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E’ arrivato all’Arsenal questa estate e finora non ha trovato tanto spazio. Ciononostante Emiliano Viviano, intervistato dal Corriere dello Sport, si dice entusiasta della sua esperienza inglese, sia dal punto di vista calcistico che da quello del lifestyle come conferma lui stesso:  «A Londra sto benissimo, è una città particolare di respiro internazionale. Di inglese non c’è molto. Stando qui ho subito capito quanto sia importante l’Arsenal. Appena sono arrivato avevo già il conto in banca, l’auto, il cellulare e l’appartamento. C’è un’organizzazione incredibile. L’Italia mi manca soprattutto perché mia moglie e le mie figlie devono fare le pendolari, però qui si sta davvero bene. C’è meno pressione ma la stessa passione dell’Italia. Non ci sono ritiri, si arriva al campo poco prima del match, gli stadi sono sempre pieni. Spesso mi vedo con Zola e Nani perché vivo vicino al campo del Watford».

AMBIZIONI- Viviano parla anche di calcio e delle sue ambizioni: «Certo che tornare in nazionale è tra i miei obiettivi. Sono un po’ uscito dal giro ma ho solo 27 anni e se me lo meriterò avrò modo di tornarci. Lunedì ero a Craven Cottage a guardare gli azzurri anche se non ho potuto salutarli. All’Arsenal non sto giocando molto perché Szczesny sta facendo benissimo. Credo che possiamo vincere la Premier League, abbiamo dimostrato contro Borussia Dortmund e Napoli di non essere inferiori a nessuno. Il ritorno al San Paolo sarà difficilissimo, all’andata non ci fu storia ma al ritorno le cose saranno diverse. Mi auguro di passare il turno a braccetto con gli azzurri».

FUTURO– Arriva poi il momento di parlare di un ritorno in Italia, ma Viviano gioca in difesa: «Seguo sempre la serie A, soprattutto la Fiorentina per cui faccio il tifo. Sono orgoglioso di quanto fatto a Firenze, ma nella vita ci sono momenti giusti e altri sbagliati. Non so se nel mio futuro c’è l’Italia, vedremo ora penso solo all’Arsenal. Non penso che a gennaio possa chiamarmi il Bologna o qualche altra squadra italiana. In estate sono stato vicino alla Roma, ma loro preferirono De Sanctis».