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Il Mondiale si avvicina sempre di più e le nazionali fremono all’idea di affrontarsi nella patria “adottiva” del calcio. Tanti dubbi ancora per quanto riguarda la composizione delle rose, ma ci sono dubbi anche sulla squadra di direttori di gara pronti a partire per il sud-america. Assicurare la regolarità dei match è da sempre compito arduo, specialmente quando gli arbitri sono additati come primi colpevoli per la sconfitta dell’una o dell’altra squadra. Certo è che al Mondiale tutto si raddoppia, la gloria così come la pressione e lo stress in caso di errori. Assicurare uniformità di giudizio per quanto riguarda i casi più “bollenti” non è semplice, specialmente quando si ha a che fare con direttori di gara che provengono da culture calcistiche diverse: come saranno valutate trattenute, falli di mano, fuorigioco ed uscite dei portieri? Francesco Ceniti della Gazzetta dello Sport ha chiesto alcune delucidazioni a Massimo Busacca, tra i migliori fischietti del recente passato ed al momento designatore FIFA. Ecco un breve estratto della sua intervista, molto interessante al fine di comprendere il metro di giudizio che gli arbitri utilizzeranno durante la competizione di giugno:

Busacca, quando si conosceranno gli arbitri del Mondiale?
“Entro un paio di settimane”.

Rizzoli e Rocchi sono gli italiani in lizza. Possono sperare entrambi oppure per ragioni geopolitiche ci sarà un solo arbitro per Nazione?
“Le valutazioni sono fatte in base alla qualità: non c’è nessuna regola che vieti allo stesso Paese di avere più atleti”.

Le nuove direttive sul fuorigioco non hanno aiutato gli assistenti: non è troppo chiedergli di valutare una posizione di fuorigioco, poi aspettare e vedere se la palla arriva a quel giocatore e infine calcolare la distanza di un metro e mezzo per segnalare l’eventuale interferenza di un attaccante?
“La storia del metro e mezzo è stata riportata male… Quando abbiamo affrontato la discussione sulle nuove direttive, si era cercato di codificare una distanza per determinare il possibile disturbo di un attaccante sul difensore che effettua una giocata. Si è partiti dal caso Camoranesi: sta correndo a circa 4/5 metri dal suo marcatore, che interviene e fa autogol. Ci siamo chiesti: Camoranesi gli dà fastidio? La nostra risposta è stata “no”. Questa è la base per dire che ci deve essere un movimento che disturba, un tentativo di contendere la palla, un gesto che possa far pensare a un intervento. Se un giocatore non fa nulla anche se è a 50 centimetri non interferisce e quindi non c’è fuorigioco. Viceversa pure a due o tre metri può essere attiva la sua posizione. E poi c’è la questione del portiere”

Prego, ci dica pure.
“Ultimamente molti tecnici piazzano sulle punizioni dei giocatori in fuorigioco di partenza, a circa 5/6 metri dal portiere. Ecco, a quella distanza interferiscono, perché possono impedire l’uscita e l’esatta valutazione della traiettoria del pallone. Altro che metro e mezzo: quando c’è il portiere bisogna allargare il campo per valutare l’interferenza”

Valutazioni da fare in pochi secondi, non è meglio introdurre la moviola in campo?
“La moviola spezza il ritmo e non dà certezze, ci sono episodi che rivisti al replay danno luogo a valutazioni diverse anche tra arbitri. Allora è meglio lasciare che sia una persona a decidere in diretta, secondo una realtà irripetibile”.

Oltre al fuorigioco ci sono altre regole spesso sulla graticola. Iniziamo con la tripla sanzione: non si può mitigare?
“Ne abbiamo discusso, ma al momento resta. Comprendo le proteste dei portieri: cercano di fare il loro mestiere, tentando di tuffarsi con le mani in uscita bassa. Se non prendono il pallone arriva quasi sempre il rigore, l’espulsione e la successiva squalifica. Per modificare la regola bisognerebbe trovare un equilibrio: davanti a un gol certo il rosso mi sembra il minimo”.

Sulle trattenute come la mettiamo?
“Il difensore sa bene che il regolamento vieta di tenere la maglia o le spinte. Il calcio è un sport di contatto e quindi non basta appoggiare le mani per commettere un fallo da rigore, ma se le utilizzo mi prendo un rischio. L’arbitro non può valutare l’entità di quella spinta e dovrà giudicare in base all’azione”.

Altra zona grigia: i falli di mano. La Fifa è per punirli quasi tutti?
“Non è vero, devono essere valutati. Anche qui ogni tanto sento che ci sarebbero distanze minime e massime. Il parametro base per valutare la punibilità è la congruità del movimento: posso stare a 5 metri, ma se compio uno stacco che comporta il braccio un po’ più largo senza aumentare volume in modo scaltro, allora non ha senso sanzionarlo. Viceversa anche a mezzo metro posso in modo furbo allargare un gomito non perché voglia colpire la palla, ma solo per il fatto di sapere che quel movimento rende più complicato il compito dell’attaccante”.* 

Abbastanza chiara, dunque, la posizione dei “piani alti”: tutto può essere interpretabile a seconda dello svolgimento dell’azione, poichè non esistono canoni fissi per stabilire la volontarietà o meno di un fallo o di un intervento. Più o meno è però definita la linea da seguire: occhio ad aprire le braccia in maniera scomposta e dimenticatevi di trattenere gli avversari in area di rigore. Chiaro cari italiani? Speriamo che anche i fischietti azzurri si conformino a queste decisioni quanto prima, in modo da non far rimanere i ragazzi di Prandelli a bocca aperta in caso di “scherzetti” come quelli riservati a Juventus e Napoli in Champions League.

*Fonte: www.gazzetta.it

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