lunedì, Dicembre 6, 2021

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LE NOBILI DECADUTE – La storia del Vicenza: Pablito Rossi, Baggio e il sogno Europa

Ci sono squadre che hanno incantato. Storie nelle storie. Favole, imprese, record che non portano la firma delle solite note. Squadre di provincia capaci di far sognare intere città e, spesso, intere regioni. Questa rubrica si propone di effettuare un tuffo all’indietro nel tempo, ripercorrendo la storia di società dal glorioso passato piombate ora nell’anonimato e invischiate nelle categorie inferiori. In questo spazio vi mostreremo che fine hanno fatto, sperando che i mitici anni 80/90 del mondo del calcio vi sembrino, dopo averci letto, meno lontani.

Nel numero odierno della nostra rubrica ci occupiamo di quella che è considerata in tutt’Italia la “Nobile provinciale” per eccellenza. E’ la squadra più antica del Veneto e 12 anni fa ha festeggiato il suo primo secolo di vita. La prima squadra di Serie A ad essere acquistata da un’azienda italiana e una delle società più presenti nella massima serie, categoria in cui ha disputato ben 30 campionati (di cui 20 consecutivi). E’ il club dove hanno mosso i primi passi due “Palloni d’oro”, Paolo Rossi e Roby Baggio e che, a fine anni Novanta, è salito alla ribalta vincendo una storica Coppa Italia e sfidando il Chelsea in semifinale di Coppa delle Coppe. Oggi vi raccontiamo la storia del Vicenza.

 

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Una delle prime formazioni dell’Acivi (Associazione Calcio in Vicenza)

ORIGINI DEL CALCIO A VICENZA

L’ Associazione del Calcio in Vicenza venne fondata ufficialmente il 9 marzo 1902 da un baldo gruppo di vicentini con a capo il preside del Liceo Lioy, Tito Buy (bisnonno dell’attrice Margherita Buy) e il professore di educazione fisica dello stesso liceo, Antonio Libero Scarpa. L’Acivi (come venne chiamato il Vicenza per i primi cinquant’anni, dall’acronimo della denominazione ufficiale), composta da soli giocatori locali, fece il suo esordio ufficiale nel campionato Veneto-Emiliano 1910-11, lo vinse a punteggio pieno e si qualificò per la finalissima per il titolo (persa contro la super Pro Vercelli di quegli anni). Negli anni precedenti alla prima guerra mondiale la squadra si affermò come una fra le migliori d’Italia, prendendo più volte parte alle finali nazionali del settentrione e affrontando diverse volte squadre come il Bologna, la Juventus, il Milan e l’Inter. Proprio contro i nerazzurri, il 10 gennaio 1915 a Milano, i biancorossi vennero sconfitti con ben 16 reti di scarto, stabilendo un record tuttora imbattuto (i tifosi vicentini insinuarono che i biancorossi fossero scesi in campo ancora “frastornati” dai bagordi fatti la sera precedente). Dopo la sospensione dell’attività sportiva a causa della guerra e qualche successivo campionato non altisonante, nel 1932-33 la squadra stazionò tra Serie B e C, raggiungendo la promozione in massima serie all’inizio degli anni quaranta, grazie anche ad una linea mediana passata alla storia come una delle migliori dell’epoca e formata da Osvaldo Fattori (poi all’Inter), Alfonso Santagiuliana (che giocò anche nel Grande Torino) e Luigi Abeni. Dopo un ulteriore stop dell’attività sempre per motivi bellici, il Vicenza, nella stagione 1947-48, retrocesse nuovamente in B.

Luis Vinicio, il bomber del Vicenza negli anni Sessanta.
Luis Vinicio, il bomber del Vicenza negli anni Sessanta.

LA SVOLTA “LANEROSSI”

Nel 1953 accadde un evento che cambiò la storia della società vicentina: l’Acivi fu acquistata dal colosso laniero di Schio, la Lanerossi. Si trattò della prima vera e propria acquisizione di una squadra di calcio da parte di un’azienda: la società cambiò denominazione (diventando Associazione Calcio Lanerossi Vicenza prima e Società Sportiva Lanerossi Vicenza poi), portando anche il simbolo aziendale (la mitica R) sulle maglie (il logo rimase sulle maglie biancorosse fino alla stagione 1988-1989, anche se l’azienda non contribuiva economicamente più dagli inizi del decennio). I biancorossi, dopo una stagione di assestamento, tornarono in Serie A e vi rimasero per ben 20 anni di fila. Grazie alle sue caratteristiche di provinciale attenta ai bilanci, che valorizza i giovani, mantenendo un nucleo forte di giocatori sempre più “bandiere”, il Lanerossi Vicenza si impose all’attenzione della stampa nazionale, anche in virtù dei brillanti risultati ottenuti dalla formazione primavera, capace di conquistare per due anni di fila il prestigioso torneo di Viareggio Nel 1962 la squadra (soprannominata “nobile provinciale” dai media) venne rinforzata con il centravanti brasiliano Luis Vinicio, ex Napoli e Bologna sulla soglia dei trent’anni, che guidò la squadra a due storici sesti posti (miglior risultato del “ventennio” di A) nel 1963-64 e, soprattutto, nel 1965-66, quando conquistò la classifica dei cannonieri con 25 reti (si dovranno aspettare 26 anni perché un giocatore di Serie A segni tanto: sarà Marco van Basten nel 1991-92). Nel 1975, proprio al ventesimo campionato consecutivo di A, il Vicenza retrocesse in B e, nella stagione successiva, rischiò addirittura la C, salvandosi nel finale di stagione.

Un giovanissimo Paolo Rossi, affermatosi nel grande calcio proprio con il Lanerossi Vicenza.
Un giovanissimo Paolo Rossi, affermatosi nel grande calcio proprio con il Lanerossi Vicenza.

GLI ANNI DI “PABLITO”

Nel 1976-77 il Lanerossi, guidato da Giovan Battista Fabbri, si presentò ai nastri di partenza con una giovane ala destra che venne “trasformata” in prima punta dall’eclettico tecnico di San Pietro in Casale: Paolo Rossi. I gol del giovane pratese (21 a fine stagione e titolo di capocannoniere in tasca) valsero il primo posto e la promozione in A della squadra. Il ritorno nella massima serie, nella stagione 1977-78, coincise con il miglior piazzamento in campionato dei vicentini che furono artefici di un vero e proprio miracolo sportivo, sfiorando lo scudetto e chiudendo la stagione al secondo posto dietro la Juventus. Se si escludono le prime cinque giornate, i biancorossi conquistarono più punti di tutti e la simpatia dell’intera Italia, grazie al gioco estremamente offensivo che Gibì Fabbri diede ai suoi (vincendo, a fine stagione, il Seminatore d’Oro come miglior allenatore dell’anno). L’attacco biancorosso si rivelò il migliore del campionato con 50 reti, metà delle quali siglate dal gioiello Paolo Rossi, capocannoniere assoluto con 24 centri che valsero alla squadra la qualificazione di diritto in Coppa Uefa. L’attaccante toscano divenne il nuovo fenomeno del calcio italiano e a fine stagione venne convocato per i mondiali argentini, dove si mise ulteriormente in mostra segnando tre reti.

Nell’estate del ’78 il presidente del Lanerossi Giussy Farina strappò Rossi alla Juventus (comproprietaria del giocatore) alle buste, offrendo la storica cifra (per l’epoca) di 2 miliardi, 612 milioni e 510 000 lire. Lo sforzo per trattenere il giocatore, però, fu troppo grande e i progetti di Farina naufragarono già nell’annata successiva, quando il Lanerossi, nonostante i 15 gol del suo bomber, retrocesse in modo balordo, perdendo all’ultima giornata sul campo della già retrocessa Atalanta. Anche in Uefa i biancorossi vennero eliminati al primo turno dal Dukla Praga e, a fine stagione, Pablito lasciò Vicenza trasferendosi in prestito al Perugia. Dopo soli due anni di B, i biancorossi retrocessero in C1.

Un giovanissimo Roby Baggio in maglia biancorossa.
Un giovanissimo Roby Baggio in maglia biancorossa.

BAGGIO NON FERMA IL DECLINO

Nei primi anni ‘80 Farina lasciò la società a Dario Maraschin, che cercò di rilanciare la società affidando la panchina al bravo Bruno Giorgi e l’attacco a due calciatori locali: Toto Rondon e, soprattutto, Roberto Baggio. Dopo due terzi posti, un quarto posto e una Coppa Italia di C (conquistata nel 1982 in finale contro il Campobasso),  nel 1984-85 il Vicenza, trascinato dai 12 gol in 29 presenze del “divin codino”, tornò in Serie B vincendo lo spareggio con il Piacenza. L’anno dopo  Giorgi guidò i suoi alla promozione in A chiudendo il campionato al terzo posto, ma la gioia durò ben poco in quanto la C.A.F. annullò la promozione per lo scandalo scommesse. Fu una vera e propria batosta per i berici, tanto che l’anno seguente retrocessero in  C1 e, nelle annate successive, andarono ad un passo dalla C2, soprattutto nell’annata 1989-90, in cui si salvarono solo dopo lo spareggio di Ferrara contro il Prato.

IL RITORNO IN A E LA COPPA ITALIA

Nell’estate 1990, dopo 37 anni, la società cambiò gestione, venendo acquistata da Pieraldo Delle Carbonare e assumendo la denominazione di Vicenza Calcio. Dopo un paio d’anni d’assestamento, Renzo Ulivieri portò il Vicenza dalla C1 alla Serie B nel 1993, concludendo il successivo campionato cadetto al 10° posto facendo leva sul forte spirito di gruppo che contraddistinse la squadra veneta. L’anno seguente sulla panchina dei biancorossi approdò Francesco Guidolin che, a sua volta, valorizzò il nucleo forte della squadra proveniente dalla C (il portiere Sterchele, il capitano Lopez, il terzino D’Ignazio e il mediano Di Carlo su tutti) e, grazie anche ai 19 gol di Roberto Murgita, sorprese tutti gli addetti ai lavori riportando la squadra in A dopo 16 anni.

Con gli innesti di alcuni giovani e di tre stranieri  di valore come Joachim Björklund, Marcelo Otero e Gustavo Mendez, la matricola Vicenza stupì tutti anche nella massima serie, proponendo un gioco armonioso e salvandosi in scioltezza con un nono posto a fine stagione. L’anno successivo, poi, i biancorossi si superarono. La squadra veneta disputò un campionato ancor migliore, chiudendolo all’ottavo posto e passando anche qualche giornata in vetta alla classifica, ma fu in Coppa Italia che ammaliò l’Italia intera. La squadra di Guidolin superò una dopo l’altra le sue avversarie: Lucchese nel secondo turno, Genoa negli ottavi, il Milan del grande ex Baggio nei quarti, il Bologna in semifinale e, infine, il Napoli in finale. Dopo la sconfitta del San Paolo per 1-0, il Vicenza riuscì a rimontare i partenopei nella gara del Menti, vinta 3-0 dopo i supplementari grazie alle reti di Maini, Rossi e Iannuzzi che regalarono alla società vicentina il più importante trofeo della sua storia.

LA COPPA DELLE COPPE

 Il “magic moment” dei biancorossi continuò anche nell’annata successiva quando, dopo che la società inglese dell’ENIC rilevò la maggior parte delle quote societarie del club biancorosso (il Vicenza diventò la prima squadra italiana con una proprietà straniera), la squadra si salvò senza problemi, raggiungendo la semifinale di Coppa delle Coppe dove venne eliminata dal Chelsea di Zola e Vialli. Dopo la vittoria all’andata con i blues (1-0 gol di Zauli), a Londra nella gara di ritorno i biancorossi si portarono sullo 0-1 con Pasquale Luiso, ma furono rimontati dai blues che la spuntarono per 3-1.

L’anno successivo, dopo l’addio di Guidolin, la squadra, guidata da Colomba prima e Reja poi, retrocesse, ma 12 mesi dopo, vinse il campionato di Serie B (sempre con Reja in panchina), grazie ai gol di Gianni Comandini (poi ceduto al Milan), di Pasquale Luiso e di un giovane Christian Bucchi.

Un altro campione del Mondo lanciato dal Vicenza: Luca Toni.
Un altro campione del Mondo lanciato dal Vicenza: Luca Toni.

DALLA A ALLA LEGA PRO

Fu l’ultima stagione in Serie A dei berici, contraddistinta dagli (inutili) 9 gol di un emergente Luca Toni: la squadra retrocesse in B, categoria dove rimase per 11 travagliate stagioni (tra retrocessioni e riammissioni) prima della retrocessione in Prima Divisione nel 2012/2013. Ripescato nella stagione successiva per la serie B, il club resta nella cadetteria per tre anni prima di sprofondare di nuovo con un poco onorevole ventesimo posto. Nel frattempo vari cambi di proprietà non sono serviti ad invertire la rotta, anzi lo spettro del fallimento è sempre più vicino.

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