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Il 5 Luglio del 1982 sono accadute un paio di cose interessanti dal punto di vista calcistico. In primis, l’Italia vinceva il suo 3° Mondiale battendo in finale la Germania Ovest per 3-1. La stessa sera a Biella nasce un pargoletto che, a quanto pare, avrà il Mondiale nel sangue e nel Destino: Alberto Gilardino.

Un presagio? Un segno? Una mera casualità? Fatto sta che il Gila nasce nel giorno della terza stella della Nazionale. Il suo sogno di bambino è fare il calciatore, lo realizzerà a Piacenza dove inizierà la scalata al grande calcio nostrano: 20 presenze e 5 gol con la sua prima squadra professionistica tra Campionato e Coppa Italia. L’assaggio di Serie A e le realizzazioni in età piuttosto tenera gli valgono subito l’appellativo di “talento”. Il Verona decide di credere in lui e il ragazzo viene pagato 7,5 miliardi delle vecchie lire. In 2 anni, Gilardino regalerà al Verona 6 reti in 43 presenze.

Il decollo della carriera del Gila arriva però in concomitanza con l’acquisto dell’attaccante da parte del Parma. Cesare Prandelli (che lo aveva già allenato a Verona) lo vuole fortemente, ben conoscendo le qualità del ragazzo. Nella prima stagione deve vedersela con Mutu e Adriano, titolari inamovibili, ma riesce comunque a garantire la sua dose di gol. Dopo il primo anno di transizione, Gilardino conquista i cuori dei gialloblu nella sua seconda stagione parmense: i suoi 23 gol in Campionato lo posizionano al secondo posto della classifica cannonieri (superato solo da Shevchenko), primo tra gli italiani. Le sue doti di opportunismo e tempismo in area di rigore lo rendono letale per qualsiasi difesa. Ormai in Italia Gilardino è una certezza e l’anno successivo, per uno strano scherzo del Fato, arriverà nuovamente secondo in classifica marcatori, ancora con 23 gol superato da un Cristiano Lucarelli in anno di grazia.

I grandissimi club iniziano ad interessarsi, e la grande occasione della carriera di Gilardino arriva nel 2005: dopo 116 presenze e 56 gol con i ducali, il Milan lo acquista per farne il nuovo Inzaghi. Il giocatore è accolto con grande trasporto dai tifosi rossoneri e con molta fiducia da parte della Società di Via Turati. Dopo una prima stagione sicuramente buona ma non sui livelli parmensi, Gilardino vive una crisi abbastanza pesante di gol e prestazioni: il giocatore si sente messo in discussione, esprimendo la sua frustrazione per i fischi del pubblico e la mancata finale di Champions League vinta. Dopo un chiarimento con Galliani, decide che è il caso di restare a Milano.

E’ necessario però fare un passo indietro: ai tempi di Parma, Gilardino conquista la Nazionale. Prima l’Under 21, con la quale vince un Europeo e una medaglia di Bronzo alle Olimpiadi di Atene. In seguito, la Maggiore: Lippi lo vede subito titolare, sovente farà coppia con Luca Toni e i tanti gol messi a segno gli fanno guadagnare la convocazione per Germania 2006. Il sogno Mondiale di Gilardino si realizza  contro gli Stati Uniti: la punizione di Pirlo è perfetta per la sua testa, ciò che ne consegue è l’esultanza tipica e caratteristica del violino e l’esplosione di gioia dei supporters azzurri. Quella rete rimarrà l’unico del Mondiale di Gilardino, l’highlight perfetto (insieme all’assist per Del Piero nella storica semifinale contro la Germania): alza la Coppa insieme ai suoi compagni sotto il cielo di Berlino e si regala una soddisfazione dedicata a pochi eletti. Baciato dalla fortuna, la sua vittoria del Mondiale può risultare una mera formalità per chi crede nelle stelle.

Tutto questo però Gilardino lo perde nel terzo anno di Milan: pochi gol, un girone di ritorno quasi interamente passato in panca e i mesi peggiori di una carriera fino a quel momento luminosa. L’unica soluzione possibile è lasciare Milano, dopo un bottino di 44 gol segnati in 132 presenze. La storia di Gilardino ha bisogno di una nuova svolta, che arriva a Firenze: Gilardino ritrova il suo ex tecnico Prandelli e una fiducia apparentemente svanita. Le qualità, invece, quelle non sono mai andate via: eguaglia il record di gol nelle coppe europee di Batistuta con una segnatura storica ad Anfield Road contro il Liverpool e sigla più di 100 gol in 6 anni di calcio professionistico, numeri che testimoniano la bontà del violinista. Alberto Gilardino non è ancora finito.

Nonostante questo, l’età avanza e la Fiorentina perde smalto. Prandelli va via per allenare la Nazionale (nel frattempo persa all’Europeo e poi riconquistata in tempo per partecipare alla nefasta spedizione di Sudafrica 2010) e con lui anche Gilardino: nel gennaio del 2012 si trasferisce al Genoa di Preziosi, dopo 59 reti segnate con la Viola in 143 apparizioni: aiuterà il Grifone a salvarsi ma, secondo la Società, non in maniera tale da guadagnarsi la riconferma. Viene ceduto al Bologna, dove torna ad essere protagonista, grazie anche all’assistenza di giocatori come Kone e Diamanti (specie il secondo): 13 reti in 37 partite. Purtroppo per lui, anche il Bologna non ha intenzione di riscattarlo e lo rispedisce come un pacco indesiderato al Genoa.

Molti si aspettano una stagione negativa da separato in casa, ma Gilardino dimostra ancora una volta che la forma è temporanea ma la classe permanente: ad oggi, molti dei punti del Grifone rossoblu sono stati portati a casa grazie ai suoi gol. Lo score in aggiornamento con i genovesi è di 17 reti in 39 gare. Come tanti altri calciatori dati per finiti e, forse, un po’ troppo bistrattati, anche Alberto Gilardino ha fatto cambiare idea ai criticoni grazie alla sua costanza e alla rapacità in area piccola.

200 gol in 530 presenze da professionista, 14° nella classifica dei migliori marcatori della Storia della Serie A, Gilardino merita quanto i vari Immobile, Rossi, Pazzini e Osvaldo di essere quantomeno accostato al pass Mondiale. Prandelli lo conosce e sa che può far bene. L’età può essere un problema, ma è anche sinonimo di esperienza e garanzia. Perché in fondo, parliamoci chiaro: il Mondiale e Gilardino possono andare a braccetto. E chissà se questo 5 luglio, Gilardino non possa festeggiare il suo compleanno su un campo di calcio brasiliano. Magari con un gol decisivo.