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Siamo al 13 marzo e la stagione del Milan, a conti fatti, si può già ritenere conclusa. Sì perchè dopo la cocente eliminazione dalla Champions League per mano dell’Atletico Madrid, l’esclusione con l’Udinese dalla Coppa Italia dopo solo due turni giocati e una posizione di classifica in Serie A non all’altezza delle aspettative, la squadra rossonera si ritrova con ancora il grosso della stagione da giocare senza un vero obiettivo. Ci sarebbe l’Europa League che dista 8 punti, ma quello dell’Europa cosiddetta ‘minore’ sarebbe un traguardo che certo non scalda i cuori di tifosi e società.

Il Milan ha salutato la Champions League con altri 4 gol incassati nella gara di ritorno, come l’anno passato con il Barcellona, e si è fermato agli ottavi di finale come accaduto quattro volte negli ultimi cinque anni. Sintomo questo che quel famoso e decantato ‘DNA europeo rossonero’ non esiste più, e non certo solamente da questa stagione. Detto questo, alla vigilia della gara del Vicente Calderon in molti credevano nella grande rimonta, memori forse delle grandi rimonte rossonere del passato, in particolare quelle contro Bayern Monaco e Manchester United. Ma le cose sono cambiate da allora, è cambiato il Milan, i giocatori che lo compongono e chi li gestisce. Ciò che deve maggiormente far riflettere è il fatto che l’Atletico Madrid ha sì passato il turno, ma tra andata e ritorno non ha certo entusiasmato per gioco espresso anzi, a San Siro la vittoria per la quadra di Simeone è apparsa un risultato fin troppo generoso per ciò che si è visto in campo. Anche in casa i colchoneros non hanno certo fatto nulla di trascendentale, eppure sono riusciti a mettere quattro volte la palla alle spalle di Abbiati. Viene da chiedersi cosa sarebbe successo a questo piccolo Milan se l’urna di Nyon gli avesse messo di fronte corazzate come Bayern o Real Madrid.

Questa eliminazione dalla Champions però pesa certamente di più rispetto al passato. Infatti la certezza che il Milan non avrà l’occasione di rigiocarla tra qualche mese è ormai palese da tempo, i tifosi rossoneri quindi dovranno rassegnarsi ad almeno un anno senza Milan nell’Europa che conta. Ma c’è la certezza che sarà solo un anno? Le prospettive non sono buone; raggiungere il terzo posto per il Milan attuale è una chimera, così come raggiungerlo tra un anno sarà ancora più difficile. Le rivali saranno ancora più forti di quanto non lo siano già allo stato attuale delle cose, mentre la squadra rossonera sarà in piena fase di smobilitazione e riassestamento della rosa e non solo. Infatti a fine stagione sarà tempo di bilanci; occorrerà prima di tutto fare ordine in società e capire, da qui fino a giugno, quali e quanti giocatori della rosa attuale daranno il via alla rinascita del Milan o chi, per limiti tecnici o caratteriali, è meglio che cambi aria. Infatti la pochezza di certi uomini è apparsa disarmante, confermando ancora una volta che il mercato dei parametri zero non basta più, come non basta più accontentarsi di tutti gli scarti della grandi d’Europa. E in quest’opera di valutazione degli uomini fondamentale sarà il giudizio da qui fino a fine stagione di Clarence Seedorf, l’uomo nelle cui mani Berlusconi stesso ha riposto le chiavi del Milan del futuro e, per questo, ritenuto ancora non giudicabile.

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