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Quante volte vi è capitato di affrontare un argomento calcistico e trovare davanti a voi qualcuno che la pensasse all’opposto? Come se un calciatore avesse due personalità distinte, da una parte fenomeno, dall’altra bidone. Anche nella redazione di MaiDireCalcio accade ciò e così un po’ per diletto un po’ per conoscere le idee dei nostri utenti abbiamo deciso di lanciare la rubrica “Dr Jekyll e Mr Hyde”, uno spazio a quattro mani dove si analizzerà l’argomento principe degli ultimi giorni e si cercherà di valutarne i pro e i contro, il buono e il cattivo, lo yin e lo yang, il giusto o lo sbagliato, il bello o il brutto, insomma un’analisi a 360 gradi. Per questo primo numero l’oggetto di discussione è Mateo Kovacic. Presentato come talento fulgido del calcio europeo il croato sta trovando difficoltà ad imporsi nell’Inter di Mazzarri. Di chi è la colpa? Del mister toscano o del centrocampista ancora troppo acerbo? Cerchiamo di analizzare il gioco e le capacità tecnico-tattiche di Kovacic dopo la sfuriata di Walter Mazzarri che nel primo gol della sfida contro la Juventus ha dato la colpa in diretta tv al centrocampista, reo di non aver marcato a dovere Andrea Pirlo.

CONTRO

Quando si parla di Mateo Kovacic far precedere qualsiasi tipo di considerazione da alcune basilari premesse è d’uopo. La prima è il 6 maggio 1994, data di nascita del talento croato.  Eccola la seconda, il talento. Innegabile che alla voce qualità tecnica il curriculum del giovane Mateo tocchi il suo punto più alto. Terza e ultima (anche in senso cronologico), Mazzarri ha sbagliato ad attribuirgli pubblicamente la responsabilità del fallimento dello Juventus Stadium. Ma le attenuanti per Kovacic finiscono qua. Arrivato esattamente un anno fa per la discreta somma di 11 milioni di euro più 4 di bonus (che difficilmente saranno raggiunti) con il fardello di essere l’erede di Zvone Boban, in questo anno Kovacic al di là di un discreto dribbling e ottimi piedi,  ha mostrato davvero poco. Innanzitutto, ad oggi se esiste nel pianeta qualcuno che conosce il vero ruolo del 10 nerazzurro è un fenomeno. Già, perché Kovacic ha giocato da regista, da mezzala e da trequartista senza mai lasciare il segno, mai un acuto, mai una prestazione tale da convincere Stramaccioni prima e Mazzarri poi a puntare forte su di lui. Forse perché oggi un ruolo ancora non ce l’ha. Per essere un regista porta troppo palla, dovrebbe far girare la squadra con geometrie rapide e avere un senso della posizione che non ha. Per essere una mezzala gli mancano inserimento e capacità d’interdizione, mentre se il suo sogno è essere un trequartista dovrebbe quantomeno pressare il regista avversario, avere un cambio di passo che mostra solo a sprazzi e, soprattutto, arrivare qualche volta al tiro (gli 0 gol in 34 partite nerazzurre la dicono lunga). Ma quello che meno convince di Kovacic è l’attenzione, fondamentale per un centrocampista. Contro la Juve è mancata proprio quella a Mateo prima nel non seguire i dettami tattici di Mazzarri, poi nel non accorgersi del taglio alle sue spalle di Lichtsteiner (sono tre anni che la Juve usa questo schema). Ok, non era compito suo marcare l’esterno bianconero ma si sa il taglio è di chi lo vede, quindi essendo l’unico a poter vedere lo svizzero (invece guardava solo la palla)a quel punto doveva seguirlo lui e non si dica che non è nelle sue caratteristiche perché un centrocampista che non copre non può giocare in serie A. Aspettarsi che un ragazzino da undici milioni di euro faccia una chiusura, una, appare quantomeno lecito, ritrovarselo dopo un anno senza nemmeno un ruolo preciso invece è davvero preoccupante.

 di Simone Perrotta

A FAVORE

“Mi aspettavo che Kovacic fosse stato messo nelle condizioni giuste per fare una grande gara, doveva essere l’uomo in più quando si attaccava. La gara era stata pensata giocatore contro giocatore, avrebbe vinto la gara chi avesse vinto più duelli.” Le parole di Walter Mazzarri al termine di Juventus-Inter, parole più simili ad una sentenza, parole riecheggiate in un turbinio infinito di polemiche. In altre circostanze un attacco diretto di queste proporzioni da parte di un allenatore avrebbero causato  la gogna pubblica e tecnica del calciatore ma, almeno per questa volta, tutto ciò non è avvenuto. Merito in parte della fama del buon Walter che, nonostante non perda occasione per smentire questa “diceria”, ha dimostrato per l’ennesima volta di essere inadeguato al lavoro con i giovani. Perdere nettamente su uno dei campi più difficili d’Europa e addossare le colpe su uno dei pochissimi talenti della squadra (ancora 19enne) non ha fatto altro che rafforzare questa tesi. Ma la maggior parte dei meriti vanno soprattutto al ragazzo che, nonostante gli ultimi terribili 12 mesi vissuti dall’Inter, si sta comunque imponendo come uno dei giovani più stimati del panorama calcistico europeo. Visione di gioco, progressione palla al piede, tempi di recupero e grande abilità nel servire i compagni con entrambi i piedi: qualità che il giovane Mateo ha in abbondanza e che, ovviamente, dovrebbero consentirgli di giocare da playmaker basso davanti alla difesa. Anche a causa dell’ “ingombrante” presenza del senatore Cambiasso, il croato è stato spesso dirottato dal proprio allenatore in quasi tutti i ruoli della mediana senza mai concedergli la giusta fiducia viste le solo 8 partite giocate dal primo minuto e la media inferiore ai 45’ minuti per match. L’occasione di farlo agire in quel ruolo gli è stata barbaramente concessa al cospetto del centrocampo più forte d’Italia e , checché ne dica il tecnico di San Vincenzo, i risultati non sono stati così disastrosi. Facendo un analisi dettagliata del match, al di là del gol di Lichtsteiner (responsabilità da spartire equamente tra Juan Jesus e Nagatomo), restano due considerazioni da fare: la prima è che la più grande occasione nerazzurra è partita proprio dai piedi del ragazzo con una delle sue proverbiali ripartenze palla al piede (un pregio per un play e non un difetto), e servizio comodo comodo per Palacio che ha clamorosamente sciupato e in più aver portato a casa la miglior percentuale di passaggi realizzati (38 su 40), anche meglio di sua maestà Andrea Pirlo (64 su 76). Il paragone con quello che rappresenta sicuramente il Top in assoluto degli ultimi 10 anni in quel ruolo sembra doveroso, anche perché ritroviamo diverse analogie. Come sta accadendo con Kovacic, anche il primo anno rossonero di Pirlo non fu proprio esaltante anche per una collocazione tattica che tardava ad arrivare. Da lì nacque l’intuizione di Ancelotti di abbassare il bresciano sulla mediana concedendogli un più ampio raggio d’azione ma soprattutto mettendogli al fianco giocatori del calibro di Gattuso e Seedorf, con tutto il rispetto non proprio Taider e Kuzmanovic. Per dimostrare ancora di più le sue qualità anche Kovacic avrebbe bisogno di una squadra più equilibrata, che a turno va in pressione sul portatore di palla avversario, compatta tra i reparti e con una condizione fisica tesa a migliorare il collettivo ed esaltare le qualità del singolo, non è vero Walter?

di Raffaele Guida

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