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Giulio Donati, difensore del Bayer Leverkusen, ha rilasciato una lunga intervista in esclusiva ai microfoni di  Calciomercato.com. Ecco le sue dichiarazioni:

Un sogno che si avvera grazie alla fiducia del Bayer Leverkusen che ha scommesso su di te.
“Assolutamente sì. Qui va tutto più che bene, sono davvero felicissimo della scelta che ho fatto. Al Bayer mi sono guadagnato la Champions League, il palcoscenico internazionale. Posso dire che la decisione è stata presa nel migliore dei modi sia da parte mia che del mio agente Silvio Pagliari, lui mi ha consigliato questa soluzione”.

Sei partito subito fortissimo, nella tua avventura tedesca.
“Devo dire di sì, siamo partiti con sei mesi quasi perfetti. Adesso la squadra è in un leggero momento di calo, ma è anche fisiologico e normale, capita a tutti. L’importante è rimetterci subito in carreggiata per cercare di riprenderci”.

A livello tecnico, quanto stai imparando tra Bundesliga e Champions League?
“Sicuramente tanto. La Champions la conosciamo tutti, è il massimo in assoluto. Ma anche la Bundesliga negli ultimi anni è cresciuta molto. Quindi, anche il divario tecnico con campionati come la Liga ed altri campionati si è colmato. Fare esperienza qui è importante”.

E si possono immaginare i brividi di sentire l’inno della Champions al tuo debutto a Old Trafford: emozioni uniche?
“E’ stata un’emozione indescrivibile. Un vero sogno che si realizza. Da bambino tutti sognano la Serie A, poi quando raggiungi gli obiettivi te ne poni degli altri. Io volevo la Champions e mi ha fatto piacere poter esordire a Old Trafford contro il Manchester United, non potevo forse neanche pensare a un debutto più bello”.

Stai affrontando tanti campioni importanti, tra le varie competizioni. Chi ti ha colpito di più, magari Ibrahimovic?
“Ibrahimovic è un campione, ce ne sono tanti tra Champions, anche nel Paris Saint-Germain che è il nostro avversario, come in generale nella Bundesliga. Ma quello che più di tutti mi ha impressionato è Ribery, senza dubbi: un fenomeno”.

Il trampolino di lancio però per te è stato l’Europeo Under 21, dove il Bayer si è innamorato di quel Giulio Donati titolare sulla fascia destra dell’Italia.
“Semplicemente importantissimo. Venivo da una brutta stagione a Grosseto, c’erano stati tantissimi problemi per la squadra, ma sapevo di potermi giocare quella carta quindi anche con la retrocessione matematica non ho mai smesso di allenarmi per poter arrivare all’Europeo nelle condizioni migliori”.

Con un ‘grazie’ speciale…
“Per Devis Mangia, sicuramente. Il mister mi ha dato tanta fiducia, mi ha trasmesso sensazioni speciali decisamente importanti nei giorni dell’Europeo”.

L’azzurro ti porta bene e la tua grande prima parte di stagione non è passata inosservata: hai fatto un pensierino al Mondiale?
“Penso che per me poter andare al Mondiale sia davvero difficilissimo. Come ho imparato in Under 21, quando c’è un gruppo che ormai è consolidato e lavora insieme da parecchi anni, è abbastanza difficile inserire un giocatore nuovo. Per cui, credo di avere poche possibilità di volare in Brasile”.

Ma la Nazionale per te resta uno dei famosi sogni nel cassetto che conservi sin dal bambino.
“Assolutamente sì. Ci penso spesso, penso possa essere una conseguenza del valore che dimostrerò al Bayer. La mia testa resta sul Leverkusen, quindi, dove devo far bene per poter sognare la maglia azzurra. Se le mie prestazioni saranno all’altezza, ci sarà il premio che merito”.

Un premio che non è arrivato per te invece dall’Inter: in estate hanno deciso di cederti, come l’hai presa?
“La scelta dell’Inter di cedermi è sicuramente rispettabile. Ognuno ha le sue motivazioni quando prende le decisioni”.

Può esser stato un discorso legato a Mazzarri?
“Magari, con il suo arrivo hanno avuto delle idee diverse e quindi hanno scelto di non puntare sui loro giovani come me, Caldirola, Bardi. Ma dico la verità, sono contento di quello a cui sono andato incontro: all’Inter non avrei giocato le Coppe, quindi è stata forse una situazione anche migliore per me quella legata al Bayer. A prescindere dal fatto che personalmente sarei rimasto anche al di là della Champions League, dato che con la società Inter si era ormai creato un rapporto splendido. In particolare, con Piero Ausilio”.

Ora proprio Ausilio è diventato il direttore dell’area tecnica nerazzurra.
“Tra me e il direttore Piero Ausilio c’è sempre stato un grande rapporto, un rapporto di stima e amicizia. Mi ha cresciuto lui a livello calcistico, sono arrivato all’Inter giovanissimo e lui ha saputo accogliermi alla grande, come un fratello minore. Mi ha dato consigli su tutto dall’aspetto tecnico e calcistico a tutto il resto che comporta la vita di un ragazzo. E poi, quando ho iniziato a girare in prestito, mi ha sempre aiutato a scegliere la soluzione più giusta per me. Dovrò sempre ringraziarlo”.

E c’è anche un nuovo presidente, Erick Thohir, che sui giovani ha fondato la sua campagna di presentazione: se dovesse richiamare, Giulio Donati cosa risponderebbe?
“Adesso sono discorsi a cui si può solo pensare. Ma la mia testa è dedicata al far bene con il Bayer Leverkusen, poi al futuro penserò più avanti. Ho intenzione di rimanere qui, a giugno poi vedremo cosa deciderà di fare la società”.

Nella tua carriera però come cartolina in assoluto rimarrà indelebile il ricordo di José Mourinho: ti ha fatto esordire a San Siro e ha sempre parlato benissimo di te.
“Quel periodo è stato magico, non posso che ricordare cose fantastiche. José è stato un grande maestro, a livello soprattutto morale: mi ha insegnato tantissimo a livello tecnico, di fiducia. Poi è stato l’anno del Triplete e il merito è stato di Mourinho, oltre che di quei giocatori straordinari che hanno messo perfettamente in pratica i suoi dettami. Per me è stata un’esperienza unica, bellissima, coronata anche dall’esordio a San Siro e da quelle parole che non dimenticherò mai perché fanno sempre piacere”.

Adesso la tua testa è solo alla Germania. Magari, ti raggiungerà presto Ciro Immobile o Manolo Gabbiadini: il Borussia Dortmund fa sul serio, consigli loro l’esperienza in Bundes?
“Sicuramente. Anche perché così ho qualcuno con cui parlare italiano, dato che qui al Bayer col tedesco sono un po’ indietro (ride, ndr). Sarei felicissimo se dovesse arrivare Immobile o Gabbiadini in Bundes. Prima di tutto perché sono amici, venendo qui si troverebbero benissimo. E anche per loro sarebbe un’ottima vetrina per dimostrare tutto il loro valore che è sicuramente importante, come è capitato a me”.

 

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