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“Operazioni commerciali” nel calcio, Kakà e gli altri

Ci sono colpi di mercato che vengono giudicati prima ancora di scendere in campo. Giocatori sui quali cade il pregiudizio comune di essere dei “bolliti”, comprati esclusivamente per far vendere magliette e far arrivare nuovi introiti economici ad essi connessi. Sono i famosi “colpi di marketing”. Eppure, a volte, i cosiddetti “colpi di marketing” si riscoprono campioni, giocatori decisivi per le squadre che li hanno ingaggiati, molto più che pure operazioni commerciali.

IL RTORNO DI KAKÀ– Il caso che in queste settimane sembra smentire il preventivo scetticismo è quello legato a Ricardo Kakà. Arrivato in Via Turati dal Real Madrid a parametro zero e disposto a ridursi sensibilmente l’ingaggio pur di ritornare al vecchio amore rossonero, il Pallone d’oro 2007 aveva tutte le carte in regola per essere considerato il classico giocatore finito. La prima apparizione con la maglia del Milan sembrava poter suffragare questa impressione. Il 14 Settembre ri- esordisce in rossonero all’Olimpico di Torino contro i granata. Il Milan soffre per buona parte dell’incontro e solo un rigore allo scadere di Balotelli permette alla squadra di Allegri di agguantare il pareggio. Ricky non convince e, come se non bastasse, a fine partita si scopre che si è lesionato l’adduttore sinistro. Dopo la prima uscita il brasiliano è già ai box, fermo per tre settimane durante le quali decide di sospendersi lo stipendio. I tifosi apprezzano il gesto, ma pochi credono che Ricky possa tornare ad essere decisivo. E si sbagliano. Kakà ritorna ed inizia a carburare. I primi segni che il brasiliano sia più di un’operazione commerciale arrivano in occasione della sfida di Champions contro il Barcellona. Allegri lo schiera in attacco, sulla corsia di sinistra, e lui offre una prestazione come quelle degli anni 2000. Poi arriva il primo goal in campionato, contro la Lazio il 30 Ottobre. Un tiro a giro dai 20 metri che si insacca sotto il sette. E forse chi aveva definito il ritorno di Kakà in rossonero una pura e semplice “operazione commerciale” inizia a ricredersi. Il resto è cronaca degli ultimi cinque giorni. Il goal contro il Genoa di sabato sera e la rete in Champions al Celtic Park a distanza di cinque anni dall’ultima marcatura in maglia rossonera nella massima competizione europea.

BECKHAM E GLI ALTRI CASI– La storia di Kakà è la storia di tanti altri giocatori, bollati col termine di “operazione di marketing” e rivelatisi giocatori veri, decisivi, a volte campioni. È la storia di David Beckham, sempre col Milan. Arrivato in prestito dai Galaxy di Los Angeles nella finestra di mercato di riparazione nel Dicembre 2008, Becks si inserisce subito e, dimostrando la sua professionalità, viene mandato in campo già l’11 Gennaio 2009. Offre buone prestazioni giocando mezz’ala e segna anche due goal: il primo col Bologna al Dall’Ara e il secondo su punizione contro il Genoa. Le prestazioni dello Spice Boy convincono i dirigenti rossoneri a trattenerlo fino a fine stagione e a riprenderlo in prestito in quella seguente. L’avventura si concluderà nel Marzo 2010 con la rottura del tendine d’achille della gamba destra; le prestazioni di Beckham hanno però stupito tutti, convincendo il grande pubblico che l’inglese sia stato molto più che un uomo copertina.

Ce ne sarebbero altri di giocatori da citare. Hide Nakata, per esempio. O il coreano Ahn Jung- Hwan, che ricordiamo fin troppo bene al Mondiale 2002. Certo magari non campioni ma sicuramente neanche pure e semplici operazioni di marketing. E se è vero che qualche volta si è andato troppo oltre, il caso Gheddafi farebbe ancora sorridere se non ci fossero le implicazioni della guerra civile in Libia a renderlo drammatico, il più delle volte lo scetticismo iniziale si è trasformato in ammirazione. In fondo sarebbe bastato non etichettarli con l’epiteto di “operazioni commerciali”.

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