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Quando si pensa alla bella Valencia, capoluogo della Comunidad Valenciana, la mente corre subito alla paella, piatto internazionalmente associato alla cucina spagnola e nato proprio da queste parti, di cui, se mai vi troverete a passare di qui, vi consigliamo caldamente la versione con carne di coniglio. La città, però, è anche tanto altro. Entro il suo perimetro si possono ammirare/degustare, in ordine sparso: il più grande parco marino d’Europa(l’Oceanografico), tanto vino tinto (adeguatamente onorato dai numerosi studenti erasmus che affollano la città), le tortillas con patate, un mercato della seta (la lonja de la seda) che è patrimonio dell’Unesco, el pulpo a la gallega, la plaza de l’Ayuntamento e le labirintiche stradine del Carmen, il più affascinante dei quartieri cittadini.

Una città vivace, in cui lo sport è aggregazione. Il calcio in particolar modo. Da queste parti la “religione” è nota, e risponde al nome di Valencia Club de Futbol, principale squadra cittadina che vanta nel suo palmarés 15 titoli nazionali e 7 internazionali. Tanti giocatori di classe sono passati per Els Che: Rep, Kempes, Romario in passato; Claudio Lopez, Mendieta, Canizares, Silva e Villa più recentemente. La squadra, attualmente allenata da Juan Antonio Pizzi, non è però l’unica della città. E nemmeno la più antica.

LOS GRANOTES – Meno prestigiosa ma dall’anima più popolare, infatti, nel 1909 (dieci anni prima dei cugini) è stata fondata  l’Uniòn Deportiva LevanteIl club (i cui tifosi e giocatori sono soprannominati granotes, rane) è tornato in Primera Divisiòn nel 2003 dopo quarant’anni, ma fino al 2010 ha continuato dividersi tra Liga e Segunda Divisiòn. L’annata 2007/2008 è stata sicuramente la più disgraziata fra queste, contrassegnata da enormi difficoltà societarie e culminata con la retrocessione della squadra allora allenata da Gianni De Biasi e in cui figuravano, come ricorderete, i vari Storari, Cirillo, Tommasi e Riganò.

Dal 2010, dicevamo, il club è tornato nella massima divisione spagnola. Dopo un 14° posto nella stagione 2010/2011, l’anno successivo le “rane” si sono superate, chiudendo il campionato al 6° posto, guadagnando la qualificazione in Europa League grazie ai 15 gol dell’ivoriano Arouna Koné. Lo scorso anno, ultima stagione del timoniere Juan Ignacio Martinez sulla panca dei rossoblù, il Levante (eliminato agli ottavi di EL dal Rubin Kazan) non è riuscito a ripetersi ma ha comunque conquistato una tranquilla salvezza, chiudendo la Liga all’undicesimo posto.

“HOMBRES, Y NO NOMBRES” – Dopo l’addio di Martinez, l’estate scorsa, la società ha deciso di puntare su Joaquìn Caparròs, 58enne entrenador dal curriculum “pesante” (Villareal, Siviglia, Deportivo e Athletic Bilbao, tra le altre), famoso per rendere estremamente competitive squadre non troppo dotate tecnicamente con la sua politica “hombres, y no nombres”, letteralmente “uomini, non nomi”. Un modo di intendere il calcio che spesso paga, soprattutto in piccole realtà come quella valenciana dove gli arabi non sono ancora arrivati. La scelta dei dirigenti del club, a giudicare da gioco e risultati (soprattutto) è stata a dir poco sagace: a Caparròs son bastati pochi mesi per dare continuità al lavoro di Martinez e plasmare una squadra combattiva, dinamica e molto solida che, dopo 26 giornate di Liga, sogna un’altra storica qualificazione europea. I rossoblù attualmente occupano l’ottavo posto in classifica, a sei punti dalla zona Europa League. 9 vittorie, 9 pareggi e 8 sconfitte (l’ultima più di due mesi fa nel derby contro il Valencia), 26 gol fatti e 31 subiti. I numeri parlano chiaro, il segreto del Levante è la solidità che, da queste parti, ha le sembianze di Keylor Navas, 27enne portiere costaricano che l’Italia si troverà di fronte fra appena tre mesi in Brasile. Un vero gatto tra i pali, reattivo e difficilissimo da superare, anche dagli undici metri.

Da molti considerato il miglior estremo difensore della Liga, Navas è il vero punto di forza di una rosa che, come detto, non presenta grossi nomi ma tanta grinta, soprattutto dietro. A proteggere il portiere del Costa Rica Caparròs schiera una difesa a quattro tutta esperienza guidata da capitan Juanfran, 37enne terzino sinistro ex Nazionale che, dopo aver girato mezz’Europa, nel 2010 è tornato nel club che lo lanciò nel grande calcio. Sull’ altra corsia trotta il più giovane della retroguardia valenciana, il 30enne Pedro Lòpez, mentre la rocciosa coppia di difensori centrali è composta dai 33enni David Navarro (sì, quello del pugno a Burdisso) e Loukas Vyntra (nazionale greco), non rapidissimi ma molto navigati. Proprio il reparto arretrato è il punto di forza della squadra: i soli 31 gol subiti fanno del Levante la quinta difesa del campionato. Merito anche del lavoro sporco dei due mediani di rottura, il senegalese Papakouli Diop (abile anche negli inserimenti offensivi) e il mozambicano Simão Mate Junior, cui sta cercando di soffiare il posto una vecchia conoscenza del calcio italiano, ovvero “Momo” Sissoko, ex Juventus e Fiorentina acquistato un mesetto fa dalla società del presidente Quico Catalàn. Nel 4-2-3-1 Caparròsiano, poi, i trequartisti rispondono ai nomi di Rubén Garcia, gioiellino classe ’93 cresciuto nel vivaio delle “rane”, Andreas Ivanschitz, capitano della Nazionale austriaca alla prima esperienza il Liga dopo quattro anni al Mainz, e Nabil El Zhar (marocchino ex Liverpool autore di 4 gol in stagione che viene spesso preferito al pur valido Jordi “Xumi” Xumetra). Il terminale offensivo della squadra è l’ex trascinatore dello Sporting Gijon David Barral, capocannoniere della squadra con 6 centri, tornato in Spagna dopo un solo anno tra le fila dell’Orduspur Kulubu, in Turchia.

In sua assenza Caparròs ha schierato l’ex bomber del Maritimo, in prestito dal Siviglia, Papa Babacar Diawara, per tutti “Babà”, che ha siglato 3 gol in 15 apparizioni (per lo più da subentrante). Chissà che presto non arrivi anche il suo turno, d’altronde alla bella stagione disputata sin qui dal Levante manca solo il dolce…