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E’ notizia di ieri che gli svizzeri hanno approvato un referendum “contro l’immigrazione di massa”: i sì hanno raggiunto il 50,3% mettendo di fatto in crisi l’Europa e i trattati stipulati sulla libera circolazione di merci e persone, imponendo di frenare l’immigrazione definendo tetti massimi e contingenti annuali per tutti gli stranieri (cittadini dell’Unione europea, frontalieri e richiedenti asilo inclusi).  Il clamore è stato ovviamente enorme e potrebbe minare le basi stesse dell’ Ue.  Secondo il partito di destra ed antieuropeista dell’Unione democratica di centro (promotore del referendum), l’elevata presenza di immigrati in Svizzera è la causa principale dell’abbassamento degli stipendi e mette costantemente in pericolo la sopravvivenza del sistema federale. “L’eccesso nuoce”, secondo gli elvetici, ma nella realtà dei fatti non sembra proprio così. Soprattutto nel calcio.

La Nazionale elvetica è paradossalmente la più multietnica d’Europa: il navigato tecnico Ottmar Hitzfeld (tedesco) guida quella che probabilmente è una delle più talentuose nazionali della storia del paese schierando un 4-2-3-1 composto da calciatori provenienti da ogni angolo del globo. In porta il titolare risponde al nome di Diego Benaglio, passaporto svizzero e genitori di San Fedele Intelvi, paesino di 1752 abitanti nel comasco. I due perni storici del reparto arretrato sono i centrali ex Arsenal Johan Djourou (ora all’Amburgo, nato, cresciuto e pasciuto ad Abidjan in Costa d’Avorio) e Philippe Senderos, mamma serba e papà spagnolo che, all’occorrenza, possono essere rimpiazzati da Timm Klose, più tedesco del suo omonimo Miro visto che è nato a Francoforte e in Germania gioca da anni. La corsia mancina è presidiata dall’elvetico purosangue (…) Ricardo Rodriguez, metà cileno e metà spagnolo, mentre a destra agisce Stephan Lichtsteiner uno dei pochi ad essere nato e cresciuto entro i confini svizzeri. La difesa (grazie alla presenza dell’esterno juventino, di Schar e di Ziegler) è comunque il reparto più “puro” della squadra.

Dal centrocampo in su, infatti, la Nazionale elvetica è una vera e propria Babele dove si incontrano calciatori provenienti da ogni dove. Hitzfeld ha ampia scelta in mediana: solitamente impiega due “napoletani” fra Gokhan Inler, Blerim Dzemaili e Valon Behrami (uno turco, l’altro macedone-albanese e l’ultimo kosovaro), ma può contare anche sulla forza fisica del capoverdiano ex Udinese Gelson Fernandes. Il terzetto sulla trequarti è sicuramente il reparto più interessante degli elvetici, grazie alla cristallina classe dei giovani kosovari Xherdan Shaqiri e Granit Xhaka (nati entrambi a Gjilan), all’esperienza di Tranquillo Barnetta (nato a San Gallo da genitori di Prato) e alla duttilità di un altro macedone, l’ex Palermo Pajtim Kasami schierabile in tutti i ruoli del reparto offensivo e nevralgico.

Con il ritiro di Alexander Frei (miglior marcatore di sempre della Nazionale rossocrociata) non v’è più traccia di giocatori svizzeri anche nel reparto offensivo biancorosso, dove per la precisione si contano: un tunisino (Nassim Ben Khalifa), un turco di origine curda (Derdiyok), lo “svizzero d’ebano” in forza al Livorno Innocent Emeghara (direttamente da Lagos, Nigeria), un altro macedone (Mehmedi) e due bosniaci (Mario Gavranovic e Haris Seferovic). Tutti elementi che hanno le carte in regola per sorprendere e far gioire, negli imminenti Mondiali, l’intero popolo elvetico: anche quel 50,3% che li vorrebbe fuori dal paese.

Altro che nuocere, l’ “eccesso”, soprattutto in Svizzera, è necessario.

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