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Finalmente Natale, un anno di Serie A va in archivio in attesa della ripresa dopo la sosta, in particolare di quella che tutti indicano come la “partita dell’anno”, in programma il 5 di gennaio tra la capolista Juventus e l’imbattuta Roma. Saranno quindi feste all’insegna dello sfottò tra le due tifoserie, entrambe esaltate dalle prove su campo delle due squadre in questa prima parte di campionato.

JUVENTUS GRINCH Siamo tutti testimoni dell’incredibile luce bianconera che si riverbera su questo campionato per il terzo anno consecutivo. Numeri da capogiro per la compagine degli Agnelli: 46 punti in 17 incontri, 39 gol fatti e 11 subiti, alla 9° vittoria consecutiva. Una squadra, quella bianconera, capace di oscurare persino il campionato delizioso della Roma di Rudi Garcia e che, escluse le prove in Champions League ad inizio stagione e i quindici minuti finali di Firenze contro la Fiorentina, non avrebbe nulla da rimproverarsi. E’ quindi una Juventus direttore d’orchestra in Italia, i bianconeri fanno il bello e il cattivo tempo nella nostra Serie A e nessuno sembra in grado di poter mettere in discussione il suo strapotere; i 5 punti sulla Roma pesano eccome, soprattutto alla luce di quanto successo ad inizio campionato, il fatto che Conte e i suoi siano riusciti a ribaltare la classifica in un paio di mesi è roba da almanacchi e merita i giusti riconoscimenti, come ha detto Garcia ieri intervistato da Radio1 “La Juventus ha un treno infernale”. Una Juventus “Grinch” quindi, che anche quest’anno ha deciso di sottrarre a tutti il campionato, lasciando di fatto solo le briciole alle contendenti.

BANDA GARCIA Il ritorno dei giallorossi dopo un periodo di chiaroscuro, Garcia ha denunciato i mali di questa squadra, del resto avere infortunati nel medesimo periodo Gervinho, Totti e Destro si fa sentire e non poco, la mancanza di alternative (soprattutto nel reparto offensivo) di livello rappresenta una defezione che, alla lunga, porterà via qualche punto. In particolare la Roma non può fare a meno del talismano Gervinho, l’uomo di Garcia, l’ex Arsenal è semplicemente imprendibile, dribbling e velocità aldilà dell’umana concezione, l’eventuale crescita di questo giocatore potrebbe spostare davvero gli equilibri di una Serie A depredata di sè dalla Juventus. Non dimentichiamoci che il 2014 porterà in dote i turni di Coppa Italia, l’impegno infrasettimanale che quest’anno mancava ai capitolini, se è vero che la secondo parte di 2013 è stata esaltante per gli uomini di Garcia sarà altrettanto difficile continuare sulla medesima rotta nel 2014, l’anno in cui i giallorossi sono chiamati alla consacrazione e a mettere i bastoni tra le ruote alla Juventus di Conte.

BAGARRE CHAMPIONS Dietro le prime della classe è lotta serrata, Napoli, Fiorentina e Inter, “una poltrona per tre” parafrasando il film tormentone di questo periodo dell’anno, con i partenopei e i viola in vantaggio sugli uomini di Mazzarri. Il Napoli è la squadra più attrezzata della Serie A dopo la Juventus, soltanto il super campionato della Roma avrebbe potuto mettere in discussione il secondo posto dei partenopei, la mancata qualificazione alla fase a eliminazione diretta della CL ha fatto male e non poco a Benitez e ai suoi. Una squadra, quella partenopea, capace di grandissime prove, dotata di gran classe e di un attacco formato da vere e proprie bocche di fuoco. IL 4-2-3-1 di Benitez, modulo spregiudicato e moderno, è al tempo stesso croce e delizia degli azzurri, se da una parte il Napoli entusiasma con il suo calcio offensivo dall’altra si possono registrare difetti strutturali sulla linea mediana, i due chiamati al sacrificio (Inler e Beherami) alle volte si trovano infatti oberati di lavoro e mal supportati da un reparto difensivo non all’altezza di cotanto attacco. Il mercato di gennaio potrebbe riservare qualche sorpresa in tal senso.

Capitolo viola, una Fiorentina sempre più corsara con l’avanzare del tempo e l’aumento delle defezioni, la squadra gigliata è lontana parente della meravigliosa realtà in salsa Tiki-Taka ammirata l’anno passato, l’impegno di Europa League, affrontato sempre con la massima dedizione, e le modifiche apportate con il mercato estivo hanno modificato i piani di Montella, costretto a fare a meno fin da subito di Mario Gomez. In tal senso è molto difficile comprendere appieno quali siano i veri limiti di questa squadra, capace di grandi partite come di smarrirsi da un momento all’altro soprattutto in fase difensiva, il ritorno del panzer tedesco potrebbe rivelarsi decisivo per la posizione di Rossi, l’italo americano si ritroverebbe infatti ad avere molti più spazi da poter sfruttare. L’aver raggranellato così tanti punti in Serie A (+1 rispetto l’anno passato) pur senza Gomez, Ilicic, con un Pizarro a fase alterne senza lasciar perdere la Europa League è da considerarsi un traguardo notevole. Ai posteri l’ardua sentenza, i viola daranno filo da torcere a tuttti fino alla fine per il terzo posto.

L’Inter di Mazzarri e Thohir, ovvero l’esotico che avanza, 31 punti in 17 partite, 3 in meno rispetto all'”annus horribilis” 2012/13 di stampo Stramaccioni, come il predecessore Mazzarri è riuscito nell’impresa di vincere nel derby per 1-0 e di battere la Fiorentina in casa per 2-1. L’inter è già una creatura del proprio tecnico, il gioco attuato è molto simile a quello del Napoli degli anni scorsi, grande compattezza difensiva con corazzieri pronti a tutto e ripartenze veloci sulle fasce (Nagatomo, Jonathan) o al centro con gli strappi di Guarin e Alvarez. Quello che manca a questa squadra è un attaccante vero, a Napoli li tecnico livornese aveva Cavani, qui Palacio, uno è un bomber, l’altro un’ottima seconda punta. A Mazzarri serve un attaccante che sappia aprire gli spazi e dare profondità, l’apporto di Milito è quanto mai dubbio vista l’età e le condizioni di salute, Icardi potrebbe essere il tassello giusto Wanda permettendo. Quello che lascia pensare è la posizione di Guarin, il colombiano è il vero incursore dell’Inter, nelle ultime partite, sia a Napoli che nel derby, il suo contributo è stato fondamentale, privarsi di un elemento ottimo per far spazio ad un altro potenzialmente dello stesso livello ma che non ha ancora calcato i campi di Serie A sembra un rischio di cattivo gusto. Sarà un 2014 difficile per i nerazzuri, Mazzarri ha dimostrato ancora poco, soprattutto quanto a scelte tattiche e gioco, l’aver “restaurato” Jonathan e Alvarez, ovvero più di 20 mln spesi in cartellini, lo rende poco più di un normale stipendiato.

LE INGRIGITE Lazio e Milan, rigorosamente in ordine di classifica. I biancocelesti con 20 punti in 17 apparizioni rappresentano l’ennesima scommessa persa da Lotito, una squadra svuotata di se stessa e che sembra non riconoscersi più nel suo tecnico. Il parafulmine della gioventù, tante volte sventolato dallo stesso presidente, deve essere accantonato per il bene della squadra, che denuncia limiti tecnici e tattici imbarazzanti soprattutto in difesa. In attacco molto fumo e pochissimo arrosto, del resto non avere una riserva di livello e presentarsi in Serie A con Klose unica punta è quanto meno avventato, soprattutto se quest’ultimo è costretto a lottare contro tutto e tutti nemmeno fosse un novello Don Chisciotte. Onazi e Keita sono lampi di luce in un mondo di tristezza, i due giovanotti  si danno da fare e bene, Lotito e Tare devono iniziare già a programmare il prossimo campionato, e per farlo devono ripartire proprio dal settore giovanile biancoceleste, uno dei migliori in Italia; il tutto ovviamente senza dimenticare l’impegno di Europa League e Coppa Italia, veri e propri obbiettivi sensibili di un’annata quanto mai drammatica.

Infine il Milan, versione zombie. Barbara Berlusconi e Galliani pensavano di poter andare avanti frustando un pò il corpo ormai senza vita di una squadra che, almeno dalla scorsa stagione, si trascina e non poco lungo tutta la penisola. Tutti sul banco degli imputati, a partire dalla società, Allegri, i giocatori e i tifosi. Una volta si parlava di metodo Milan, come di una squadra capace di “raddrizzare” le teste più calde, adesso sembra che questo modo di fare abbia abbandonato Milanello, troppe incomprensioni soprattutto in società e una capacità di gestione dello stress deficitaria che sembra esser stata ereditata dalla politica; senza contare la campagna acquisti totalmente fallimentare del diavolo. Allegri, prima di essere allenatore del Milan, è un uomo d’onore dell’azienda di Berlusconi, ai microfoni ripete sempre la solita cantilena sperando che si avveri , purtroppo non è così e, in linea di massima, si becca sempre le critiche un pò da tutti. Del resto anche i migliori strateghi dei tempi andati troverebbero difficoltà a mettere in campo gente del calibro di Costant, Birsa, Zapata e Bonera; è quindi chiaro come i rossoneri non siano attrezzati per affrontare una Serie A come quella di quest’anno, tanto meno la Champions League. Il calcio dimentica il passato, vive di presente e si sfama di futuro, l’invito che viene fatto all’ambiente rossonero è quello di cercare di mettere da parte i fasti dei tempi andati e di voltare pagina, con conseguente spargimento di cenere sul capo e bagno di umiltà.

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