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E’ ben recente la notizia secondo la quale Massimo Cellino, dopo aver tentato l’acquisto del Leeds, starebbe pensando di cedere il Cagliari e avrebbe quasi trovato l’accordo con lo sceicco Tamim Bin Hamad Al Thani, fondatore della Qatar Sports Investiments, per il controllo della Società isolana.

Il nostro sport preferito è ormai diventato un business a tempo pieno tra magnati con le tasche ricolme di dollari, interessi economici di vario genere e squadre di calcio quotate in borsa. Il Cagliari si adeguerebbe soltanto a quella che, come una moda, sta dilagando nel mondo dorato del pallone: Al Thani dovrebbe essere il terzo straniero proprietario di una squadra italiana dopo Pallotta alla Roma e Thohir all’Inter.

Molto spesso i petroldollari regalano, come auspicata conseguenza, un salto di qualità perenne tra le grandi d’Europa. E’ questo il caso di Chelsea, City e PSG che grazie all’apporto del Dio Denaro dopo anni di sofferenza e di apprendistato, si apprestano a dominare i palcoscenici europei delle prossime stagioni. Fair Play finanziario permettendo. Anche la Roma, dopo un paio di anni a vuoto, sta trovando la sua strada, così come forse accadrà all’Inter.

Ci sono però altri casi in cui gli investimenti e i progetti a lungo termine di personaggi che acquisivano squadre da calcio ma che con il calcio nulla avevano a che fare si siano rivelati dei grandissimi flop, seppur con inizi incoraggianti e promettenti. Indicative in tal senso sono le storie di Anzhi e Malaga, due club che credevano di aver trovato l’America ma che alla fine hanno fatto la figura di un Cristoforo Colombo qualsiasi, senza neanche mettere da parte un po’ di oro.

Partiamo dalla Russia, precisamente dal Dagestan. L’Anzhi nasce nel 1991 e debutta nella massima serie russa soltanto nel 1999. E’ un club di fascia medio-bassa che, fino al 2011, può vantare come miglior risultato in campionato un 4° posto che vale la qualificazione alla Coppa Uefa. Nel Gennaio del 2011 il magnate russo Kerimov vede nella squadra di Machačkala una potenziale fonte di milioni e decide di acquisirla per provare a portarla di peso nel calcio che conta. Il primo acquisto è letteralmente da urlo: viene contrattualizzato nientedimeno che Roberto Carlos, uno dei più forti terzini sinistri della Storia del calcio. Si, il brasiliano è ormai a fine carriera ma il nome fa ancora effetto e la pubblicità che ne riceve l’Anzhi è immensa. Carlos diventa subito il capitano della squadra (poi anche tecnico) e a lui nel mercato invernale si aggiungeranno i brasiliani Jucilei e Diego Tardelli, costati rispettivamente 10 e 5 milioni di euro. Le grosse spese di Kerimov sono però solo all’inizio: il mercato estivo porta in Dagestan giocatori quali Zhirkov, Dzsudzsák e, soprattutto, viene strappato all’Inter l’attaccante Samuel Eto’o che diviene in un battibaleno il calciatore più pagato di tutti i tempi con i suoi 20,5 milioni di ingaggio per tre anni di contratto.

Inevitabilmente la squadra inizia benissimo e si ritrova, dopo pochi mesi, seconda in classifica (anche se eliminata dalla Coppa di Russia dallo Zenit di Spalletti). Probabilmente è anche per questo piccolo passo falso che Kerimov decide di sollevare dall’incarico l’allenatore Gadzhiev, sostituito prima da un ritirato Roberto Carlos e poi dal russo Krasnozhan. Il vero colpo sulla panchina però arriva con l’ingaggio del grande tecnico olandese Guus Hiddink, che tra l’altro ricoprirà anche il ruolo di vice Presidente dell’Anzhi.  L’avvento di altri quattro acquisiti di livello come Christopher Samba, Lacina Traore, Lassana Diarra e Willian sembra aver ormai proiettato i russi nell’Olimpo del calcio mondiale. Tutto ciò si rivelerà, invece, solo una magra illusione.

Machačkala non è esattamente il posto più ospitale del mondo: la città non offre molte attrattive, lo stadio è decisamente piccolo e molti giocatori non vivono serenamente la situazione, mentre altri (come ad esempio Eto’o) scelgono di vivere a Mosca o nelle altre grandi città per poi attraversare chilometri su chilometri per un allenamento o una partita. L’insofferenza comincia a diventare palese. Hiddink lascia la squadra nel luglio del 2013, forse capendo che l’aria inizia a diventare pesante. Il Presidente di facciata, Remchukov, annuncia un drastico ridimensionamento degli stipendi e la cessione delle punte di diamante della squadra. Da quel momento in poi inizia l’esodo: tutti i giocatori precedentemente comprati per rendere una grande potenza l’Anzhi vengono messi sul mercato e rivenduti al miglior offerente. Attualmente, l’Anzhi naviga in zona retrocessione nel campionato russo e dovrà sudare sette camicie per cercare di salvarsi. Che cosa ha vinto in queste stagioni? Assolutamente nulla. E pensare che, fino a 2 anni fa, la squadra veniva additata come il team che avrebbe dominato la Russia e l’Europa nel giro di pochi mesi.

Avvicinandoci un po’ di più all’Italia dal punto di vista geografico, finiamo per raggiungere la Spagna, precisamente l’Andalusia. Il Malaga Club de Futbol è stato fondato nel 1904 e, in tutta la sua lunga storia, ha vinto soltanto una Coppa Intertoto nel 2002 (per intenderci, quella che vinse anche il Perugia di Cosmi). L’11 giugno del 2010 lo sceicco Abdullah bin Nasser bin Abdullah Al Ahmed Al Thani (eh si, indovinate un po’: il cugino di colui che vuole prendere per mano il Cagliari!) ufficializza l’acquisto della Società nella gioia generale. Anche per il Malaga il mercato sarà dolce e corposo: nel corso dell’esperienza spagnola dello sceicco arriveranno a Malaga Julio Baptista, Sergio Asenjo, il nostro Enzo Maresca, l’ex Bayern Martin Demichelis, il trequartista Diego Buonanotte, nonchè il bomber olandese Ruud Van Nistelrooy, il terzino Nacho Monreal, il talentuoso Isco, i centrocampisti Santi Cazorla e Jeremy Toulalan, oltre che il portiere Kameni e il centrale di difesa Mathijsen.

Il punto più alto di questi brevi anni di soddisfazioni il Malaga lo raggiungerà quando, sotto la guida dell’attuale allenatore del City Manuel Pellegrini, raggiungerà il piazzamento Champions nel 2012/2013 ed arriverà fino ai Quarti di Finale, eliminato all’ultimo secondo ed in maniera rocambolesca dal Borussia Dortmund di Kloop dopo aver vinto il suo girone relegando al secondo posto il Milan di Allegri. La bella fiaba del Malaga termina, almeno per adesso, il 29 Luglio 2012: Al Thani decide di lasciare la squadra per via di problemi con le istituzioni spagnole. La cosa provoca ovviamente il fuggi fuggi generale dei talenti più cristallini della compagine iberica. Oltre al danno c’è la beffa per il Malaga che raggiungerà al termine della stagione il 6° posto che garantisce l’Europa League che però si vedrà privare dall’Uefa, per via di mancati pagamenti alle autorità spagnole e ad altri club con i quali erano stati chiusi affari di mercato. In questo momento, il Malaga si trova in 13a piazza nella Liga, a 4 lunghezze dalla zona retrocessione.

Perciò, amici cagliaritani, prima di gioire per l’arrivo di tanti milioni toccate ferro: le bizze di sceicchi e magnati sono sempre in agguato. Cellino sarà anche un personaggio singolare ma ha dato cuore e soldi al Cagliari per 22 anni abbiandoli, però, anche ad un progetto calcistico e mantenendolo sempre su buoni livelli. Se si arriverà a rimpiangerlo, allora si che le cose saranno andate per il verso sbagliato.

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