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turone

Juventus-Roma porta con sé molti ricordi amari. Tra i più dolorosi c’è la sfida del 1981, meglio ricordata come la gara del “gol di Turone”.  Lo stesso protagonista, Maurizio Turone, ha raccontato ai microfoni de “Il Corriere dello Sport” le sensazioni in vista del big match del 5 gennaio tra bianconeri e giallorossi.

Sorvoliamo pure sul gol. C’era la Juventus, c’era la Roma. Quando s’incontravano, era guerra santa.
“Non esattamente. Forse più tardi. In quel periodo era una partita simile a qualsiasi incontro tra grandi squadre. Noi della Roma vivevamo l’occasione come un derby o come andare ad affrontare il Milan, per esempio».

Poi le cose sono cambiate. Anche per merito, o per colpa, di quella giornata?
«Può darsi. Secondo me è soprattutto cambiata la dimensione della Roma. All’epoca le due squadre venivano da storie troppo diverse. La Juventus era sempre stata una potenza, la Roma era su un piano inferiore. Gli incontri successivi hanno cominciato a caricarsi di storia, la storia di una rivalità appena nata».

Oggi che cos’è Juventus-Roma?
«Quello che era nel 1980. Una sfida che vale lo scudetto. Più importante per la Roma che per la Juve. I bianconeri sono una macchina, se vincono se ne vanno. Come allora, la Roma insegue. Come allora, può vincere la partita. Perché ha personalità, gioca veloce, è equilibrata e ha Totti. Quando sta bene, Francesco fa la differenza».

Conte ormai si conosce. Garcia le sembra bravo?
«Non conosco i suoi metodi. Mi piace il modo in cui fa giocare la squadra. Quei movimenti rapidi, quel possesso palla con lo sguardo piantato sull’area avversaria sono in un certo senso innovativi per il calcio italiano. Ma la Roma in cui giocavo io era già all’avanguardia. Parliamo di possesso palla? Noi tenevamo in mano il gioco per un’ora a partita. E’ stato Liedholm il primo a spiegare: se noi abbiamo il pallone, non ce l’ha l’avversario. Il numero uno in assoluto. E poi la mentalità offensiva, la squadra che si apriva a ventaglio quando riconquistava l’inziativa. Anche Eriksson giocava così, anche Garcia e il calcio moderno in generale si rifanno a quelle idee. Liedholm ha inventato tutto più di trent’anni fa. Anche in questo sono stato fortunato. Ho avuto compagni eccezionali e due maestri come allenatori, Liedholm e Rocco».

Prima di augurare felice anno alla Juve e alla Roma mettiamo in chiaro una volta per tutte: il gol era valido?
«Vede che torniamo sempre lì?».

E’ vero, ma siamo onesti. Non fosse per quella partita oggi si direbbe: ti ricordi Turone? ah, sì, era bravino.
«Lo ammetto. Infatti ogni volta che se ne parla io mi riprometto di star zitto e poi parto. Certo che il gol era valido e trovo persino ridicolo discuterne ancora. Che si vadano a cercare testimonianze del contrario. Nessuno di noi ebbe il minimo dubbio in quel momento. Io arrivavo da dietro, non potevo essere in fuorigioco. Quando l’arbitro annullò pensammo che a essere in posizione irregolare fosse Pruzzo, che mi aveva appoggiato di testa il pallone».

E niente scudetto.
«Il campionato non finì lì. Si giocarono altre due giornate. Mi pare che anche in una delle partite successive della Juve sia accaduto qualcosa. A Napoli, se non sbaglio».

Forse all’ultima giornata contro la Fiorentina. Ci fu chi protestò per due interventi nell’area della Juve.
«Appunto. Chiudiamo qui la questione, per favore».

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