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balotelli italia

Quante volte vi è capitato di affrontare un argomento calcistico e trovare davanti a voi qualcuno che la pensasse all’opposto? Come se un calciatore avesse due personalità distinte, da una parte fenomeno, dall’altra bidone. Anche nella redazione di MaiDireCalcio accade ciò e così un po’ per diletto un po’ per conoscere le idee dei nostri utenti abbiamo deciso di lanciare la rubrica “Dr Jekyll e Mr Hyde”, uno spazio a quattro mani dove si analizzerà l’argomento principe degli ultimi giorni e si cercherà di valutarne i pro e i contro, il buono e il cattivo, lo yin e lo yang, il giusto o lo sbagliato, il bello o il brutto, insomma un’analisi a 360 gradi. Per questo appuntamento l’oggetto di discussione è Mario Balotelli, attaccante del Milan che sta dividendo l’opinione degli amanti del calcio nostrano: carriera buttata o può ancora diventare il migliore al mondo, come lui spesso ha dichiarato. Voi da che parte state?

 

Tralasciando la vita privata dell’attaccante del Milan (di cui non ce ne po’ fregà di meno, come direbbero a Roma), cerchiamo di capire se questi sia veramente un calciatore tale da essere comparato ai migliori del mondo e fenomenale come lui stesso è convinto di essere (ai tempi del City disse: “Più forte di me c’è solo Messi”). Partiamo da un presupposto: Mario quest’estate compirà 24 anni. Non tanti, per carità, però neanche così pochi, basti pensare che alla sua età Cristiano Ronaldo, uno che dalle parole è passato ai fatti piuttosto presto, conquistava il suo primo Pallone d’Oro. Senza scomodare ulteriormente elementi di un’altra categoria, almeno secondo chi vi scrive, per provare a valutare la caratura del giocatore chiediamoci quale sia la prima immagine positiva del Balotelli calciatore che ci viene in mente. La risposta è ovvia, la doppietta in semifinale contro la Germania negli Europei di due anni fa. E poi? Escluse prodezze sporadiche (vedi quella contro il Bologna di tre giorni fa, che non fa altro che alimentare rimpianti negli occhi dei suoi estimatori), viene in mente ben poco. L’esordio brillante con l’Inter e la doppietta a Buffon, l’ottima prova contro il Rubin Kazan nella Champions 2009/2010, i rigori conquistati e realizzati in Serie A l’anno scorso col Milan, un buon quarto d’ora in Manchester City-Qpr (gara decisiva per la Premier edizione 2011/12) ma nulla di particolarmente decisivo o ammaliante. Nulla che faccia parlare di lui almeno quanto le sue gesta fuori dal campo e nulla che gli faccia meritare l’accostamento a gente che ha scritto e scrive la storia del calcio. Se ci chiedessimo, inoltre, che ruolo ricopra in campo Balotelli, siamo sicuri che la risposta sarebbe così scontata? Ha il fisico della prima punta perfetta ma non i movimenti (si prenda proprio l’ultima gara contro il Bologna come esempio); prediligerebbe giocare un po’ più lontano dalla porta avversaria (per guardarla negli occhi e non di spalle), ma è difficile trovare compagni che corrano anche per lui in fase di ripiegamento (non è un caso che né Mourinho, né soprattutto Mancini, quando hanno avuto a disposizione altri elementi di classe quanto meno pari alla sua lo abbiano quasi sempre relegato in panchina). E’ un giocatore dal gol facile, ma che non ama stare in area, né correre troppo senza palla (un obbligo se ci si vuole affermare nel calcio moderno). Insomma, inquadrarlo tatticamente è più difficile di quel che sembra, così come non muovergli una critica che, dando uno sguardo ai suoi numeri e alle aspettative che in lui sono riposte, è inevitabile. Il tempo per rimediare e dimostrare di essere un ottimo attaccante, fortunatamente, Mario lo ha ancora, ma i campioni, secondo chi vi scrive, sono altri e, continuando di questo passo, impossibili da raggiungere. La doppietta alla Germania, in quasi 7 anni di carriera, è davvero troppo poco.

Dr Jekyll, Lorenzo Palmieri

“Un fenomeno. Uno che può far fare il salto di qualità alla sua squadra, un giocatore che mi piace moltissimo, per il quale nutro grande ammirazione. Uno che può resuscitare una partita morta”, ecco una breve dichiarazione di Diego Simeone, allenatore dell’Atletico Madrid, prossimo avversario in Champions del Milan, su Mario Balotelli. Grandi allenatori provano grande ammirazione per un giocatore come lui , capace (se lui vuole) di cambiare e risolvere partite che sembrano già chiuse. Il talento che lui possiede è immenso, ma SuperMario non intende coltivarlo quotidianamente in allenamento. Allora che fare? Prandelli l’ha sempre difeso, coccolandolo più volte quando veniva criticato dalla stampa per un errore di troppo davanti alla porta. Caratterialmente, come ci ha più volte dimostrato, il “piccolo”grande Mario, è molto debole: basta una parola fuori luogo di un avversario o un errore di troppo e la sua rabbia prende il sopravvento. L’ arrivo sulla panchina rossonera di Clarence Seedorf potrebbe fornirgli importanti benefici per fargli avere una certa continuità a livello di prestazioni e per farlo sentire importante, ponendolo al centro del progetto rossonero: il ct olandese lo porterà in conferenza stampa alla vigilia del match di Champions contro l’Atletico, cosa mai successa prima. Sicuramente le vicende della sua vita privata non contribuiscono alla sua crescita calcistica, soprattutto per un ragazzo emotivo come lui (ne è esempio il pianto successivo all’uscita in campo in NapoliMilan). Tatticamente parlando Mario trova qualche difficoltà a giocare come vera prima punta: ama più dialogare con un altro attaccante per poi trovare la via del gol, come è successo con Pepito Rossi in Nazionale. Seedorf se n’è accorto e, negli ultimi 20 minuti del match con il Bologna, ha inserito Pazzini schierando Mario alle spalle della prima punta, e il numero 45 rossonero lo ha ringraziato cacciando dal cilindro un gol da antologia: solo chi possiede un talento immenso come quello di Mario, è capace di fare certi gol. Inoltre, Balotelli si è contraddistinto per la sua freddezza dagli undici metri: negli ultimi cinque anni ha tirato e segnato 22 rigori in partite ufficiali, fino a quando Pepe Reina, portiere del Napoli, ha respinto la sua conclusione dal dischetto. Seedorf è la chiave della sua crescita: uno come lui non può giocare solo cinque minuti a partita. “Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette”.

Mr Hyde, Salvatore Ioime

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