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Che il calcio italiano sia in crisi è ormai risaputo. Che a pagarne le conseguenze maggiori siano le squadre più piccole un po’ meno. Una curiosa statistica indica che negli ultimi anni almeno una neopromossa in serie A sia retrocessa immediatamente nella stessa stagione. L’ultima volta in cui tutte e tre le squadre salite dalla B si sono salvate in blocco è stato nel campionato 2006-2007: vennero promosse la Juventus, retrocessa per le vicende legate a Calciopoli e due squadre che erano in C l’anno precedente: il Napoli e il Genoa. Non si disputarono i playoff visto che i Grifoni avevano un vantaggio superiore a 9 punti sul Piacenza quarto in classifica. Nella serie A 2007-2008 poi le tre squadre si salvarono e da allora non sono mai più scese di categoria ovviamente. Dalla stagione seguente invece almeno una neopromossa è stata subito rispedita fra i cadetti. Le colpe? Un po’ dei dirigenti, un po’ dei giocatori e un po’ dei budget, troppo ristretti per formazioni adatte alla serie A.

CIAO LECCE – Nella stagione 2008-2009 erano salite in Serie A il Chievo, Il Bologna e, dopo i play off, il Lecce. Le prime due compagini si salvarono mentre per i salentini non ci fu scampo: ultimo posto in classifica con un avvicendamento in panchina: alla 27/a venne esonerato Mario Beretta per far posto a Luigi De Canio. I problemi di quella squadra furono molteplici. Le cessioni di Cottafava, Valdes, Abbruscato e Corvia, giocatori fondamentali per la promozione, possono essere il capro espiatorio di una squadra capace di fare solamente 23 punti in tutto il torneo, e non bastarono i gol di Simone Tiribocchi.

CIAO LIVORNO – Nella stagione 2009-2010 salirono in A il Bari, il Parma e, dopo i playoff, il Livorno.  Le prime due si salvarono agevolmente, sfiorando addirittura le coppe europee, i labronici invece terminarono la stagione con 29 punti all’ultimo posto in classifica. La squadra che aveva guadagnato la promozione era composta principalmente da giovani in prestito da altre società di serie A. Nel mercato estivo venne acquistata la bandiera Cristiano Lucarelli, ma allo stesso tempo furono ceduti diversi pezzi importanti, su tutti Alessandro Diamanti, passato al West Ham. La società confermò Gennaro Ruotolo che l’aveva fatta salire in A nella stagione precedente, ma dopo 9 giornate venne sostituito da Serse Cosmi, che alla 32/a venne esonerato per richiamare l’allenatore precedente. Il girone di ritorno non fu all’altezza i quello d’andata, dove i toscani avevano racimolato risultati dignitosi e la retrocessione fu inevitabile.

CIAO BRESCIA – Nel campionato 2010-2011 conquistarono la A il Lecce, il Cesena e, dopo i play off, il Brescia. Le prime due, con qualche affanno di troppo, riuscirono a salvarsi. Per le Rondinelle al penultimo posto non ci fu scampo, nonostante fosse stata allestita una squadra di tutto rispetto con gli innesti di Sereni in porta, Zebina e Daprelà in difesa, Kone a centrocampo, Diamanti ed Eder in attacco. La squadra fece 32 punti, 23 di questi in casa. Al Rigamonti furono fermate diverse squadre ma in trasferta invece il rendimento fu pessimo. Il centravanti Caracciolo, che nel torneo di B segnò 25 gol, non fu in grado di ripetersi, andando a gonfiare la rete solamente 5 volte. La squadra non era evidentemente all’altezza per la massima serie.

CIAO NOVARA – Nella stagione 2011-2012 furono promosse l’Atalanta, il Siena e, dopo i play-off, il Novara. Le prime due si salvarono, la terza finì 19/a con 32 punti frutto di 7 vittorie e solamente 35 gol fatti. La coppia d’attacco Bertani-Gonzalez non venne rinnovata al ritorno nella massima divisione, anzi entrambi i giocatori furono ceduti e vennero rimpiazzati dai vari Morimoto, Granoche, Jeda e Caracciolo, che segnarono 3 gol in totale. Nonostante la doppia vittoria sull’Inter la squadra non seppe confrontarsi con le grandi della Serie A. Attilio Tesser venne sostituito in panchina da Emiliano Mondonico e successivamente richiamato, ma fu tutto inutile. Morale della favola: senza i gol non si resta in A.

CIAO PESCARA – Nella stagione 2012-2013 vengono promosse il Pescara, il Torino e, dopo i play-off ed un anno di “purgatorio”, la Sampdoria. Le ultime due si salvano, per i biancoazzurri invece non c’è niente da fare. Zdenek Zeman, che aveva fatto conquistare ai Delfini la promozione a suon di gol, si accasa alla Roma ed è sostituito da Giovanni Stroppa alla guida tecnica degli adriatici. Partono diversi giocatori che avevano contribuito alla promozione: la coppia gol Insigne-Immobile, il capitano Sansovini ed il giovane prospetto Verratti, che se ne va al Paris Saint Germain. In Abruzzo invece arrivano Caprari, Quintero, Perin, Celik, Vukusic e Weiss. Ovviamente i nuovi non sono all’altezza del torneo che vanno ad affrontare e la squadra, dopo aver faticato a lungo durante il girone d’andata, crolla nel girone di ritorno collezionando solamente 2 punti, retrocedendo con due giornate d’anticipo all’ultimo posto. Le reti segnate saranno solamente 27, contro le 90 della stagione precedente. Logicamente Stroppa, e successivamente Bergodi e Nobili, non hanno mai giocato con uno stile zemaniano, ma è anche vero che non si può affrontare la serie A senza avere qualche giocatore d’esperienza che la sappia buttare dentro.

SASSUOLO E LIVORNO, ATTENTE… – Infine arriviamo alla scorso campionato, dove sono stati promossi il Sassuolo, il Verona ed il Livorno. Al momento solamente gli scaligeri sono fuori dalla zona pericolo e si stanno giocando la qualificazione in Europa League. Le altre due formazioni sono in lotta per non retrocedere. I neroverdi, all’esordio in serie A, hanno costruito la squadra con una buona dose di giocatori italiani alla ricerca di rivalsa. Le cose non stanno però andando per il meglio. Dopo 25 partite la squadra si ritrova ultima con 17 punti, tutti conquistati nel girone di andata. Berardi sta facendo vedere belle cose, ma non è sufficiente a far salvare i suoi e Di Francesco è stato sostituito da Malesani che ancora non ha conquistato punti. Per il Livorno le cose non vanno diversamente: 19° posto ed organico composto da tanti giocatori in prestito che non offrono garanzie e risultati.

CHE FARE? – I problemi sono molteplici. La Serie B, con l’introduzione del Salary cap, sembra volersi tutelare sotto questo aspetto per dare una maggiore equità e parità di diritti fra i club. E’ triste vedere che queste realtà conquistano le promozioni con giocatori presati dalle squadre di A che nella stagione seguente li reclamano per il semplice gusto di tenerli in rosa, anche senza farli giocare. E a pagarne le conseguenze sono le piccole, che non si sanno attrezzare a sufficienza o semplicemente non possono. Continuando di questo passo il campionato potrebbe assumere una piega irrecuperabile, molto simile a ciò che avviene in Spagna o Germania con un divario economico e di punti abissale fra grandi e piccole. E’ un problema da risolvere, per non guastare la purezza e l’importanza che vi è in queste società senza le quali un torneo non potrebbe comunque esserci e che in casa contro le grandi possono diventare delle piccole “Stalingrado”, portando quel pizzico di romanticismo che ancora c’è nel nostro calcio.

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