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I nostri affezionati ci perdoneranno se, per una volta, esulando dal nostro contesto di riferimento, ovvero il gioco del calcio, raccontiamo la storia di Bruno Banani, il primo atleta di Tonga a partecipare ad un’edizione dei Giochi Olimpici invernali.
La storia sarebbe già abbastanza particolare di suo: il Regno di Tonga è infatti un piccolo Stato formato da un arcipelago di isolotti situato nell’Oceano Pacifico meridionale, non troppo distante dalle coste della Nuova Zelanda; dunque, il solo fatto che un suo abitante partecipi come atleta alle Olimpiadi invernali nella categoria dello slittino già di per sè potrebbe suscitare perplessità. A rendere ancora più particolare il quadro è il fatto che l’altleta in questione, il 26enne Fuahea Semi, abbia deciso di cambiare il suo nome per ragioni di marketing e si sia iscritto alle Olimpiadi come Bruno Banani, nome anche di un brand tedesco di intimo e profumi.

LA STORIA La storia di Fuahea, diventato Bruno, è avvolta in quell’aura che sta a metà via tra la leggenda e la realtà. Si narra che tutto partì nel 2009, quando la Principessa Salote Mafile’o Pilolevu Tuita decise che anche Tonga avrebbe dovuto avere una rappresentanza ai Giochi Olimpici invernali; la disciplina scelta fu lo slittino anche, e soprattutto, per emulare il successo mediatico provocato dall’iscrizione della squadra di bob jamaicana alle Olimpiadi invernali del 1988. Così gli emissari della famiglia reale cercarono un possibile partner che potesse aiutarli nella realizzazione del loro sogno; ciò portò all’incotro con una azienda di public relations tedesca da poco costituita, la Makai. Da lì a poco fu tessuta la trama di una delle più grandi operazioni di marketing della storia: si decise di istituire un provino per giovani aspiranti slittinisti, le cui condizioni per partecipare erano che i candidati fossero tongani, giovani, forti, e accettassero di cambiare il loro nome in Bruno Banani, un marchio di intimo tedesco. La speranza era che, se tutto fosse andato come ci si aspettava, forse il marchio tedesco sarebbe stato disposto a sponsorizzare , e dunque a finanziare, tutta l’operazione. Fuahea, all’epoca un 21enne studente di informatica, sentì alla radio che Tonga stava cercando il suo slittinista e si presentò al casting. Con lui altri 20 giovani tongani si presentarono ai provini, tutti consenzienti sul fatto che, nel caso fossero stati scelti, avrebbero cambiato il proprio nome in Bruno Banani.
Isabel Barschinski, ex slittinista tedesca, fu incaricata di scegliere il candidato più promettente. In un’intervista raccontò che Fuahea fu scelto perchè  “si dimostrò umile e aveva la giusta personalità”. “Molti ragazzi si presentarono col sogno di vedere l’Europa” raccontò la Barschinski; per Fuahea fu diverso, “lui non voleva mettersi in mostra; voleva imparare una nuova disciplina e vestire i colori del suo Paese di fronte al mondo intero”. Semi cambiò così ufficialmente nome in Bruno Banani, si fece fare un nuovo passaporto e, una volta arrivato in Germania, fu presentato a Bruno Banani- marchio di intimo. Questi, una volta accertato che tutto fosse in regola, decisero di sponsorizzare colui che, all’interno della nazionale tedesca di slittino, fu soprannominato la Noce di Cocco Volante. Banani iniziò così ad allenarsi con la compagine tedesca ma non riuscì a qualificarsi per le Olimpiadi di Vancouver del 2010 poichè, all’ultimo tenativo, finì fuori pista con il suo slittino.
Ripresosi dall’incidente, Bruno tornò in pista. I media tedeschi iniziarono però a fare ricerche sulla storia del tongano e, nel 2012, i suoi sogni di gloria rischiarono seriamente di infrangersi. Quando venne allo scoperto che Bruno in realtà era nato come Fuahea si alzò un polverone mediatico che culminò nelle dichiarazioni del Vice- Presidente del CIO, Thomas Bach, il quale etichettò tutta la vicenda come una “perversa idea di marketing“. Non migliorò certo la situazione il fatto che, poco tempo prima, il brand Bruno Banani aveva fatto uscire un profumo chiamato “Coconut Power“, ispirato a Bruno- Fuahea, presentato al pubblico come il figlio di un coltivatore di noci di cocco; peccato che, il padre di Bruno, non coltivasse affatto il cocco, bensì la tapioca.
La controversia però si risolse a favore di Bruno: dal punto di vista legale, infatti, Fuahea non aveva infranto alcuna norma cambiando il suo nome in Bruno Banani. Così, anche grazie al supporto sia della Federazione Internazionale di Slittino sia di quella tedesca, il CIO non potè fare altro che a permettere a Banani di partecipare alle qualificazioni per Sochi.
Finalmente, lo scorso dicembre, Bruno- Fuahea è riuscito a trasformare il sogno suo e di tutta Tonga in realtà, staccando il pass della qualificazione. Nella cerimonia di apertura dei XXI Giochi Olimpici invernali dello scorso 7 febbraio, Bruno è stato il portabandiera e primo, e finora unico, tongano a partecipare ad una edizione delle Olimpiadi invernali e, nella gara di slittino che ha visto il bronzo del nostro Armin Zoeggeler, Bruno si è posizionato 32esimo su 39 iscritti.
Chiestogli cosa ne sarà del suo futuro, Bruno Banani non ha saputo dare una risposta definitiva. “Stare così tanto tempo lontano dalla mia famiglia è molto duro. Non so cosa farò. Forse continuerò, forse no”.
Questa l’incredibile storia di Bruno Banani, il ragazzo tongano che cambiò il suo nome con quello di un marchio di intimo e partecipò alle Olimpiadi invernali come slittinista.

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