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Nonostante la copertina del Guerin Sportivo di questo mese sia dedicata ad Hernanes, nuovo acquisto dell’Inter, uno dei passaggi più belli all’interno è l’intervista a Luca Toni, che racconta la sua avventura dalla provincia a Berlino, da Dubai alla rinascita fiorentina. Calciatore ed uomo a 360°: “I valori più importanti sono la famiglia e gli amici, che sono quelli di quando ero giovane: è lo spirito della mia città (Modena, ndr), godere delle cose della vita in maniera sana. Al giorno d’oggi i giovani sono più spavaldi di come ero io, non solo nel calcio: oggi se vedi un ventenne per strada ti sembra uno che non ha paura di nulla“.

LA VITA CALCISTICA L’intervista, molto ben strutturata, verte su un po’ tutti i passaggi della carriera di Toni, a partire dal Lodigiani (“Era solo C1, ma lì ho fatto il grande salto, riuscendo a dimenticare l’anno passato alla Fiorenzuola, dove ho avuto molti problemi con Cavasin“), passando per Palermo (“Fu la mia scommessa, accettai di scendere dalla A alla B e vinsi, guadagnandomi la Nazionale“) ed arrivando alla sua consacrazione a Firenze: “La mia seconda città, se non fossi modenese e non avessi scelto di vivere nella mia città starei sicuramente lì, infatti ci ho comprato una casa che non venderò mai e poi mai“.

Dopo la scarpa d’oro in Viola e il Mondiale vinto (“Il momento più bello è stato una mezz’ora da solo in camera, in silenzio, quando ho realizzato che cosa avevamo fatto: la mezz’ora più bella della mia carriera“) l’approdo al Bayern Monaco, uno dei grandissimi Top Club europei: “Mi comprarono assieme a Ribery, e quel giorno ero io la grande stella, mica lui! Mi dispiace per lui, non so cosa si debba fare più di vincere tutto per il Pallone d’Oro. Il Bayern è una società incredibile, non avevo mai vissuto uno spogliatoio così a livello di club: ovunque mi girassi c’era un campione, Kahn, Lucio, Klose… E poi la dirigenza, tutti ex grandissimi giocatori, è bello parlare con dirigenti che capiscono di calcio, con Rummenigge parlavo in italiano“.

La carriera continua prima alla Roma (“Avevo bisogno di tornare a sentirmi un calciatore dopo i mesi di panchina con Van Gaal, avevo bisogno di calore, e non c’è niente di meglio della Roma da quel punto di vista: peccato aver solo sfiorato lo Scudetto“), poi al Genoa (“Non mi sono trovato bene, ero il giocatore più pagato e tutto quello che succedeva era colpa mia“) fino alla Juventus (“Uno dei più grandi Top Club, all’avanguardia. E’ stata una grandissima soddisfazione segnare il primo gol in assoluto allo Juventus Stadium“).

Infelice è stata la parentesi nella gabbia d’oro di Dubai: “Non avevo mai pensato di concludere la carriera là: mi mancava casa mia, è bello starci 20-25 giorni in vacanza, ma a viverci è tutto di cartapesta, tutto finto“. Dopo lo shock della perdita della figlia al nono mese di gravidanza, Luca voleva lasciare il calcio per stare vicino alla moglie, ma è arrivata l’offerta della rinascita: “Ho riflettuto pochissimo, Firenze è Firenze: quando Della Valle mi ha chiamato ho capito era la mia occasione, fisicamente stavo bene e non c’era niente di meglio della maglia Viola per rilanciarmi“.

E’ convinto Toni quando gli chiedono in quante persone avrebbero scommesso sulla sua rinascita: “Se contiamo me e Marta (la moglie, ndr) 2 su 100, altrimenti 0 su 100: non ci credeva nessuno, non ho dimenticato la facile ironia che è stata fatta“.

FONTE: Guerin Sportivo 

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