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bambini juve

La composizione della tifoseria bianconera allo Juventus Stadium in occasione del match contro l’Udinese, unicum in Italia anche se non in Europa, è risultata essere fonte di innumerevoli spunti di riflessione. Riempire le curve squalificate a causa dei cori degli utras contro il Napoli (a prescindere dalla condivisibilità di tale decisione) con migliaia di bambini è sembrata una scelta universalmente condivisibile: opporre la purezza alla violenza, l’innocenza all’aggressività, l’ingenuità alla cattiveria e all’inimicizia ad ogni costo. L’ambiente rappresentava qualcosa di nuovo, di emozionante,  a sentir parlare gli stessi calciatori. In pratica, tutti d’accordo: i bambini meglio degli ultras. Questo plebiscito è iniziato, però, a scemare nel momento in cui dalle curve di bambini arrivavano cori non certo edificanti ( con le dovute distinzioni da quelli dei “signori” squalificati, parlando comunque di dodicenni) nei confronti del portiere friulano Brkic. Lì qualcosa è scattato, pur non trattandosi di niente di particolarmente grave o di offensivo.

Il primo appunto di molti è stato: perchè popolare le curve squalificate con bambini che agiscono (sempre con le dovute distinzioni) come gli adulti? Non sembra forse un controsenso? La risposta, secondo me, è no. L’idea è geniale, costruttiva e serve da monito a coloro che pensano di avere il controllo di questo sport: voi vi fate squalificare? Noi facciamo qualcosa per far tornare le famiglie allo stadio e riempiamo gli spalti di bambini. Il punto è: perchè dei bambini di dodici anni, coordinandosi improvvisamente, esternano un insulto gratuito verso l’avversario? Onestamente non credo nemmeno lontanamente che i piccoli bianconeri abbiano un istinto del genere nè tantomeno una tale capacità di associarsi per un atto simile. Qualcuno li ha guidati, qualcuno li ha pilotati verso questa azione. E’ chiaro, non può essere altrimenti.

E’  qui che emerge la contraddittorietà di questa scelta: il problema non sono i bambini (che non sono piccoli ultras come molti li hanno definiti) ma coloro che sono entrati insieme a loro in curva e li hanno portati ad essere additati dal resto d’Italia come “uguali ai grandi”. Chi erano queste persone? Perchè erano li? Queste sono le domande che la società Juventus deve porsi, poichè la grande intuizione che ha avuto è stata, in parte, rovinata da qualcuno che di certo non aveva la la stessa idea di “bambini allo stadio“. In ogni caso, questo è l’ennesimo esempio di ciò che accade nel calcio italiano, dove l’insulto arriva prima del tifo, dove uno stadio è caldo se offende l’avversario e non se sostiene i propri colori. C’è chi dice che gli atti vandalici sono peggio dei cori, altri che ritengono gli insulti atto di discriminazione, altri ancora che accusano di razzismo ecc, ecc…

La verità è una: se le società (in primis) ed i tifosi contestassero ed isolassero le “mele marce” della PROPRIA SQUADRA invece di nasconderne le malefatte accusando GLI ALTRI di fare di peggio, il nostro calcio “guarirebbe” in tempo record. All’estero questo succede, nonostante qualche sporadico incidente. E non venite a raccontarci che in Bulgaria le cose vanno peggio: in un Paese dove il calcio è un mezzo di aggregazione di tale portata e che ci rende protagonisti in Europa e nel mondo, non ci si può ammazzare l’un l’altro per il tifo. Il giorno in cui vedrò tifosi, avversari, “nemici” sul campo andare a bere una birra ed incamminarsi verso lo stadio insieme, allora capirò che il nostro calcio è guarito. Fino ad allora, rimaniamo in coma, con la speranza di non diventare malati terminali.

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