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Allegri (PP)

Massimiliano Allegri e il Milan: la storia di un amore mai sbocciato. Tante, tantissime le volte in cui l’ormai ex tecnico rossonero è stato esonerato, se non nei fatti, da dichiarazioni presidenziali  o dirigenziali. Solo Galliani lo ha voluto e sempre sostenuto, fino alla tragedia sportiva di Reggio Emilia dove, evidentemente, oltre al’ultimo atto dell’era Allegri si è consumato anche il sorpasso definitivo nell’universo Milan di Barbara Berlusconi ai danni dell’amministratore delegato, che pure dovrebbe occuparsi in esclusiva della gestione tecnica. Il divorzio ufficiale di stamattina è solo la concretizzazione di una sfiducia rinnovata a più riprese al tecnico livornese.

Non è mai piaciuto a Berlusconi (Silvio) che almeno da due anni provava a convincere Galliani a puntare su un cambio di guida tecnica, a mettere un milanista sulla panchina del Milan. Questo, forse, il peccato originale di Allegri, quello di non aver mai vestito la maglia rossonera, fatta eccezione per una tournée amichevole. Ma ciò che la famiglia Berlusconi non ha mai apprezzato è il gioco proposto dal tecnico, troppo difensivo nell’opinione presidenziale. A questo si aggiunga che l’ala del marketing, gestita da Barbara Berlusconi (o almeno così doveva essere), lo ha sempre identificato come un uomo di Galliani, un segnale di continuità non gradito con un passato vincente ma che si sta palesemente cercando di mettere alle spalle. Il girone disastroso concluso ieri in casa del Sassuolo poi ha fatto il resto.

Difficile dire se le colpe siano davvero tutte di Max Allegri. Non va dimenticato che “Acciughina”, come lo chiamavano affettuosamente a Milanello, si era presentato benissimo in rossonero vincendo lo Scudetto al primo colpo, interrompendo l’egemonia dell’Inter  e rischiando, con una squadra all’altezza, di bissarlo l’anno successivo quando si arrese solo alla prima imbattibile Juventus di Antonio Conte. E’ stato anche il primo però, come gli imputano i tifosi milanisti, a non far vincere un campionato a Ibrahimovic. Da quel momento in poi, Allegri si è trovato spesso a dover fare le nozze coi fichi secchi. La sua squadra non è mai stata veramente competitiva dopo la partenza dello svedese e di Thiago Silva e, aver ottenuto l’accesso in Champions nella passata stagione, può essere  considerata un’impresa.  Nessuna scusante, se non un mercato estremamente deficitario, per la stagione in corso. Il primo vero fallimento di Allegri, cui hanno contribuito però (e tanto) le schermaglie societarie. Difficile ottenere risultati se non si sa nemmeno con chi confrontarsi all’interno della società e se, come ormai appare palese, una buona fetta di quella società attende da due anni il momento giusto per comunicarti l’esonero.

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