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E’ seduto accanto a Fabio Capello e Pep Guardiola ma la differenza rispetto a quando siede in conferenza stampa alla vigilia delle partite non si nota affatto. Antonio Conte non è intimidito dalla presenza di due mostri sacri e, da Dubai dove domani dovrebbe ricevere il Globe Soccer Award come miglior allenatore del 2013 battendo proprio Don Fabio e Pep,il tecnico bianconero non smette nemmeno un attimo di pensare alla sua Juventus.

RITORNO AL FUTURO- In particolare Conte spiega subito di non aver ancora digerito l’eliminazione dalla Champions League: “L’amarezza per essere usciti dalla Champions in quel modo, senza giocare l’ultima partita, rimane ed è tanta. Dopo due anni in cui siamo cresciuti tantissimo adesso dobbiamo avere per forza l’obiettivo di crescere anche a livello internazionale. Comunque ora abbiamo tre traguardi, campionato, Europa League e coppa Italia, e dobbiamo puntare a raggiungerli tutti e tre, non ne scelgo uno in particolare”. Dopo aver glissato sul suo futuro “non mi importa, ho solo la Juve in testa”, il tecnico bicampione d’Italia ripercorre il passato: “Ho sempre avuto un rapporto forte coi miei allenatori, parlavo spesso con loro per capire ogni aspetto del gioco, capire cosa mi chiedevano e cosa potevo fare. Poi dai trent’anni in poi cominciavo a dare suggerimenti ai miei compagni in campo. Ho avuto la fortuna di confrontarmi coi migliori allenatori della mia epoca tranne Capello, questo mi ha agevolato”.

LA COMPRENSIONE- Conte svela anche un curioso retroscena del suo metodo, così si scopre che oltre a martellare, interroga i suoi: “Quando giocavo, non avendo grandi mezzi tecnici, ho puntato tutto sulla corsa, sul sacrificio. A volte in campo mi trovavo la palla tra i piedi e non sapevo che farne, non sapevo a chi darla. Per questo, ora da allenatore, cerco soluzioni per aiutare quei ragazzi che non hanno la fortuna di avere grandi doti tecniche. Dico spesso ai miei giocatori di essere curiosi, di chiedermi perché proviamo un determinato schema o perche pretendo un particolare movimento. Voglio che capiscano perché lavoriamo in un certo modo, perché se un ragazzo capisce il motivo del lavoro, si sente coinvolto e lo fa più volentieri”.

LA SOCIETA’ E L’INNOVAZIONE- Tutti lo guardano, tutti lo ascoltano, addirittura Guardiola lo segue affascinato e Conte svela che, il supertecnico catalano, ha rappresentato un modello per lui e la Juventus: “Pep è stato un esempio importante per noi e per la nostra idea di calcio, lo abbiamo studiato a lungo, sia lui, sia il suo Barcellona. L’importante è avere una società solida e di qualità, come i giocatori. Così si ottiene credibilità presso i propri calciatori”. Infine, dopo che ieri Buffon aveva invocato un cambio delle regole, anche il tecnico salentino dice la sua sul futuro del gioco: “Mi piacerebbe avere più sostituzioni a disposizione e più uomini in panchina, così si gestirebbe meglio la stagione. Il time-out? Ce ne vorrebbe uno per tempo, per me è fondamentale comunicare coi miei calciatori”.

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