SHARE

berlusconi-milan

Allegri da questa mattina non è più l’allenatore del Milan. Fatale gli è stata la sconfitta di ieri sera contro il Sassuolo nella nebbia di Reggio Emilia e l’esonero, paventato già nella notte subito dopo la partita, è diventato reale in mattinata. L’esonero nella storia del Milan di Berlusconi però non è certo una consuetudine; i tecnici licenziati dalla società rossonera infatti nei 27 anni di gestione sono stati solo 5, una statistica che va certo controcorrente rispetto alla fama di “mangiaallenatori” che  molti presidenti italiani si portano dietro.

Il primo esonero della gestione Berlusconi si verificò un anno dopo il suo arrivo in società, e la vittima fu  un insospettabile: Nils Liedholm, uno dei personaggi più importanti della storia rossonera e in generale del calcio italiano del secolo scorso, nonché uno di quelli trasversalmente amati. Liddas, tornato al Milan da tre stagioni dopo aver riportato lo scudetto a Roma, fu esonerato nell’aprile del 1987, al termine di un Milan-Sampdoria 0-2, quando mancavano sei giornate al termine. Arrivò Fabio Capello, tecnico della Primavera: interregno felice, che si concluse con lo spareggio-UEFA proprio contro la Sampdoria (vinto per 1-0, gol di Massaro ai supplementari), e che aprì le porte all’avvento del Grande Milan di Arrigo Sacchi.

Nonostante il primo esonero portò sostanzialmente bene, per quasi un decennio via Turati lasciò tranquilli i propri allenatori. E ci mancherebbe, peraltro, visto gli irripetibili successi prima di Sacchi e poi di Capello, tornato al timone nel 1991, questa volta come coach a tutti gli effetti. Dopodiché, tocco a Oscar Washington Tabarez, il maestro uruguaiano che tuttavia si rivelò troppo tenero per un Milan di vecchi pirati decadenti dopo anni di successi in giro per il mondo. E, soprattutto, non piaceva a Silvio Berlusconi. Il primo dicembre del 1996, dopo il 3-2 di Piacenza, Galliani a malincuore fu costretto a rimuovere Tabarez e salutare il Sacchi-bis. Per il Milan fu un disastro, tra l’eliminazione col Rosenborg e le sei sberle dalla Juventus di Lippi. Il Milan finì decimo e restò fuori dalle coppe per la prima volta per demeriti tecnici.

Altri quattro anni e mezzo e fu il turno del terzo esonero in corsa. Alberto Zaccheroni, un altro mai amato dal capo, esaurì in fretta il bonus conquistato per il più imprevedibile degli scudetti rossoneri, quello del 1999, vinto in rimonta sulla Lazio – a dire il vero, anche in quel caso Berlusconi si prese il merito per aver consigliato a Zac di giocare con Boban dietro le punte. Un po’ per l’ostinazione a voler giocare con la difesa a tre e un pò per un gioco che non esaltava Silvio Berlusconi, Zac fu esonerato nel marzo del 2001 dopo uno scialbo pareggio a Bergamo e l’ottavo posto in graduatoria. Al suo posto l’accoppiata di padri pellegrini Cesare Maldini-Mauro Tassotti: il Milan chiuse sesto e riuscì a rifilare sei  gol rifilati all’Inter nello storico derby dell’11 maggio 2001.

Un 2001 che vide cominciare la sua avventura milanista FatihTerim che iniziò bene la stagione, vincendo un bel derby e conquistando l’affetto dei tifosi, ma non sopravvisse alla sconfitta per 1-0 contro il Torino in novembre e, soprattutto, alla voglia matta di Galliani di riportare a casa Ancellotti. Anche in questo caso, la mossa si rivelò fortunata: il Milan del 2001-2002 chiuse solo al quarto posto in campionato e fu eliminato in semifinale di Coppa UEFA dal Borussia Dortmund, ma si preparava già a diventare la squadra destinata a dominare il calcio continentale per le successive cinque stagioni.

SHARE