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Arsene-Wenger

 “Fosse per me abolirei subito la finestra di mercato di gennaio. Firmerei subito per cancellarlo, il mercato invernale è di basso profilo, c’è un’attività ridotta. Succederà qualcosa ma solo negli ultimi tre giorni, come sempre”.

Queste le parole del manager dell’Arsenal Arsene Wenger, pronunciate soltanto pochi giorni fa. La critica del tecnico francese va a sommarsi a quelle di numerosi altri dirigenti e allenatori che, già da giugno, protestavano contro finestre di mercato troppo ampie e trattative prolungate che influivano inevitabilmente sul loro lavoro. Nessuno, però, si era spinto così in là, arrivando addirittura a proporre l’abolizione di un’opportunità di mercato così importante. Riparazione per le squadre più in forma, vera e propria ancora di salvezza per quelle compagini in crisi di risultati, martoriate da infortuni o ansiose di dare una svolta alla loro stagione, il mercato di gennaio è da tutti atteso come simbolo del “giro di boa” che divide in due la stagione. Non è certo il momento più adatto per colpi ad effetto o epici cambi di maglia, ma tutto sommato è sempre in grado di regalare trattative estenuanti, colpi di scena e qualche acquisto interessante in grado di fare la differenza. Insomma, tutte le emozioni del calciomercato possono raddoppiarsi ma, ovviamente, possono disturbare chi con i giocatori ci lavora quotidianamente e deve costantemente distogliere l’attenzione dalle voci di mercato e focalizzarsi sulle partite da giocare. Wenger, a quanto pare, potrebbe benissimo fare a meno del mercato invernale. Ma che Arsenal sarebbe stato senza gli acquisti da lui effettuati nel gennaio degli ormai quasi 18 anni alla guida dei Gunners? Proviamo a ricordare alcuni degli ingaggi più celebri, ragionando su come sarebbe potuta cambiare la storia dell’Arsenal senza il mercato invernale.

Già nella stagione 1996/97, anno di insediamento del manager francese, l’Arsenal si mosse a gennaio per un attaccante che, nel periodo di tempo in cui vestì la maglia dei Gunners, regalò non poche soddisfazioni ai supporters. Si trattava di un giovane Nicolas Anelka, autore, tra il 1997 ed il 1999, di 23 gol in 65 partite giocate e guidando l’Arsenal alla vittoria di diversi trofei. L’acquisto costò appena 550 mila sterline, per poi fruttarne ben 23milioni nell’estate del ’99. Un’operazione assolutamente vantaggiosa sia dal punto di vista economico che sportivo, che senza il mercato invernale non avrebbe mai potuto avere luogo. Nel gennaio 1998 arriva dall’Inter un altissimo attaccante nigeriano, costato circa 6 milioni e mezzo di euro: Nwankwo Kanu. Nonostante non giochi spesso da titolare, Kanu realizza 35 gol in 119 partite, contribuendo alla vittoria di due Premier League e due FA cup. Proseguendo nel tempo, senza dimenticare l’anno 2002 in cui Wenger ingaggia per poco più di 180mila euro quello che sarà una colonna della difesa per anni, Kolo Tourè, arriviamo alla stagione 2003/2004: all’Arsenal arriva un trequartista spagnolo, prelevato dal Siviglia per 20 milioni di euro (e meno male che a gennaio non si spende). Antonio Reyes non segna tantissimo (solo 16 gol) ma si toglie la soddisfazione di vincere una Premier, una FA Cup e di giocare una finale di Champions League, persa poi contro il Barcellona. Con il tempo viene sempre più oscurato dal giovane Cesc Fabregas ma, nonostante la cifra forse eccessiva investita, le sue prestazioni sono state di certo utili al vecchio volpone Arsene. Wenger, tutto sommato, le sue spese invernali ha continuato a farle e di certo non a caso: nella stagione 2005/2006 arrivano ben tre giocatori, che diventeranno parte integrante del sistema di gioco dei Gunners: per 10milioni e mezzo arriva Theo Walcott dal Southampoton, 10 milioni vengono dati al Monaco per Emmanuel Adebayor e gli ultimi tre sono investiti per Abou Diaby. Inutile soffermarsi sulla qualità di questi giocatori e sull’apporto che hanno dato (o che danno ancora nel caso di Walcott e Diaby) alla causa dell’Arsenal: monsieur Wenger deve ancora una volta ringraziare, oltre che il suo occhio per gli affari, anche la finestra di mercato invernale. Il tempo passa ma gli acquisti proseguono: nel 2009 è la volta di Arshavin, pagato 16miloni e mezzo e autore fino allo scorso anno di reti e giocate magiche che hanno fatto innamorare i tifosi, mentre nella stagione 2010/2011 viene “riportato a casa” l’attuale maggiore talento a disposizione del manager, Aaron Ramsey. E se Arsene Wenger volesse protestare dicendo che i 10 milioni spesi lo scorso gennaio per Nacho Monreal li avrebbe volentieri risparmiati, come non ricordargli l’esplosione dell’Emirates quando due anni fa Thierry Henry tornò a segnare davanti al suo pubblico cinque anni dopo aver lasciato l’Arsenal? Sicuramente sono emozioni che valgono ben più di un qualsiasi Monreal, con tutto il rispetto per il terzino spagnolo e per i soldi che è costato.

Questo piccolo excursus nei meandri del mercato dell’Arsenal è un po’ un racconto per ricordare tempi lontani e forse dimenticati, un po’ un rimprovero per chi ora rifiuta il piatto in cui finora ha mangiato ma, ovviamente, è un discorso che va preso con le pinze. Un conto è dire di essere contrari ad una determinata regola, ma opporvisi al punto da non cogliere i vantaggi che essa offre può portare in breve tempo dall’idealismo alla follia. Wenger ha le idee chiare e le ha sempre avute, ma anche lui ha spesso approfittato del mercato invernale, un mercato che più volte  è stato tutt’altro che “di basso profilo e dall’attività ridotta”, come da lui sentenziato pochi giorni fa.

 

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