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balo why

 

Pochi giorni fa stavo parlando con un amico e l’argomento di discussione era sempre lui: Mario Balotelli. Entrambi, infatti, eravamo d’accordo sulle qualità tecniche e fisiche dell’attaccante del Milan, a nostro parere indiscutibili. Diverso però, era l’approccio ai limiti caratteriali che SuperMario ha mostrato in più di un occasione. Come tutti sappiamo il giovane attaccante ha dimostrato, in tutte le squadre in cui ha militato, dall’Inter al City fino al Milan, di non essere ancora pronto a certi palcoscenici e soprattutto a certe responsabilità.

Come detto la differenza di opinioni risiedeva proprio nella visione dei limiti caratteriali e psicologici del giocatore. “Non ha testa e non l’avrà mai” questo il ritornello che mi sentivo dire e che sento dire a molti. Personalmente invece non accetto che venga dato ad un calciatore dotato del suo talento questo alibi. Affermare ciò significa arrendersi, significa scusarlo, significa che non diventerà mai un campione.

Si può allenare tanto il fisico e la tecnica quanto “la testa”, intesa come l’abilità di rimanere concentrati e di non distrarsi ad ogni singola provocazione. L’esempio più eclatante nel campo dello sport in generale è, a mio parere, quello del fuoriclasse svizzero Roger Federer. Proprio lui che è conosciuto come un esempio di calma e di eleganza in campo. Proprio lui che ha basato una carriera incredibile, colma di successi, oltre che su un talento infinito, su un totale controllo della situazione. Perchè in campo, soprattuto nel tennis, dove sei solo contro l’avversario ma anche contro te stesso, rimanere concentrato e non farsi distrarre è vitale.

Eppure non tutti sapranno che da giovane, almeno fino ai ventun anni,  lo stesso Roger Federer ha sofferto di problemi caratteriali e di concentrazione che hanno rallentato la sua crescita. Proprio pochi giorni fa è uscita un intervista rilasciata al GQ Australian in cui ha ricordato un episodio, accaduto ad Amburgo nel 2001, dove distrusse la racchetta e che è stata fondamentale nel suo processo di crescita : “Si, era il 2001 e avevo solo 20 anni. Ricordo ancora quel momento. Mi sono detto ‘questo è il posto dove ho distrutto la mia racchetta’. Ho pensato ‘non posso più continuare con quest’atteggiamento. È troppo deleterio.’ Da allora ho deciso di calmarmi, di stare zitto in campo. Ho continuato in questo modo per due anni circa, fino a che mi sono sentito a mio agio dentro e fuori dal campo. Sapevo di aver bisogno di cambiare e di doverlo fare il più presto possibile ma, a volte, i cambiamenti non si realizzano così velocemente. Devi prenderti il tuo tempo”.

Ovviamente il campione svizzero non è stato solo, ha avuto un ambiente che lo ha sostenuto, a partire dai genitori fino alla moglie, che è stata fondamentale per lui, come ha ripetuto più volte il fuoriclasse di Basilea. Insieme ad una federazione che gli ha dato la possibilità di lavorare con grandi allenatori e gli ha fornito anche un mental coach.

Con questo non voglio dire che Balotelli dovrà affrontare un percorso facile, ne che riuscirà per certo a superare i suoi limiti, ma solo che è possibile per quanto difficile. Dovrà essere aiutato a partire dall’ambiente familiare fino alla società in cui milita, ma anche la stampa dovrà fare il suo e rinunciare ad un grande titolo pur di lasciarlo tranquillo. Il futuro della nazionale italiana è per gran parte nelle sue mani ed il suo talento è un patrimonio del calcio. Premesso questo è ovvio che la maggior parte del lavoro dovrà farlo lui e se diventerà o meno un campione, invece di restare un buon giocatore, dipenderà dalla sua voglia di arrivare e di primeggiare.

In bocca al lupo Mario.

 

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