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Roger Federer ha rilasciato una interessante intervista a GQ Australian: il campione svizzero ha parlato a trecentosessanta gradi, dal tennis giocato a tante piccole curiosità riguardanti quello che succede fuori dal campo. Per iniziare gli è stato chiesto di parlare del suo incontro con sua moglie, Mirka Vavrinec, avvenuto proprio in Australia durante le olimpiadi di Sidney 2000: Si, ho incontrato mia moglie alle Olimpiadi del 2000. È stato dove ci siamo baciati per la prima volta. Sydney rappresenta, a oggi, la mia Olimpiade preferita. C’era un’energia pazzesca e i volontari…  tutti volevano che ogni cosa fosse fatta bene. Ognuno era coinvolto. È stato davvero divertente”.

Successivamente Roger ha parlato del rapporto speciale che lo lega all’Australia e a molti dei suoi giocatori, uno in particolare: Lleyton Hewitt. Amo il suo spirito combattivo. Ieri ci siamo allenati per quattro ore e ho avuto una sensazione…non che i giocatori di oggi siano troppo morbidi, ma a volte siamo troppo amichevoli gli uni con gli altri. E’ bello quando i giocatori si scontrano un po. Finché si rimane nel rispetto delle regole, è giusto. Devi essere un po’ duro, e voi australiani sapete come fare”. 

Molto interessanti le dichiarazioni sul legame che lo lega agli altri tennisti e se si possono definire amici“Finchè siamo ancora nel circuito è difficile capire se si tratta di una vera amicizia. Ci vediamo praticamente tutte le settimane, quindi non abbiamo bisogno di sentirci fuori dal campo. Sarà interessante vedere se resteremo in contatto quando avremo abbandonato il tennis.” E su Nadal“Di sicuro abbiamo condiviso tanti momenti assieme, dalle battaglie Slam agli eventi in Qatar o per l’Africa. Ha una bella famiglia, conosco la madre, la sorella, il padre. Sicuramente è un rapporto più stretto di quello che ho con Djokovic o Murray. Poi non so ad esempio come fosse ai tempi di Connors…Oggi abbiamo tutti dei team numerosi dietro, e ci limitiamo a uscire con loro”.

Il pluricampione Slam ha anche parlato della sua crescita mentale, ricordando l’episodio di Amburgo dove distrusse la sua racchetta, e di come sia stata fondamentale : “Si, era il 2001 e avevo solo 20 anni. Ricordo ancora quel momento. Mi sono detto ‘questo è il posto dove ho distrutto la mia racchetta’. Ho pensato ‘non posso più continuare con quest’atteggiamento. È troppo deleterio.’ Da allora ho deciso di calmarmi, di stare zitto in campo. Ho continuato in questo modo per due anni circa, fino a che mi sono sentito a mio agio dentro e fuori dal campo. Sapevo di aver bisogno di cambiare e di doverlo fare il più presto possibile ma, a volte, i cambiamenti non si realizzano così velocemente. Devi prenderti il tuo tempo”.

Federer ci racconta anche di come ha vissuto la scelta di diventare testimonial di Moet & Chandon: Mi sono sentito a mio agio perché non mi limito a bere un bicchiere di Moet dopo aver vinto una partita o un torneoper il solo gusto di farlo. Lo faccio per ringraziare tutto il mio team per il fatto di starmi accanto, per avermi supportato. Quando il marchio mi ha fatto una proposta, con tutta la sua storia, sono stato onorato di farne parte. Quando consumo bevande alcoliche, lo faccio con moderazione. Sono un’atleta professionista. Mi posso controllare. Probabilmente non sarei stato in grado di farlo – e non mi avrebbero contattato – quando avevo 22 anni, ma adesso ne ho 32”.

Quando gli chiedono di descriversi Roger, con un filo di imbarazzo, risponde così: “E’ sempre difficile parlare di se stessi senza rischiare di sembrare troppo presuntuosi, o magari di sottovalutarsi. Forse è solo una mia sensazione, ma mi sento di essere il ponte tra i giocatori dallo stile classico e gli atleti moderni di oggi. Gioco un tennis moderno con uno stile classico. Sono uno dei pochi tennisti rimasti a giocare il rovescio a una mano”. E la risposta alla domanda se si diverta ancora in campo, dimostra che la voglia di vincere e di lottare non è scomparsa“Per me, il piacere svanisce ogni volta che gioco male. È una sensazione terribile. Molte volte quest’anno (2013) non avrei dovuto prendere parte a tornei perché non mi sentivo bene. Il problema è che quando entro in campo, nonostante non mi senta bene, non ho intenzione di mollare, mai. Semplicemente non lo faccio. Non ho mai mollato. Mi sono ritirato due volte soltanto, ma non mi sono mai ritirato a match iniziato”.

Infine la chiusura è dedicata a come sia cambiato il suo approccio alle relazioni pubbliche nel corso degli anni: “All’inizio è stato abbastanza difficile. Mi dicevo ‘Seriamente, non ci conosciamo. Di cosa parleremo?’. È stato imbarazzante per me, molto strano. Mi sono sentito sotto pressione perché indossavo giacca e cravatta. Pensavo ‘Oh Dio, non riesco a respirare, sto sudando – starò bene? Ho i brufoli e i capelli lunghi’. Potevo sembrare bello ma anche terribile. La pressione era difficile da gestire. Ora, quasi all’improvviso, indosso un completo e non è il completo a indossare me. Mi sento più a mio agio. Sono davvero felice di incontrare nuove persone e non sento più la pressione. A dire la verità, sono seriamente interessato alla vita delle persone. È divertente, rappresenta un modo per smettere di pensare in continuazione ai campi da tennis”.

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