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Omofobia, razzismo, xenofobia: sembrano ampiamente passati i periodi tristi in cui atteggiamenti come questi erano la regola. Dopo anni e anni di lotta, sacrifici, persone che hanno dato la vita per far sì che le cose cambiassero, anche nell’attuale mondo cosmopolita, globale, aperto e senza confini perdurano episodi di ignoranza e discriminazione. Si è parlato più e più volte di questi argomenti, di quale sia la causa e se siano puniti o no nella maniera adeguata, ma qual è il ruolo della tecnologia moderna in tutto ciò? Ha una qualche utilità nel combattere episodi discriminatori o è soltanto un canale per alimentare odio e violenza?

L’ex attaccante del Liverpool Stan Collymore, ora commentatore, ha manifestato la sua opinione a riguardo in seguito al match tra i Reds e l’Aston Villa. Dopo aver accusato Suarez di essere un simulatore, è stato attaccato da più utenti sul suo profilo Twitter in maniera piuttosto pesante:

Nelle ultime 24 ore ho ricevuto diverse minacce di morte, sono stato degradato per la mia razza, e molti di questi account sono ancora attivi. Perché? Io accuso Twitter in maniera diretta, per non aver fatto abbastanza per combattere i messaggi di odio di stampo razzista/omofobico/sessista, i quali sono tutti illegali nel Regno Unito. Molte forze di polizia sono state fantastiche, Twitter non lo è stato. Sono costernato.”

Le parole di Collymore sono molto forti, e sono comprensibili alla luce delle offese ricevute, tutte visibili poiché retwittate dal commentatore. Ma la domanda è ancora una volta la stessa: è colpa di Twitter o dell’ignoranza delle persone? Che ruolo può avere il social network per rieducare una minoranza (si spera) della popolazione che ancora si abbassa ad atteggiamenti così infami e degradanti? L’intervento della polizia delle West-Midlands, che già sta indagando sull’accaduto, porterà quasi certamente all’identificazione e alla punizione dei colpevoli, ma il problema di “rinfrescare” la cultura e l’atteggiamento di parte della popolazione è una questione ben più importante che, se non portata all’attenzione quanto prima, difficilmente permetterà di prendere provvedimenti e di uscire dall’attuale immobilismo. In Italia abbiamo dimostrazioni di ciò ogni domenica: si spera che in Inghilterra o in qualsiasi altro Paese afflitto da problemi come questo, si possa trovare quanto prima una soluzione. Una soluzione drastica, che possa partire dallo sport e diffondersi a macchia d’olio in tutti gli ambiti in cui il colore della pelle o l’orientamento sessuale sono ancora considerati una valida scusa per offendere, denigrare, discriminare ed odiare.

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