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drogba madiba

La notizia è passata in sordina fra una polemica arbitrale e l’altra, fra un pugno di De Rossi e una lamentela di Conte, ma il cambiamento è di quelli importanti nell’immaginario comune: da giugno mai più messaggi sotto la maglia, che siano sfottò, dediche o semplici trovate pubblicitarie. Il cambiamento, per noi amanti dei retroscena del calcio, è di quelli epocali: la bellezza era unica, quella di una storia da raccontare e di un messaggio da trasmettere, al di là del semplice e simpaticissimo sfottò.

Ripercorriamo un po’ dunque i messaggi che i calciatori hanno trasmesso tramite i loro sottomaglia: abbiamo deciso di aprire con l’importante messaggio di Drogba, che ha deciso di commemorare la scomparsa di Nelson Mandela assieme al compagno Eboue. La pratica, già bandita in Turchia, è costata una multa salata: sicuramente poco a confronto con l’importantissimo messaggio trasmesso dal campionissimo ivoriano. Importante anche la dedica di Andres Iniesta, che ha ricordato la scomparsa del capitano dell’altra squadra di Barcellona, Daniel Jarque dell’Espanyol, scomparso prematuramente, così come i gesti di Carlos Tevez, che è solito ricordare i quartieri difficili dell’Argentina da cui proviene (usanza temporaneamente bloccata dopo l’accusa di mettere in difficoltà Sabella nelle convocazioni muovendo le masse popolari).

Non solo cause “nobili” però: non si possono dimenticare le scuse ai tifosi della Roma da parte di Francesco Totti con il famosissimo “scusate il ritardo” dopo 7 mesi di astinenza dalla rete o le accuse di Mario Balotelli ai giornalisti dei tabloid inglesi, quel “Why always me?” che ha fatto il giro del mondo a stretto giro di posta.

Chiudiamo il nostro rapidissimo excursus negli anni più recenti con i meravigliosi sfottò: che calcio sarebbe senza? A Roma, dove il calcio è come una religione e Roma-Lazio la più sentita delle jihad, è Francesco Totti l’eroe di derby: come scordarsi il suo storico “Vi ho purgato ancora” (riferimento allo striscione nella gara d’andata) nel derby vinto nel 2002, oppure il “Vi ho purgato anch’io” di Osvaldo nel più recente derby poi vinto dalla Lazio con la rete di Klose allo scadere? Questi ricordi andranno ad adagiarsi nella mente di noi amanti del gioco del calcio, proprio accanto alle maglie numerate dall’1 all’11, quando non c’era spazio per gli sgargianti 45 e 99…

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