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Quindici minuti. Un quarto d’ora che ha cambiato la storia della serie A 2013/14. Tanti sono i minuti intercorsi tra il 21’ e il 36’ del secondo tempo di Fiorentina-Juventus, quel famigerato quarto d’ora di blackout che portò la corazzata di Conte dal paradiso all’inferno sotto i colpi di Giuseppe Rossi e Joaquin. Una mazzata terribile per la Juventus che aveva dominato al Franchi per oltre un’ora, per poi ritrovarsi con un pugno di mosche in mano e circondata da condor che iniziavano a scrivere l’epitaffio del ciclo contiano.

È stato il momento più difficile dello straordinario ultimo triennio, dal quale però i bianconeri hanno saputo risollevarsi da grande squadra. Inanellando un intero girone da imbattuta, diciotto partite senza sconfitte, in cui la Signora ha conosciuto il pareggio solo due volte, contro Lazio e Verona, ed ha esultato in sedici occasioni portando a casa lo spaventoso score di cinquanta punti. Lo si è detto tante volte, la partita di Firenze ha scosso la Juve, ha lasciato qualcosa nella mente dei giocatori che ha fatto scattare una rabbia e una determinazione mai vista prima. Quel 20 ottobre 2013 i bianconeri sono tornati coi piedi per terra, hanno smesso i panni borghesi della grande squadra che abbassa la tensione perché tanto alla fine vince sempre, e hanno rindossato quell’abito da belve affamate che Conte aveva cucito addosso alla sua creatura nei due anni precedenti.

Quel blackout, per quanto duro e pesante sia stato, si è trasformato in un detonatore potentissimo, capace di far esplodere il campionato, di sparare la Juventus in vetta alla classifica scalzando tutte le altre e ricacciando indietro gli altrui sogni di gloria. Quel giorno a Firenze, la Juventus ha imparato una lezione senza precedenti e l’ha messa in pratica già dal giorno dopo. Solo in un’occasione i campioni d’Italia hanno palesato i sintomi di un riemergere della malattia pre-Fiorentina, a Verona qualche settimana fa, quando avanti di due reti si sono fatti rimontare dall’Hellas. Una mini crisi di rigetto che il dottor Conte ha curato alla sua maniera, mettendo in riga i suoi pazienti e rammendandogli l’abito di belve fameliche, leggermente sdrucito nel pomeriggio del Bentegodi. Un girone dopo le belve sono affamate al punto giusto, ma dovranno azzannare forte la Viola, perché c’è da star sicuri che gli uomini di Montella vorranno portare un quarto d’ora di buio totale anche nel luminosissimo Juventus Stadium. Per tenere accese le luci e non cadere nelle tenebre, bisogna azionare l’interruttore più importante: il cervello.

 

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