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Osvaldo-Juventus

Quante volte vi è capitato di affrontare un argomento calcistico e trovare davanti a voi qualcuno che la pensasse all’opposto? Come se un calciatore avesse due personalità distinte, da una parte fenomeno, dall’altra bidone. Anche nella redazione di MaiDireCalcio accade ciò e così un po’ per diletto un po’ per conoscere le idee dei nostri utenti abbiamo deciso di lanciare la rubrica “Dr Jekyll e Mr Hyde”, uno spazio a quattro mani dove si analizzerà l’argomento principe degli ultimi giorni e si cercherà di valutarne i pro e i contro, il buono e il cattivo, lo yin e lo yang, il giusto o lo sbagliato, il bello o il brutto, insomma un’analisi a 360 gradi. Per questo appuntamento l’oggetto di discussione è Pablo Daniel Osvaldo, che da sempre divide l’opinione. Grandissimo giocatore ancora in grado di fare la differenza o attaccante sopravvalutato soprattutto per il suo carattere troppo complicato? Voi da che parte state?

C’è un momento per un calciatore in cui si è giunti alla metà esatta della carriera, un momento in cui non si è nè giovani sbarbati dalle belle speranze nè vissuti trentenni con il carico degli anni sulle spalle. Un momento in cui la maturazione, se non ancora arrivata, deve farsi spazio tra gli errori di gioventù, i comportanti più che eccessivi e fin troppo recenti. Un momento che Pablo Daniel Osvaldo sta vivendo ora. Giunto forse all’occasione più invitante del suo curriculum calcistico, la Juventus, e in un età giusta (28 anni) per fare quel salto di qualità definitivo che ancora manca, Osvaldo è carico per la nuova avventura.

Le sue qualità tecniche non possono mettere dubbi,  grinta e determinazione nemmeno. E i gol in fondo, seppur tra luci e ombre, non sono mai mancati. A Roma ha lasciato un bottino di 27 reti in 55 presenze, e ancora prima con l’Espanyol 20 in 44 gettoni. Il bersaglio dei suoi detrattori è sempre quello: la testa. E non la testa intesa come parte del corpo con la quale segnare (neanche in questo infatti l’italoargentino ha problemi), ma la testa intesa come mentalità, temperamento, carattere.

Carattere, appunto. Quello stesso carattere che a volte lo ha fatto andare fuori giri, commettendo più di qualche sregolatezza. Ora però Osvaldo è agli ordini di Antonio Conte, un allenatore che ha fatto della disciplina il suo mantra. Con lui l’attaccante potrà mettere la testa a posto.  Lo spirito libero tutto rock & roll può diventare uno di quei “soldatini” (per citare Cassano) che tanto piacciono al mister bianconero. Certo, forse pretendere una metamorfosi angelica è un po’ troppo, ma quanto basta per evitare episodi troppe volte visti quando giocava in altre piazze: dalle espulsioni al famoso pugno a Lamela.

 Inoltre lo spazio per giocare non gli manca. Da quel che si è capito fin qui, Osvaldo è il primo sostituto della coppia Llorente-Tevez,  tra campionato e Europa League  avrà sicuramente più di un’occasione per mettersi in mostra. Lo si è visto già a Verona, quando, subentrato a partita in corso, ha battezzato dopo pochi minuti il palo sinistro di Rafael.  Osvaldo rimane una scommessa, la posta in gioco non è di poco conto, il rischio è tanto quanto la vittoria in palio. E ora che si è in ballo, Conte e Prandelli, tanto vale scommettere su di lui no?

Eduardo Barone, Dr Jekyll

Ho sempre trovato Pablo Daniel Osvaldo uno dei giocatori perfetti per la definizione “sopravvalutato”.

L’attaccante oriundo ha sicuramente delle qualità da punta moderna, ma a leggere certi paragoni che si è guadagnato con gli anni (in particolare quello con Batistuta, veramente clamoroso in negativo) fa seriamente sorridere, ma solo per non piangere. Zeman, suo allenatore a Lecce e nella Capitale, lo aveva definito “una forza della natura”: ci si chiede allora perché Osvaldo non abbia mai vinto niente pur avendo giocato con club importanti come Fiorentina e Roma (certo, non per colpa unicamente sua, ma da un giocatore che si pensa possa essere decisivo ci si aspetta che trascini la sua squadra verso lidi importanti) e, specialmente, perché venga considerato un bomber nonostante non abbia mai segnato tantissimo in tutta la sua carriera (82 reti in più di 250 partite, media non proprio altissima).

Andò via dalla Fiorentina perché si lamentava del poco spazio, al Bologna però non fece meglio e in quella rosa era una delle punte di diamante. I gol segnati con l’Espanyol attestano, più che la sua bravura, la scarsità delle difese spagnole non proprio famose per quanto concerne la tenuta e la compattezza. Iperpagato dalla Roma, dopo qualche alto e molti bassi viene ceduto nel giro di due anni al Southampton. Accolto come un re, stecca anche lì segnando la miseria di 3 gol in 15 partite. Ora il prestito alla Juventus, dove non parte neanche titolare (e ci credo pure, ci mancherebbe).

Molti sostengono che Osvaldo possegga estro e qualità: le ha effettivamente dimostrate, ma a livello di continuità risulta molto indietro rispetto a tanti altri interpreti del suo ruolo. Ora lotta per conquistarsi uno spazio Mondiale: non me ne spiego il perché. Gilardino, Giuseppe Rossi, Immobile e Luca Toni hanno fatto infinitamente meglio di lui pur giocando in squadre meno forti della sua, e almeno due rimarranno fuori, contando che Balotelli e Cerci hanno il posto praticamente assicurato. Se Osvaldo dovesse realmente andare ai Mondiali, dubiterei del criterio di meritocrazia delle convocazioni.

La ciliegina sulla torta è senz’altro il carattere del ragazzo, tutt’altro che tranquillo: 4 donne differenti con cui ha figli un po’ dappertutto, continui attriti con compagni di squadra e allenatori che spesso sfociano in risse (tre esempi lampanti: Lamela e Andreazzoli alla Roma, Fonte al Southampton), tanti, troppi rossi per un attaccante e un comportamento troppo spesso sopra le righe, se non da prima donna.

Indisciplinato, irrequieto, discontinuo. In poche parole, come già detto prima, sopravvalutato. Ci sono oriundi e oriundi ma, personalmente, Osvaldo l’avrei volentieri lasciato all’albiceleste.

Claudio Agave, Mr Hyde.

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