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bomber serie a

Klose decide il big match Lazio-Inter, Gilardino sbaglia un rigore ma è il match winner di Genoa-Sassuolo, Toni realizza una doppietta e fa volare il Verona, Kakà fa 101 con il Milan, l’Udinese è in crisi e si appella a Di Natale che però annuncia il ritiro. La Roma viene surclassata dalla Juventus, ma Totti non era al 100%.

Sembra il 2000 ma in realtà sono passati 13 anni e in serie A i protagonisti non sono cambiati, il tempo non è mai passato. Chiamiamoli giocatori d’esperienza, vecchi leoni, attaccanti di razza o semplicemente bomber d’annata, il bilancio non cambia. Il campionato italiano vive ancora dei guizzi dei vari Gilardino, Toni, Amauri, Gilardino, Klose, Lodi, Kakà, Di Natale e Totti. E almeno per tre di questi attaccanti si parla addirittura di Nazionale (ma solo perché Klose è tedesco).

In molti hanno elogiato la rinascita di Luca Toni che a 36 anni viaggia su medie gol vissute 5-10 anni fa o di Alberto Gilardino che continua a scoccare la sua freccia anche nel Genoa, nonostante le numerose richieste dall’estero. E che dire di Klose, Di Natale e Totti? La loro presenza è fondamentale, il tedesco ha toccato un pallone nella sfida di lunedì sera ed è stato decisivo, mentre il Capitano non al meglio nella sfida allo Juventus Stadium non è riuscito a dare il suo contributo alla causa giallorossa, così come Di Natale entrato in un tunnel di mediocrità che lo ha spinto a dichiarare la fine della sua carriera e l’Udinese ne risente, basti vedere la classifica. Eppure sono ancora lì, pronti, combattivi, nonostante le tante primavere sul groppone sono in grado di fare ancora la differenza e la loro assenza pesa più di tutti.

E i giovani? Le promesse pronte a rinverdire il nostro campionato? I vari Insigne, El Shaarawy, Florenzi, Gabbiadini, Longo, Muriel, Sansone e Nico Lopez? Tutti spiazzati, alcuni infortunati altri accantonati ma sicuramente tutti oscurati da coloro che già da tempo sono protagonisti e che ancora una volta hanno rubato la scena. Fa specie analizzare un dato del genere, ma sembra proprio che i nostri giovani nonostante lo spazio ricevuto (v. Insigne) non riescano a dare quella spinta giusta per trasformarsi da talenti a certezze. Ma a cosa è dovuto tutto ciò? E’ inutile negarlo il livello tecnico generale si è abbassato e di molto, ma la pressione resta fortissima. Partite come Chievo-Cagliari o la stessa Lazio-Inter hanno dimostrato la pochezza del nostro campionato in un festival di errori grossolani e imprecisioni varie e non vedere in partite del genere qualche giovane pronto a spaccare il mondo è il segno dei tanti errori fatti dall’intero movimento italiano. Ma forse per avere una risposta ancora più chiara è semplicemente necessario analizzare due situazioni tipo.

Il brasiliano Kakà è sempre stato irriconoscibile in Spagna e in tanti avevano criticato l’ennesima “operazione nostalgia” della società rossonera. Dopo quasi 5 mesi il responso è assolutamente positivo. Il trequartista è ritornato ad essere importante e decisivo, non è il fenomeno che lasciò Milano nel 2009 ma tra i vari De Jong, Constant e Nocerino, la sua classe svetta. Nell’Inter la situazione è chiara: bocciato Belfodil, Icardi svagato, Mazzarri ha riposto le sue speranze nella coppia Milito-Palacio, 65 anni in due.

Ah cara vecchia serie A…

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