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“Oggi la moviola non c’è, ma dico che se domani dovesse arrivare il calcio elettronico potremmo dire che il calcio è finito, ritengo che ci sono una serie di problemi irrisolvibili da affrontare”. Il presidente dell’Aia, Marcello Nicchi, commenta così l’ipotesi di un utilizzo della moviola al vaglio dell’International Board.

“Come si recupererà il tempo effettivo? Visto che alle volte anche le moviole non sciolgono i dubbi, la decisione finale a chi spetta, all’arbitro o a un giudice esterno? -prosegue Nicchi ai microfoni di Radio Anch’io lo Sport- Quando andiamo a vedere, tutti i casi o solo quelli in area? Quando si ferma il gioco, quando lo chiede l’arbitro o le squadre? Ci sarà un numero massimo di situazioni da valutare? Bisognerebbe cambiare il nome al calcio, la domenica andiamo a vedere una partita elettronica che si può vedere anche da casa, anche senza arbitri”

BOMBOLETTE SPRAY – “La novità in Brasile della bomboletta spray per segnare la distanza della barriera? Confermo che per me è una grande sciocchezza. Si vuol fare una spettacolarizzazione del calcio, in Italia visto l’approccio degli arbitri è del tutto inutile perché la distanza viene fatta rispettare senza grandi difficoltà”. Il presidente dell’Associazione italiana arbitri, Marcello Nicchi, boccia così anche la novità che vedremo in occasione del mondiale brasiliano.

VERONA-JUVENTUS – “Nella giornata di ieri ci sono state un centinaio di valutazioni, da parte degli assistenti, a fronte di soli 4-5 errori”. Marcello Nicchi, presidente dell’Aia, parla della domenica di A e di Verona-Juve. “A Verona la partita era difficile da arbitrare, si sono visti errori a ‘posteriori’ – ha detto – ma i rigori reclamati, secondo quanto riferitomi dal designatore, erano inesistenti: si trattava di episodi frutto della casualità. A casa si vede un’altra partita, per via della tecnologia”.

STRANIERI IN A – “Oggi il calcio non mi diverte e non mi appassiona più: ci sono troppi stranieri in campo, di cui non conosciamo la cultura, nè la storia; ci sono giocatori di cui non si è mai sentito parlare e ce li ritroviamo in Serie A. Dobbiamo trasmettere loro la cultura e il rispetto delle regole che magari nei rispettivi Paesi d’origine vengono applicate in modo leggero”

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