, e l’ex Ternana Pisacane. Titolare sul centro sinistra il secondo, che si fa notare per non commettere mai errori in un ruolo non certo facile, mentre Peccarisi è la prima alternativa ai titolari, e quando si piazza al centro, mostra i muscoli e ricorda che ha abbastanza esperienza per gestire al meglio la difesa biancoverde.

IL LAVORO SULLE FASCE – Nel 3-5-2, modulo ormai usato da molti sia in A che in B, è importantissimo il lavoro sugli esterni. Ed è quello che vuole mister Rastelli, che sfrutta molto il lavoro del duo Zappacosta-Bittante, ottimi interpreti del ruolo. Bisogna fare una premessa: il primo, esterno destro, nasceva come ala e solo l’anno scorso è stato arretrato di un bel po’ di metri per fare prima il terzino, e ora il tornante. Niente di meglio per la sua carriera, che sembra avere un futuro roseo, con gli occhi di mezza serie A e il posto da titolare nell’11 di Di Biagio in Under 21. Dall’altra Bittante, che ha sempre preferito giocare come destro in una difesa a 3, ma ha trovato nuova linfa nell’esterno sinistro. Nonostante non sia mancino, il rendimento resta altissimo ed è un titolare inamovibile per Rastelli, anche perchè può giocare a destra in difesa e nel centrocampo. In alternativa non manca l’esperienza, con Millesi che tra i vari ruoli che può ricoprire, anche l’esterno sinistro come successo a Brescia e in casa con la Juve Stabia, e i giovani Pape Dia ed Herrera, spesso chiamati in causa a partita in corso quando si vuole sbilanciare la squadra, con le ottime qualità tecniche utili nel saltare l’uomo dei due.

QUANTA CORSA A CENTROCAMPO! – In estate il colpo ad effetto, quello che può fare davvero la differenza per una neo promossa: Romulo Togni, regista brasiliano ex Pescara che si è fatto notare anche in serie A la scorsa stagione. 4 mesi dopo però ci ritroviamo a parlare di un giocatore quasi mai visto, complice un infortunio molto fastidioso, ma che almeno finora sembra non mancare a nessuno. Questo grazie al trio tutto corsa e muscoli formato da capitan D’Angelo, Arini e Schiavon. Da sottolineare soprattutto il valore del primo. Non tutti sapranno che questo gladiatore del centrocampo veste la maglia biancoverde dal 2009, anno della rinascita in serie D. Leader di questa squadra, ha un rendimento costante da 4 anni come se nessun cambio di categoria lo abbia minimamente condizionato. Utile nel fermare gli attacchi avversari, ottimo nel far ripartire l’azione e bravo ad inserirsi, come dimostrano i due gol realizzati in 13 partite. L’altro mediano di rottura è Arini, che ha abbandonato l’Andria Bat e la fascia di capitano a gennaio di quest’anno per sposare la causa Avellino, e dopo essere stato importantissimo nella lotta per la promozione, si ritrova anche lui all’esordio in serie B, correndo per tutto il campo ad inseguire gli avversari senza fermarsi un minuto. La poca precisione nell’impostare non preoccupa assolutamente il suo tecnico, che sente quanto sia indispensabile la presenza del suo numero 4. Chiude il terzetto Eros Schiavon. Per lui diversi anni in serie B, dopo le esperienze con la maglia del Portoguaro e del Cittadella. Per quanto fosse già conosciuto in cadetteria, si sta dimostrando un giocatore almeno da grande di serie B, ed è uno di quelli che ha fatto fare il salto di qualità all’Avellino.

ATTACCO SORPRENDENTE – Il top player nel reparto avanzato è Gigi Castaldo. Già visto in B nell’infelice anno con la Nocerina, concluso con la retrocessione in Lega Pro, sta dimostrando che a dispetto di un killer instinct non di primo livello (comunque 4 gol per lui), sa caricarsi la squadra sulle spalle, sa lavorare con i compagni, è bravo nel saltare l’uomo nonostante non sia velocissimo, ed è soprattutto l’idolo dei tifosi. Ha accettato lo scorso anno di tornare in C dopo i 10 gol in serie B e ha impiegato davvero poco tempo ad entrare nei cuori dei tifosi biancoverdi, che vedono in lui il trascinatore non solo dell’attacco, ma di tutta la squadra. Al suo fianco quello che per ora è il bomber della squadra, Andrey Galabinov, bulgaro di nascita ma in Italia dal 2006, che ha già realizzato 6 reti in 12 partite. Criticato ad inizio stagione, è la classica prima punta forte fisicamente che ha bisogno di qualche settimana in più per entrare in condizione. Ora è al top e le difese della B se ne stanno rendendo conto. Su di lui gli occhi di molte squadre di prima fascia del torneo ma anche alcune formazioni della Championship (serie B inglese) hanno notato le prestazioni dell’ex Gubbio. In alternativa a questi due, che se Rastelli potesse, manderebbe in campo ogni partita, c’è un certo Andrea Soncin, di certo non l’ultimo arrivato. Dopo anni importanti in B e anche una parentesi in Serie A (7 gol con la maglia dell’Ascoli), è venuto ad Avellino per regalare quell’esperienza che serve in un attacco che di serie B ne aveva vista poca fino a quest’anno. Per adesso poche prestazioni positive per lui, soprattutto a livello realizzativo, ma il gol con il Carpi nel 4-1 casalingo è una perla di rara eccezione.