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P_Garbutt

Questa è la storia di William Thomas Garbutt, per i compagni Willy, un piccolo soldato con la passione per il calcio, che diventò una delle maggiori figure di riferimento di questo sport in Italia. Nato in un villaggio di Stockport, creò una squadra di calcio nel suo gruppo militare, che abbandonò dopo il congedo per tuffarsi nel professionismo con la maglia del Reading. E’ sotto la guida di Phil Kelso all’ Arsenal e sotto quella di Sir Middleton al Blackburn che affina le sue capacità manageriali, che stregarono letteralmente Vittorio Pozzo, mecenate dal calcio italiano che andò per scouting a seguire il glorioso Blackburn del primo ‘900.

Circondato da britannici, il futuro tecnico della nazionale italiana, lo scelse come allenatore del Genoa, approfittando del suo trasferimento nella città ligure per lavorare al porto. Da questa esperienza nasce l’ appellativo Mister, perchè così, avendo poca dimestichezza con la lingua, la gente chiamava Will, un giovane Will ritiratosi troppo presto dal calcio professionistico per un brutto infortunio al ginocchio. Con il grifone fu amore folle, un amore che durò oltre 15 anni, che non si fermò con la crisi economica e con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Garbutt ed il Genoa, due cose iscindibili, una cosa sola. Introdusse nuovi metodi d’allenamento, introdusse nella gestione del gruppo la cura del fisico e della alimentazione, oltre ad effettuare i primi acquisti onerosi, che ne fecero il prototipo dell’ allenatore moderno, che ancora vige Oltremanica. Con la società rossoblù vinse tre campionati, di cui uno a cui la vittoria dava diritto ad apporre sulle divise di gioco nella stagione successiva, il tricolore.

Polemiche e voci strane lo spinsero via dalla Liguria, verso il Sud, prima alla Roma con cui vinse la CONI, e poi al Napoli, convinto dal comandate Ascarelli che lo volle come primo manager dei partenopei nel massimo campionato. Anche qui cambiò totalmente i metodi di allenamento, focalizzandosi maggiormente sulla tecnica, ed introducendo codici etici che risultaron poi alla lunga troppo duri per i calciatori. La sua dedizione al lavoro, la sua grinta, la sua professionalità, stregaron Ascarelli, che fu ben felice di regaragli campioni all’ epoca come il portiere poi campione del mondo Cavanna, la mezzala Mihalich o il bomber Vojak, che ancora resiste nella classifica cannonieri di tutti i tempi degl’ azzurri. Sei anni pieni di soddisfazioni, tra cui un 3-1 alla corazzata Ambrosiana (che diventerà la Grande Inter), che si conclusero nel 1935 quando decise di trasferirsi a Bilbao.

Le successiva esperienza al Milan o il ritorno al Genoa non fecero breccia più nel cuore di Garbutt, che consapevole del brutto male che stava sempre più rendendo meno briosa la sua vita, decise di fare ritorno a casa, in Inghilterra, dove si spense nel ’64. Questa non è solo la storia di un manager, non una storia banale. Questa è la storia di chi ha radicalmente cambiato il calcio in Italia, di chi è veramente degno di essere chiamato come facevan lì, dove la brezza marina del Mar Ligure ti bagna la faccia. L’ unico degno di esser chiamato MISTER.

di Massimiliano Iollo