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lavagna tattica

Per anni il 3-5-2 è stato considerato uno schieramento obsoleto, sintomo di iper- difensivismo e “piano di battaglia” da adottare solo da parte delle squadre cosiddette piccole. Negli ultimi anni, però, il trend, sembra essersi invertito, almeno in Italia. Molti pensano che la rivoluzione tattica sia da attribuire a Conte che, nel 2011, appena arrivato alla Juventus, si trovò in rosa due interni di centrocampo, Vidal e Marchsio, e un regista, Pirlo, e nessun esterno degno di questo nome. Decise così di abbandonare il suo 4-2-4 costruendo, di fatto, la squadra su quel centrocampo. Il 3-5-2, però, era già da tempo diventato il marchio di fabbrica di un altro allenatore italiano, Walter Mazzarri. La salvezza con la Reggina nel 2007, dopo esser partito da -11; le buone stagioni alla Samp; l’arrivo al Napoli, anche se, finchè rimase Lavezzi, il modulo sembrava più un 3-4-2-1 con Hamsik che, spesso e volentieri, diventava il quinto di centrocampo. E infine l’Inter di quest’anno; sempre il 3-5-2 come piano tattico.
Eppure gli schieramenti di Conte e Mazzarri difficilmente possono essere accomunati. Poco tempo fa l’allenatore del Napoli Benitez, in un intervista prima di una gara di Champions, aveva chiarito il punto qui in esame; chiestogli ripetutamente dai giornalisti, in seguito a risultati non proprio brillanti, il perchè della decisione di giocare sempre con il 4-2-3-1, l’allenatore spagnolo aveva risposto che tante squadre in Europa giocavano con quel modulo ma ognuna lo applicava in maniera differente. Non era dunque un problema di numeri ma di atteggiamento.
Analizzare il 3-5-2 significa proprio questo: analizzare l’atteggiamento oltre i numeri.

CONTE, POSSESSO ED INSERIMENTO Il credo tattico della Juventus di Conte è basato interamente sul possesso del pallone; in fase di non possesso la squadra tende ad essere molto corta e a fare molto pressing: l’obiettivo primo è la riconquista della palla. In fase di possesso la manovra non è velocissima, ciò perchè, come detto, il gioco deve sempre passare dai centrocampisti centrali. Del resto, avendo Pirlo in rosa, sembra difficile poter fare altrimenti. Per evitare che una marcatura a uomo su Pirlo possa imbrigliare del tutto i piani della Juventus, Conte ha affidato al centrale di difesa, Bonucci, il ruolo di vice- Pirlo nella fase di impostazione. L’aspetto interessante, nel modulo di Conte, è il ruolo dei due laterali. Solitamente il 3-5-2 ha proprio sulle fasce i suoi punti di forza; nella Juve, invece, le fasce non vengono tanto utilizzate come cursori ma, il più delle volte, si buttano nello spazio (vedi il goal di Liecthsteiner contro l’Inter). Si può dire che sia proprio la ricerca dello spazio e l’inserimento degli interni e delle ali ad essere il marchio distintivo della Juve di Conte. I punti di forza della Juventus si trasformano in debolezze in caso di ripetuto non possesso o di pressing a tutto campo. La doppia partita con il Bayern dell’anno scorso mise in evidenza proprio le deficienze di un’impostazione di gioco che fa del centrocampo il suo ingranaggio principale; il martellante pressing dei bavaresi e la gabbia su Pirlo impedirono alla Juve qualsiasi tentativo di impostazione.

MAZZARRI, ALI E RIPARTENZE A differenza di Conte, Mazzarri non ha mai considerato il giro- palla la base su cui costruire il suo piano d’azione. Ne è la dimostrazione il fatto che tutti i suoi centrocampisti fossero solitamente dinamci e forti fisicamente ma non proprio dotati di piedi finissimi. Le molteplici esclusioni di Kovacic quest’anno sembrano dimostrare tale considerazione; piuttosto che giocare con un pivot basso, Mazzarri preferisce avere in campo 3 interni che lottino su tutti i palloni. Due sembrano essere le caratteristiche di base delle formazioni di Mazzarri: il continuo gioco sulle fasce e la ripartenza. A differenza dello schema tattico di Conte, per Mazzarri le ali sono il fulcro del gioco; l’azione tipo dovrebbe partire da uno dei due laterali e dovrebbe concludersi col tiro a rete del laterale opposto. L’altro punto fisso è la ripartenza. Le squadre di Mazzarri solitamente difendono basse, portano otto uomini sotto la linea del pallone, lasciando solo le due punte in avanti. Come la palla viene riconquistata l’obiettivo è arrivare nella maniera più veloce possibile dall’altra parte del campo; al Napoli si sono viste le cose migliori, sotto questo punto di vista, grazie alle capacità atletiche di Lavezzi, Cavani e dei due esterni, velocissimi a creare la superiorità numerica in fase di contropiede.
Le deficienze di un approccio di questo tipo sono le deficienze di una squadra che accetta di non avere il possesso palla. Contro le grandi il piano riesce spesso e volentieri poichè, in contropiede, si trovano spesso gli spazi lasciati liberi; contro le piccole la situazione si fa più problematica. Non è forse un caso che il Napoli degli scorsi anni soffrisse in modo particolare squadre come il Chievo, capaci di aspettare per buona parte della partita difendendosi anche con tutti gli effettivi sotto la linea del pallone.

IL 3-5-2 IN EUROPA L’ultima considerazione riguarda l’oramai celebre discussione sulla proponibilità del 3-5-2 in campo europeo. Come scritto in precedenza, tutto dipende dal modo in cui si applica il modulo stesso. Alcune condizioni strutturali sono però da tenere in esame. E’ certamente vero, infatti, che con i 3 dietro si rischia di perdere un uomo in altri reparti. Se si analizzano le fasi di possesso delle maggiori formazioni europee si può notare come la maggior parte delle volte siano solo i due centrali di difesa a rimanere in copertura; per forza di cose, invece, con la difesa a 3 tutti e tre i centrali sono abbastanza bloccati. L’altra maggiore deficienza del modulo è che i laterali non hanno mai la sovrapposizione dei terzini; ciò ovviamente non succederebbe se si giocasse con il 4-4-2 o con il 4-3-3.
Seguendo il filo di queste considerazioni si può capire perchè il Napoli di Mazzarri abbia dato più soddisfazioni in Europa della Juve di Conte. Il 3-5-2 della Juventus funziona molto bene finchè la squadra tiene il possesso; come detto, il gioco è però abbastanza lento e non sempre in verticale. In Europa risulta però difficile mantenere il possesso se il giro- palla è lento; non è forse un caso che Conte, nelle gare con il Real, abbia quest’anno schierato un 4-3-3, con l’obiettivo di andare più in verticale e sfruttare maggiormente gli esterni.
Il Napoli del 2011- 2012 dimostrò invece di saper sfruttare la caratteristica principale che una squadra deve avere per giocarsela in Europa: la velocità.

Il bilancio che si può trarre da questa analisi è che, in Europa, il 3-5-2 soffre sicuramente di deficienze strutturali ma, in ogni modo, non sembra essere il modulo il problema principale. L’atteggiamento differente di Juventus e Napoli ha creato le basi per la debacle della prima ed i buoni risultati della seconda. Del resto, non bisogna dimenticare che anche il Barça sia stato qualche volta messo in campo con i 3 centrali difensivi; ciò non ha comunque influito sull’atteggiamento della squadra nè sulle prestazioni dei blaugrana.
In fin dei conti, aveva forse ragione Benitez quando diceva che bisogna andare oltre i numeri per analizzare il piano tattico di una squadra