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Si scrive Hernan Crespo, si legge gol. 153 in 340 partite di Serie A, 20 in 49 di Premier League. Ma non solo: 25 centri in 69 incontri di Champions, 9 in 13 match di Coppa Uefa/Europa League e 35 in 64 apparizioni con la Nazionale argentina. Colpi di tacco, incornate imperiose, opportunismo, fiuto del gol. Questi gli straordinari numeri del Crespo calciatore, vero e proprio incubo dei portieri di mezz’Europa dal 1996 al febbraio di due anni fa, quando ha appeso le scarpette al chiodo dopo aver regalato le sue ultime prodezze al club che lo lanciò in Italia, il Parma. Attualmente è uno dei più apprezzati commentatori calcistici per i canali italiani di Fox Sports e ha approfittato della sua gentilezza per  porgli qualche domanda. Dall’impegno del Milan in Champions, agli imminenti Mondiali in Brasile, passando per lo strepitoso campionato del “suo” Parma…ecco quanto ci ha raccontato il Valdanito.

Buonasera Hernán, grazie per averci concesso quest’intervista. Non possiamo che cominciare chiedendoti di uno dei più prestigiosi club in cui hai giocato, il Milan, alla vigilia della gara di domani contro l’Atletico Madrid. Credi che i rossoneri abbiano ancora qualche possibilità di superare il turno o espugnare il “Calderón” è davvero un’impresa troppo ardua?

“Innanzitutto grazie a voi per l’invito. Per quanto riguarda il Milan è evidente come le possibilità di passare il turno siano ridotte, vista la pesante sconfitta dell’andata. L’Atletico è una squadra che sta disputando una stagione straordinaria, in casa gioca con ritmo e sicuramente il Calderón non è lo stadio più facile dove far risultato. Il Milan però è sempre il Milan, in Europa si esalta e può compiere l’impresa. Per farcela deve ripetere quanto fatto vedere nella prima ora della gara d’andata, quando disputò una gara di altissimo livello, mettendo alle corde la squadra di Simeone. Un’ora perfetta, fatta d’intensità e tenuta fisica. Per provare a qualificarsi, la squadra di Seedorf deve ripartire da quei 60 minuti”.

Qual è, secondo te, il giocatore del Milan in grado di fare la differenza nella partita di domani?

“La risposta è quasi scontata: Mario (Balotelli, ndr). Se sta bene può fare la differenza contro chiunque, anche contro i ‘colchoneros’. L’uomo da cui credo possa arrivare quel qualcosa in più è però Kakà. La Champions è la sua migliore ‘amica’, mi aspetto che prenda per mano la squadra in un palcoscenico che conosce bene”.

A proposito di Atletico, credi che in seguito agli ultimi risultati (il Real è a più 3 dai cugini e a più quattro dal Barça) in Liga i giochi siano fatti? Oppure l’undici di Simeone può ancora dire la sua e soffiare il titolo alle due più quotate rivali?

“Come ti dicevo in precedenza, l’Atletico sta disputando una stagione incredibile, al di sopra delle sue possibilità. Ciò che ha fatto finora è davvero tanta roba e se riuscisse ad arrivare prima anche di una sola fra Barça e Real compirebbe un’impresa straordinaria. Io onestamente, però, credo che arriverà terzo. Alla fine della Liga manca meno di quel che sembra: tutto si deciderà al Bernabeu fra due settimane con lo scontro diretto fra la squadra di Ancelotti e i blaugrana”.

In Serie A, invece, i giochi sembrano chiusi, con la Juventus che ha ormai ipotecato il suo terzo scudetto di fila. La lotta più interessante ora riguarda la seconda piazza, ambita da Napoli e Roma che si sono affrontate ieri al San Paolo. Pensi che i partenopei, dopo il successo di ieri e “sfruttando” l’infortunio di Strootman, possano superare i giallorossi?

“Non è impossibile, ma credo che la Roma sia in grado di amministrare il secondo posto fino al termine del campionato. Come ha dimostrato anche nella gara di ieri, la squadra di Rudi Garcia gioca un ottimo calcio da inizio stagione e merita la seconda posizione. I punti di differenza non sono tanti ma neanche pochi se si considera che i giallorossi devono ancora recuperare una gara e inoltre, a differenza del Napoli, non hanno impegni al di fuori del campionato. La finale di Coppa Italia e gli impegni in Europa League peseranno tanto sul cammino degli azzurri in campionato. Se la situazione fosse al contrario, con la Roma impegnata su tre fronti, il Napoli avrebbe tante possibilità di farcela, ma così non è. Poi non è impossibile, ma vedo i giallorossi nettamente avvantaggiati”. 

Come hai appena ricordato, la Roma deve recuperare una partita contro la squadra che più di tutte, immaginiamo, fa battere il tuo cuore: il Parma. Proprio i ducali sono una delle rivelazioni del campionato, imbattuti da 15 turni e  protagonisti di una cavalcata che li ha portati ad un punto dall’Europa League. Credi che la squadra di Donadoni possa farcela a tornare in Europa?

“Guarda, indipendentemente dal fatto che il Parma riesca ad approdare in Europa League va fatto un grosso applauso alla squadra di Donadoni. I ducali hanno disputato una stagione meravigliosa e, anche se alla fine non centreranno l’Europa League, andranno fatti loro solo grandi complimenti. Sono stati capaci di approfittare del calo di Inter e Fiorentina e ora sono lì a giocarsela, come il Verona di Mandorlini: già il solo fatto di essere in lotta per un posto in Europa è da elogiare”.

Chissà che qualche giocatore degli emiliani non coroni la sua stagione venendo convocato in nazionale per i Mondiali. A proposito, a pochi mesi dalla più attesa manifestazione calcistica dell’anno, come vedi l’Italia di Prandelli?

“Mi piace molto. Prandelli è riuscito nella difficile impresa di cambiare filosofia alla nazionale italiana: ora la squadra ha coraggio, vuole giocare a pallone e raggiunge i risultati tramite belle prestazioni, come accaduto ad Euro 2012. In Brasile, a mio avviso, gli azzurri saranno avvantaggiati dall’esperienza fatta lo scorso anno in Confederations Cup. A differenza di altre nazionali, l’Italia sarà più preparata al clima, all’ambiente esterno, ai lunghi tragitti da fare e via dicendo”.

Sempre a proposito di Mondiale, qual è la squadra che secondo te è destinata a stupire?

“Nazionali di prima fascia a parte, Portogallo compreso, una squadra che credo sia destinata a far bene è la Colombia, anche per il fatto che si gioca in Sud America. Va detto, però, che l’infortunio di Falcao penalizza enormemente la squadra di Pekerman. Anche se riuscisse a recuperare in tempo per i Mondiali, l’attaccante del Monaco non sarebbe comunque il vero Falcao e questo rischia di condizionare pesantemente l’intero Mondiale dei ‘Cafeteros’. Un’altra squadra che mi incuriosisce molto è il Belgio, una nazionale spumeggiante con tanti talenti che giocano in Europa come Hazard, Mertens, Nainggolan, Fellaini, Lukaku e Curtois. Sono curioso di vedere se la squadra belga riuscirà ad esprimere il suo gioco vivace anche in Sud America, in un contesto che potrebbe ‘sballare’ le  capacità delle varie squadre”.

L’ultima domanda non può che riguardare la tua Argentina. Credi che riuscirà nell’impresa storica di vincere il Mondiale proprio in casa dei rivali brasiliani?

“Magari (ride, ndr)… non farmi aggiungere altro sennò porto sfortuna”.

Certo, se l’albiceleste ai Mondiali e il Milan domani avessero a disposizione uno come il Valdanito avrebbero molte più chance di raggiungere i rispettivi obiettivi. Si scrive Hernán Crespo, si legge gol…

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