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Uno spettro aleggia sulle teste di molti allenatori. Ha lo stesso peso di un’incudine e ha già mietuto alcune vittime d’eccezione. Cosa hanno in comune Andrè Villas Boas, Massimiliano Allegri e Stefano Pioli? Dire che sono stati tutti esonerati non basta. I tre, chi più chi meno,  sono stati contattati da Franco Baldini, prima che passasse al Tottenham, e Walter Sabatini, andando vicini dal diventare  tecnici della Roma.  E tra questi ce n’è da annoverare anche un altro, ovvero Walter Mazzarri, anche se nel suo caso l’esonero non è ancora arrivato. Questi allenatori hanno scelto di guidare altre squadre nelle quali, possiamo per quasi tutti dirlo con certezza, hanno avuto vita breve.

LO SPECIAL TWO E IL DOPPIO ESONERO- Tutto si consumò a partire da tre estati fa. La prima bandiera americana era stata infilzata sul suolo di Trigoria e la priorità per le new entry Baldini e Sabatini era trovare una guida tecnica per la società giallorossa. L’ex dg di Capello impazziva fortemente per un giovane ragazzo, tecnico del Porto, allievo e pupillo di Mourinho. Andrè Villas Boas era l’allenatore più ambito d’Europa. Le corti inglesi erano pronte ad accoglierlo a braccia aperte. Non c’era spazio per l’offerta della Roma, declinata con cortesia. Dopo quel suo rifiuto per il portoghese sono iniziati anni un po’ turbolenti. Prima l’esonero con il Chelsea, poi quello con gli Spurs. Il tutto condito da qualche sporadico tentativo da parte dei giallorossi di chiamarlo nel Bel paese, anche dopo l’addio di Luis Enrique. Niente da fare. Il tecnico dal ciuffo rosso scelse di tentare la strada del successo in Premier, proprio come aveva fatto il suo mentore. Per il momento possiamo dire che non ci è riuscito.

TRISTI E ALLEGRI- Storia più recente questa. Sembrava mancare solo l’ufficialità. Tutto era pronto. Allegri è il nuovo tecnico della Roma.  Allegri ricostruirà la squadra giallorossa reduce da anni disastrati. Allegri è l’allenatore giusto. Ma, proprio quando la valigia è chiusa e il biglietto aereo nella tasca, la telefonata di Silvio ferma tutto. Allegri ci ricasca. Non resiste alla tentazione e, dopo una cena in quel di Arcore,  rimane alla corte di un presidente a cui non è mai andato a genio. Preferisce stare al Milan, con la fiducia ai minimi, piuttosto che cambiare aria. Ma quegli scricchiolii diventano fratture, le goccia d’acqua tempesta. E Allegri in sei mesi si ritrova esonerato, senza la sua amata panchina rossonera, alla quale si è aggrappato fino all’ultimo. E vedere che dall’altra parte, quella disdegnata, si procede a gonfie vele forse farà accrescere al caro Allegri i rimpianti.

LA VITTIMA PASSIVA- Nessun rifiuto altezzoso, nessuna scelta verso una squadra più blasonata. Niente di tutto questo per Pioli. Fosse stato per lui alla Roma ci sarebbe venuto di corsa. Anche tre anni fa, quando era il primo indiziato a diventare allenatore della Roma, prima che il fascino delle Asturie travolgesse i dirigenti giallorossi. Poi di accostamenti ne vennero fatti anche dopo, inclusa quest’estate. La sua “colpa”, se tale vuole chiamarsi l’essere vittima di una sinistra maledizione, è stata solamente quella di essere stato contattato per la panchina. Ed ecco che anche Pioli viene esonerato, nel corso di questa stagione, dal Bologna. Imparziale e vendicatrice, la maledizione non guarda in faccia a nessuno.

LA SCELTA DI MILANO- L’addio al Napoli di Mazzarri ha sguinzagliato molti dirigenti italiani sulle sue tracce. L’allenatore toscano è stato molto vicino alla Roma sei mesi fa, quasi quanto Allegri, ma poi la sua scelta è ricaduta sull’Inter, altra squadra in ricostruzione. Ma più che ricostruire il tecnico dovrebbe fare un miracolo. I nerazzurri infatti sono ben lontani dalla zona Champions e ultimamente mostrano uno scarso periodo di forma.  Dopo aver rifiutato di proseguire con i Partenopei, Mazzarri ha snobbato anche la Capitale. Roma e Napoli però non si mangiano le mani. Lui invece?

 

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