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La stagione del Napoli si era aperta in un contesto di entusiasmo generale: un mister dallo spessore internazionale, acquisti di talento, la convinzione di poter lottare sin da subito per traguardi ambiziosi. La folla oceanica che si era riversata a Dimaro, in occasione del ritiro estivo, testimoniava la voglia dei tifosi di vedere da vicino questi nuovi personaggi, così sponsorizzati e che racchiudevano le speranze di un’intera città. Il Napoli ha iniziato alla grande ed alla grande hanno risposto i tifosi, sempre presenti e pronti a sostenere la squadra in casa come in trasferta. Poi, però, arrivano le prime battute di arresto: le sconfitte con Roma e Juventus, i pareggi con Sassuolo e Udinese, la débâcle in casa con il Parma. I veri tifosi si vedono nel momento del bisogno, ma oggi, dopo il pareggio con il Chievo, in molti si chiedono se le loro speranze fossero ben fondate: la Juve è ormai irraggiungibile, la Roma non accenna a fermarsi ed il Napoli deve guardarsi le spalle da una Fiorentina mai doma. E’ già finita l’ondata di entusiasmo che trasportava squadra e tifoseria? Già tramontato l’orgoglio delle prestazioni con Arsenal e Borussia Dortmund? Analizzando con cura la situazione si cercherà di dimostrare il perché questo dilagante disfattismo sia non solo deleterio, ma anche affrettato ed immotivato.

IL GIOCO – Molti “esperti” o presunti tali si sono dilettati a criticare le ultime prestazioni del Napoli, ritenendo che la squadra di Benitez non abbia un gioco o che, addirittura, abbia sbagliato la preparazione estiva visto che i giocatori in campo non riescono a rendere dal punto di vista atletico. Iniziamo da quest’ultimo punto: osservando le partite del Napoli, la prima cosa che risalta chiaramente è la posizione degli esterni. Insigne, Callejon e Mertens, alternati a seconda delle partite, nella fase di non possesso occupano una posizione arretrata, marcando i terzini o gli esterni avversari. Non appena la squadra azzurra entra in possesso, essi scattano in avanti, non facendo mai mancare l’apporto alla fase offensiva, per poi recuperare in copertura ogni singola volta. Lo stesso è da dire per i terzini, con Maggio su tutti che si applica in entrambe le fasi. Non dimentichiamo Higuain, che pressa costantemente sui portatori avversari, accompagnato talvolta dal trequartista di turno. Il Napoli non corre? Al contrario! Anzi, non solo corre, ma i giocatori hanno una tale resistenza da far ricorrere Benitez al cambio solo intorno al 70′ di gioco. Per quanto riguarda il gioco, c’è da analizzare la manovra azzurra per comprenderne i problemi. Il possesso palla dei partenopei coinvolge metodicamente tutti i giocatori, allargando e stringendo il gioco in base ai movimenti degli avversari. La qualità del palleggio si è significativamente abbassata con l’infortunio di Zuniga, rendendo difficile ai centrali di difesa l’appoggio su Maggio o Armero, che non fanno certo della gestione della palla il loro punto di forza. L’imprecisione sulla trequarti, evidenziata dallo stesso tecnico spagnolo, è la chiave per comprendere la sterilità dell’attacco contro le squadre che si chiudono: i movimenti sono fatti alla perfezione, ma l’ultimo passaggio spesso è sbagliato. Questa imprecisione non solo causa problemi di attacco ma, poiché la squadra azzurra porta tanti uomini nell’area avversaria, è il principio scatenante dei contropiedi avversari, che più volte vedono la difesa trovarsi in inferiorità numerica. Il problema, dunque, non è il gioco, ma la qualità delle giocate. Bisogna, quindi, lavorare sugli interpreti o acquistarne dei nuovi: in entrambi i casi, ciò richiede tempo

ACQUISTI – In tanti hanno storto il naso quando a giugno arrivarono Mertens e Callejon, e, se Higuain aveva dalla sua un palmarès che ne esaltava le qualità, i tifosi del Napoli hanno dovuto imparare ad apprezzare la solidità di Albiol ed i riflessi di Rafael solo osservandoli sul campo. Eppure già in estate in tanti urlavano al presidente di aprire il portafoglio, accusandolo di arricchirsi alle spalle dei tifosi: poi arrivò il Pipita, ed i contestatori si placarono. Adesso siamo alle solite: il presidente lucra, il tifoso paga, gli altri comprano ed il Napoli attende. Ciò che i tifosi devono capire, è che la musica è cambiata rispetto ai tempi di Reja e Mazzarri. Benitez sceglie scrupolosamente gli interpreti migliori per il suo gioco e, se ritiene inadatti i giocatori che ha in rosa, cerca di studiare con la dirigenza azzurra le soluzioni migliori per accrescere il potenziale della squadra. Il presidente è stato chiaro sin dall’inizio: diamo fiducia al mister, bisogna avere pazienza ed i risultati arriveranno. Benitez in sei mesi ha trasformato Armero e Maggio in terzini, Hamsik in jolly di centrocampo, ha chiesto ed ottenuto giocatori di valore, ma trasformazioni di questa portata, ostacolate dagli infortuni, hanno bisogno di tempo per dare i loro frutti. Se il mercato è attendista, è perché i bersagli sono pochi: il Napoli cerca la qualità e, con il mercato che gira in questo periodo, la qualità costa. Nessuno si libera gratis dei suoi gioielli e, se il costo non rientra nei parametri, tanto vale aspettare, proseguendo nella virtuosità economica che ha reso gli azzurri gradualmente competitivi. Conta la qualità, non la quantità: non si faranno acquisti tanto per, a costo di non comprare nessuno. Qualcuno arriverà, ma pressare affinché si compri giusto per spendere i soldi non aiuta chi sta diligentemente e scrupolosamente lavorando in un mercato mai così difficile.

RISULTATI – Terzo posto, fuori dalla Champions, ancora in corsa in Coppa Italia ed Europa League. Forse a inizio campionato in molti sarebbero rimasti delusi da una situazione del genere. Ancora una volta, però, c’è da vedere come sono maturati questi risultati. In Champions il Napoli difficilmente avrebbe potuto fare di più: 12 punti, vinte tutte le partite in casa, trionfo a Marsiglia, sconfitte in casa di Arsenal e Dortmund. Se all’inizio della competizione si fosse chiesto a tifosi e giornalisti di firmare per un risultato del genere, in pochi avrebbero rifiutato. Alla fine il Napoli è uscito, ma dire “a testa alta” è quasi riduttivo. Delle volte conta più il morale che il risultato: questo è uno di quei casi, ed i tifosi devono tenerlo a mente. In campionato siamo di fronte a prestazioni sontuose di due squadre fortissime: Roma e Juventus stanno dimostrando di aver trovato l’equilibrio giusto (la Juve ormai da tre anni) e difficilmente perdono punti. Il centrocampo è la loro marcia in più, risultando decisivo sia in appoggio agli attaccanti che nella fase difensiva (difese quasi impenetrabili). Il Napoli è dietro, troppi punti persi per strada. Perché? Anche se si rischia di essere ripetitivi, bisogna ribadirlo: il sistema di gioco è completamente stato rinnovato. I giocatori hanno cambiato atteggiamento, posizioni in campo e modo di affrontare la partita. Calciatori provenienti da campionati stranieri stanno lentamente adattandosi ai ritmi della Serie A e, come promesso dal Presidente, nuovi acquisti per puntellare la squadra arriveranno quanto prima. Benitez parla di 75%: in questa percentuale è racchiusa la comprensione e la compenetrazione nei nuovi schemi di gioco, l’adattamento alle nuove direttive, la coesione di squadra e la sincronia con i compagni. Tutto ciò non è facile e, per perfezionare meccanismi così sofisticati, c’è bisogno di pazienza. I tifosi devono continuare a supportare la squadra e, soprattutto, la società, che tanto ha fatto negli anni e tanto ancora fa per far sognare il popolo napoletano. Se è vero che ciò che forse manca di più a questa squadra è lo spirito battagliero e l’agonismo che magari Roma e Juventus ostentano al meglio, bisogna rendersi conto che ora i partenopei hanno una nuova anima, che deve coinvolgere dirigenti e tifosi. I risultati arriveranno, ma bisogna attendere ed essere pazienti: se è vero che ogni partita deve diventare come una battaglia, la prima cosa è avere fiducia nel generale. Lo spirito verrà temprato, i soldati inquadrati nei ranghi e con il tempo, battaglia dopo battaglia, l’esercito azzurro avrà la sua chance di vincere la guerra.

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