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pazzini

La vittoria in rimonta di ieri del Milan al Sant’Elia contro il Cagliari ha messo in luce, se ancora ce ne fosse bisogno, tutte le contraddizioni della rosa della squadra rossonera. Una rosa che schierata ieri col solito 4-2-3-1 ha prodotto 4/5 palle gol nel primo tempo senza riuscire a concretizzare, e che ha subito il gol sul primo grave svarione individuale. Un undici quindi che dimostra voglia di riprendersi e levarsi dalle sabbie mobili della “parte destra” della classifica, ma che paga la mediocrità di alcuni suoi elementi. Anche sotto il piano caratteriale il Milan ieri non è riuscito a svegliarsi al gol subito, anzi le discrete trame di gioco viste nel primo tempo hanno lasciato spazio al gioco del Cagliari che quasi quasi riusciva pure a raddoppiare in due o tre occasioni, magari sfruttando un’altra disattenzione difensiva, se così vogliamo chiamarla. La svolta arriva nell’ultima mezz’ora quando esce l’abulico Robinho ed entra Pazzini. Esatto Giampaolo Pazzini, l’uomo che non ci si aspetta. Non respirava l’atmosfera della Serie A da quella fatale gara di Sassuolo, dove entrò nel finale e, complice una lunga assenza e una condizione ancora non eccelsa, non riuscì a dare il suo contributo alle speranze di rimonta rossonera.

Il Milan si risveglia e negli ultimi dieci minuti ribalta il risultato con Balotelli e proprio Pazzini, sempre capace di crearsi l’occasione giusta praticamente dal nulla. La rincorsa ora è riaperta, il quinto posto dell’Inter è a meno cinque e riuscire a raggiungere tale posizione avrebbe dell’incredibile per come si erano messe le cose. Le due vittorie di fila, la prima volta in stagione, restituiscono certo fiducia e l’arrivo di un giocatore di esperienza internazionale che ha vinto tanto come Essien regala a Seedorf un’ altra valida alternativa in mezzo al campo, ma questo non basta. A livello tattico urge trovare un ruolo a Pazzini che ora come ora non può essere relegato in panchina; col Torino tra una settimana Balotelli sarà squalificato e il Pazzo sarà per forza di cose in campo, ma anche in presenza di SuperMario Seedorf non può permettersi di tenere fuori un giocatore col fiuto del gol dell’ex Inter e Sampdoria. Fiuto del gol di cui il Milan ha bisogno come il pane, imbottito com’è di mezze punte che col gol non hanno certo un rapporto privilegiato e, tra parentesi, ieri si è visto bene. Capacità di creare occasioni da gol anche dalla polvere di cui Massimiliano Allegri ha dovuto fare a meno per tutto il girone d’andata, e anche questo, nei giudizi futuri, dovrà essere un elemento da tener conto.

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