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conteIeri al margine dell’evento Globe Soccer Awards il tecnico della Juventus Antonio Conte ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano torinese “Tuttosport” nella quale racconta a tutto tondo la sua esperienza da allenatore: “Un’onorificenza che mi inorgoglisce e per la quale ringrazio soprattutto i miei giocatori. Se ho vinto questo premio il merito è da spartire con i miei ragazzi, su questo non ci piove”.

GLI OBBIETTIVI FUTURI –  “C’è ancora tantissimo da lavorare, il percorso è molto lungo, perché per arrivare all’apice Fifa bisogna conquistare i trofei internazionali più importanti come hanno fatto, per esempio, Guardiola e Mourinho. Dunque rimbocchiamoci le maniche e andiamo a prenderci nel 2014 il trofeo europeo che ci è rimasto, ovvero l’Europa League la cui finale si giocherà proprio allo Juventus Stadium. Poi, dalla prossima stagione, nuovo assalto alla Champions League. L’eliminazione di Istanbul brucia ancora forte, l’amarezza è grande e resta, però quella partita di fatto non l’abbiamo giocata, non era un incontro di calcio.  Io voglio vincere tutto. Il terzo scudetto di fila che, guarda caso, mi permetterebbe di eguagliare i record di Capello con il Milan e di Guardiola con il Barcellona, e naturalmente la Coppa Italia. Anche in questo caso sarebbe un primato: potremmo essere la prima squadra italiana ad andare in doppia cifra in questa competizione. L’Europa League, a prescindere dalla finale nel nostro stadio, ha comunque un’importante valenza per la conquista di punti per fare tornare in alto il calcio italiano nel ranking Uefa. Gli avversari europei sono più che mai agguerriti e competitivi. Dobbiamo lavorare sodo per recuperare le posizioni perdute e che ci competono storicamente”.

I MODELLI DEL PASSATO (E DEL PRESENTE)  –  Sono un po’ condizionato dalla mia juventinità. Dico Trapattoni, Lippi, Sacchi, Bearzot e Capello. Capello è l’unico grande mister con il quale non ho avuto la fortuna di lavorare quand’ero giocatore. Lo guardo e mi chiedo come sia riuscito ad andare avanti così a lungo e così bene. Chissà mai se ce la farò io..Guardiola ha un anno e mezzo meno di me e ha già vinto, da allenatore, due Champions League, tre Mondiali per club e altrettante Supercoppe d’Europa… Ma soprattutto è stato un innovatore, uno degli artefici delle grandi rivoluzioni del calcio mondiale a livello di tattica e di possesso pallaSe proprio devo essere sincero, ho ripensato a quando ho centrato la mia prima promozione dalla serie B alla A con il Bari l’8 maggio 2009, giorno della festa patronale di San Nicola: anche in quel caso i giocatori mi sollevarono e mi lanciarono varie volte in aria in segno di giubilo e io mentre volavo dicevo tra me e me: speriamo che nessuno di loro si sposti, altrimenti mi fracasso a terra…”.

SCELTA DI VITA E SCELTA DI MODULI – “Deciso da giocatore, sulla trentina. Il mio desiderio di allenare era forte e a quell’età devi usare la testa, il cervello, la mente là dove non arrivano più le gambe. Io correvo e pensavo alle difficoltà da superare quando hai qualche problema con la gestione della palla. La ricerca delle soluzioni mi è servita da tecnico per preparare meglio i miei giocatori e convincerli di quello che chiedo, aiutandoli a non perdere quei palloni che a me, invece, avevano portato via. Non ordino, faccio capire. A me piace studiare il calcio e vedo un’evoluzione continua, non c’è soluzione al progresso anche nel giocoLa mia prima idea alla Juve è stata il 4-2-4, poi sono passato al 4-3-3 perché ho avuto a disposizione un gioiello come Andrea Pirlo a cui ho affiancato due centrocampisti esterni giovani dotati di grande corsa. Poi sono passato al 3-5-2 per avere un uomo in più a centrocampo. L’importante è non fossilizzarsi, essere elastici. o mi confronto quotidianamente con i miei giocatori. Ci tengo a essere rispettato al massimo e il rispetto lo puoi conquistare solo con il dialogo. Io spiego un’idea e se qualcuno non capisce lo invito a dirmelo così torno a ripetergliela finché non gli entra in testa. E’ molto più facile per un mio calciatore giocare volentieri dopo che gli ho spiegato bene cosa intendo che lui faccia, piuttosto che esprimere un concetto “tout court”, senza fornire chiarimenti come fosse un ordine, soltanto perché io sono l’allenatore e gli altri devono adeguarsi. Se così fosse, creerei malumori nel gruppo. Il tecnico deve cucire un vestito con il materiale che gli viene fornito dal committente. Come il sarto, anche il tecnico deve saper esaltare i pregi e cancellare i difetti dell’abito, cioè la squadra, che sta preparando in base alla rosa che ha”. 

Infine il tecnico bianconero  evita  qualsiasi discorso su Juventus-Roma  dicendo di girare le domande di mercato a Beppe Marotta: Di mercato non parlo, chiedete a Marotta, a gennaio vorrei non partisse nessuno”.

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