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de rossi roma-inter

Daniele De Rossi è l’ultima “vittima” del tanto chiacchierato codice etico di Cesare Prandelli, che in passato ha fatto discutere per la tempistica e le modalità della sua applicazione. Il romanista, autore di un pugno al volto dell’interista Icardi (episodio che molto probabilmente verrà esaminato dal giudice sportivo con la prova televisiva) non è stato preso in considerazione da Prandelli per l’amichevole Spagna-Italia di mercoledì prossimo allo stadio “Vicente Calderòn” di Madrid, e questo come punizione per la sua condotta violenta. Altri azzurri in passato sono stati fermati da Prandelli, qualcun altro è stato invece “perdonato”.

I PRECEDENTI – L’anno scorso è toccato ad Osvaldo farsi una fama da bad boy, che di per se l’attaccante italo-argentino già aveva: per aver disertato la cerimonia di premiazione della passata edizione della Coppa-Italia persa contro la Lazio dalla Roma, squadra nella quale militava, e per aver attaccato pubblicamente l’allora allenatore Aurelio Andreazzoli, Prandelli decise di lasciare a casa il calciatore ora alla Juventus. Balotelli rappresenta poi l’esempio più fulgido di codice etico da applicare ad un giocatore intemperante: sempre l’anno scorso infatti Super Mario si giocò temporaneamente la Nazionale per aver rimediato una squalifica di 4 giornate in Europa dopo aver rifilato una tacchettata ad un avversario ai tempi della sua militanza al Manchester City nel 2012, anche se poi un anno dopo andò regolarmente nell’Italia nonostante le 3 giornate di stop rimediate contro lo Fiorentina nello scorso aprile. E quest’anno sono già arrivati tre turni di squalifica per insulti all’arbitro contro il Napoli ed un gestaccio ai tifosi del Cagliari. De Rossi invece non è nuovo al “gioco di mani” dato che a novembre 2012 colpì Mauri al volto in un derby e rimase a casa alla successiva chiamata di Prandelli. E poi ancora Osvaldo, espulso a febbraio 2012 contro l’Atalanta (uno dei tanti cartellini rossi rimediati in carriera) guardò l’Italia solo in tv.

BONUCCI SI, CRISCITO NO – Agli Europei del 2012 proprio all’ultimo non fece parte della spedizione azzurra Domenico Criscito. Il difensore, ora allo Zenit San Pietroburgo, fu coinvolto con un ruolo passivo nello scandalo del calcioscommesse, dimostrando poi successivamente la propria estraneità ai fatti contestatigli. Ma Leonardo Bonucci e Gianluigi Buffon, che pure furono tirati in ballo per situazioni differenti nel pasticcio-scommesse, in Polonia ed Ucraina ci andarono. Anche loro furono prosciolti, a febbraio 2013 però Bonucci vide chiudersi temporaneamente le porte dell’azzurro per le veementi proteste mostrate nel match di campionato contro il Genoa.

CI VUOLE EDUCAZIONE – Prandelli tiene molto alla condotta morale oltre che sportiva dei giocatori chiamati ad indossare l’azzurro. Ma fa discutere a volte la disparità di trattamento che lo ha visto giudice non imparziale del suo tanto decantato codice etico: le situazioni di Criscito e Bonucci fecero parlare in molti ai tempi, così come i casi De Rossi e Balotelli di novembre 2012 ed aprile 2013, con il primo escluso dall’Italia ed il secondo graziato. Va detto che la scelta di tenere fuori lo stesso De Rossi appare giusta e che fungerebbe da punizione adeguata soprattutto nel caso in cui il giudice sportivo non dovesse prendere alcun provvedimento verso la condotta violenta del centrocampista giallorosso mostrata contro l’Inter. Perché alla fine decide Prandelli, che ci piaccia o no.

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