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Sono due le fotografie che Juventus-Chievo porta con sé, ed entrambe ritraggono Antonio Conte. La prima è la tenera ma accorata difesa di un suo giocatore, Giovinco, perché per Conte non esiste niente di più importante del rispetto per i propri giocatori, dal primo all’ultimo. Lo aveva già dimostrato in coppa Italia a Roma, quando nonostante la difficoltà dell’impegno si era affidato a parecchie seconde linee spiegando che non esiste trofeo che valga di più del rispetto per i suoi giocatori. Il gesto di ieri a difesa di Giovinco è l’ennesima conferma, quell’abbraccio quasi a fargli da scudo, e quel “vergognatevi” gridato ai suoi tifosi, gli stessi che lo osannano e che subito lo hanno applaudito pentendosi dei fischi al numero 12, hanno dimostrato ancora una volta che lo Juventus Stadium è il giardino di casa Conte e che appena qualcuno si permette di non rispettare le regole della casa, lui interviene.

La seconda istantanea ritrae il tecnico salentino in zona mista apparentemente intento a sparare a zero su Fabio Capello, in realtà ancora una volta a difendere i suoi giocatori e il suo lavoro. Ben inteso, da un punto di vista della forma, Conte ha toppato di parecchio esagerando sicuramente nella risposta al tecnico di Pieris. I contenuti e le motivazioni, però sono ben chiari e comprensibili. Don Fabio aveva definito il campionato italiano poco allenante per la Juventus e, soprattutto, aveva criticato i metodi di Conte definendo un “castigo” il mancato giorno di riposo dopo Verona. Conte e i suoi giocatori, però, avevano già chiarito che di castigo non si era trattato, bensì di un confronto dialettico di ventisette minuti. A Conte non è andato proprio giù perché per lui nessuno, nemmeno Capello, deve parlare senza conoscere i fatti e, soprattutto, nessuno deve permettersi di ridurre la straordinarietà degli ultimi due anni e mezzo della sua Juventus a frutto della pochezza del campionato. Conte sa che da quando è arrivato sulla panchina bianconera assieme ai suoi giocatori ha ottenuto risultati impensabili e non vuole far passare il messaggio che la sua Juventus vince solo per mancanza di avversari, per questo non appena arriva un minimo segnale in tal senso, lui indossa la sua uniforme per difendere la sua creatura da qualsiasi accusa, da qualsiasi bocca provenga. Certo se lo scudo ai suoi giocatori e al suo lavoro fosse fatto più di testa e meno di pancia, forse ci sarebbe qualche polemica in meno. Ma, piaccia o no, la grandezza di Conte sta proprio nella sua passionalità e, a volte, uno scivolone dialettico ci può stare.

 

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