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boateng kp

Dal moon-walk della festa scudetto alla cessione repentina ed inaspettata in Germania: l’esperienza di Kevin-Prince Boateng con la maglia del Milan si è conclusa senza troppi rimpianti, in un contesto che rendeva ormai inevitabile un cambiamento. La squadra di Allegri era in piena rifondazione e per Boateng non sembrava esserci più spazio, come le continue esclusioni del finale di stagione testimoniavano. Nuova esperienza per lui, di nuovo in Germania ma non senza qualche polemica: Jurgen Klopp, che già lo aveva allenato al Borussia Dortmund nel 2009, lo voleva nuovamente nella sua squadra, ma il calciatore ha preferito la maglia dello Schalke 04, arci-nemica dei gialloneri. Il popolo di Dortmund non gli ha perdonato questo “tradimento” ma, ormai, siamo abituati ad episodi del genere: d’altronde il calcio è un business travalica spesso le questioni di cuore o di onore, seppur con rarissime eccezioni.

Nonostante tutto, la nuova sfida sembrava eccitare l’animo guerriero di Boateng che, stimato molto dal tecnico Keller, scendeva in campo sin dal giorno successivo al trasferimento. Le scialbe prestazioni dell’ultima stagione rossonera sembrano distanti anni luce osservando l’intensità e la qualità delle sue prestazioni si dal primo momento: viene utilizzato come attaccante, esterno, trequartista e perfino mediano, ma la sua grinta si avverte sempre allo stesso modo sia in fase difensiva che offensiva. Un leggero infortunio lo tiene fuori per qualche partita, ma riesce in ogni caso a realizzare sei reti in 14 partite, oltre a numerosi assist. Ultimo gol, quello pesantissimo realizzato nello scontro diretto con il Wolfsburg, che ha permesso allo Schalke di raggiungere la zona Champions. Un giocatore diverso, che ha bisogno di sentire la fiducia di chi ha intorno; lui non è un gregario ma una star, ed in quanto tale deve ricevere attenzioni. Se messo in questa condizione, diventa un giocatore devastante, nonostante gli evidenti limiti tecnici e tattici. Questo clima era orma scomparso in casa Milan, clima che invece ne esaltava le qualità nell’anno dello scudetto. Adesso c’è una nuova squadra, con diverse ambizioni e dal diverso blasone, in cui si può imporre e rinascere dopo la crisi dello scorso anno. A poco contano le sue “lacrime amare” per la condizione attuale del Milan: sarebbe curioso sapere in quanti tra i tifosi rossoneri rimpiangono i suoi numeri così come i passaggi sbagliati, i doppi passi e le dormite in fase di copertura, gli inserimenti e le palle perse. Un giocatore dalle innegabili potenzialità, con una personalità esplosiva che incide sugli alti e i bassi delle sue prestazioni in campo. Ora sta cercando di imporsi, con ottimi risultati, nel suo nuovo “habitat”, ma con giocatori così i conti vanno fatti sempre nel lungo periodo.

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