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genoa juventus festeggiamenti

Dodici minuti. Questo il tempo concesso da Antonio Conte ieri sera a Fabio Quagliarella. Dodici minuti per riprendersi quella Juventus che tante volte ha trascinato negli ultimi anni, dodici minuti per far girare una serata storta ma che si capiva essere decisiva. È entrato con tutta la rabbia accumulata negli ultimi due mesi e con la voglia di spaccare il mondo e, nel suo piccolo, c’è riuscito.

È stato proprio il bomber di Castellamare di Stabia a ridare verve alla manovra bianconera, dalla quale Osvaldo e Llorente fino a quel momento erano stati avulsi. Ha lottato, ha preso persino una ginocchiata in testa ma, soprattutto, si è guadagnato di mestiere il calcio di punizione su cui Pirlo ha disegnato il gol partita (e forse non solo). E poco importa se quando la palla è entrata in rete tutti, ma proprio tutti, i bianconeri a Marassi si sono riversati sul regista bresciano e lui, Quagliarella, si è avvicinato timidamente al mucchio umano come se quel gol non lo riguardasse, come se quella gioia fosse di un gruppo di cui non si sente più parte. Invece quel gruppo lo considera un elemento imprescindibile, come tutti i giocatori della rosa. La dimostrazione sta nel gesto di Martin Caceres (foto) che, vedendo avvicinarsi Quagliarella, lo chiama a sé e lo abbraccia nonostante la resistenza del numero ventisette, perché quel gol è anche suo.

Un segnale forte, come a dire “io ci sono ancora”. Ribadito all’uscita dal campo quando riferendosi al proprio allenatore, col quale qualcosa si era rotto dopo l’esclusione dalla lista per l’Europa League, Quagliarella si sarebbe lasciato scappare una frase “gli ho pure risolto la partita…” ricca di rabbia e di voglia di sfogarsi. Quel qualcosa di rotto, però, oggi si può riparare e i segni di pace li ha lanciati proprio Conte, prima mandandolo in campo e poi citandolo in conferenza stampa, minimizzando sullo sfogo scherzando “Aveva preso una botta in testa..”. Al di là delle schermaglie dialettiche però il succo è che Fabio Quagliarella e Conte non sono più separati in casa, quasi certamente a fine stagione le strade si divideranno ma ora il bomber stabiese si è ripreso la sua parte di Juve, perché nella squadra dei record c’è anche lui, tra i “grandi uomini” invocati dal tecnico figura anche il suo nome. E Conte lo sa.

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