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Napoli

Dopo l’amaro giovedì di Europa League, altra prestazione opaca del Napoli in campionato, sicuramente in calo rispetto alla squadra vista qualche settimana fa. Questa volta però i pali fermano il Toro ed Higuain, con ritrovato cinismo, pesca la zampata allo scadere in un’azione dubbia. Tre punti importanti ma che lasciano comunque tante note negative e un po’ di preoccupazione in vista della sfida di ritorno di coppa al San Paolo contro il Porto.

INVOLUZIONE – E’ un Napoli sicuramente in involuzione dal punto di vista del gioco. Il centrocampo, anche con la presenza di Jorginho, fa fatica a costruire gioco in velocità, a verticalizzare con efficacia e ad essere svelto nel far girare la palla. Manca la reattività dei giorni migliori e certamente il reparto offensivo non migliora la situazione. Callejon è in fase calante da tempo, Mertens si accende a tratti e continua imperterrito a scegliere la soluzione personale, mentre Hamsik continua a percorrere quel lungo tunnel senza via d’uscita. L’intero reparto offensivo non gira più come ad inizio stagione ed è evidente soprattutto considerando le numerose occasioni costruite e cancellate con il classico errore nell’ultimo passaggio, sintomo di poca lucidità. Si cerca la giocata personale per sopperire a questo problema, a volte può essere risolutiva altre invece diventa il classico boomerang. Ma i numeri continuano a premiare gli azzurri: nelle ultime sei giornate i gol segnati sono 9, uno in meno della Juventus. Mentre i punti conquistati sono 14 su 18, come l’Inter, e due in meno della Juventus. 11 invece quelli conquistati dalla rivale Roma.

LA MOSSA DI VENTURA – Ieri la scelta del primo allenatore dell’era De Laurentiis è apparsa sorprendente ma lasciare in panca Immobile e Cerci per proporre la coppia d’attacco di fiducia (Barreto-Meggiorini) che tanto ha fatto bene al Bari, poteva rappresentare la carta vincente. Ventura è allenatore esperto e ha intuito le difficoltà degli azzurri così proprio le due punte hanno messo in crisi i centrocampisti azzurri che non sono riusciti a trovare spazio e spesso sono andati in confusione sul pressing continuo dei granata. Barreto e Meggiorini hanno fatto tanto movimento senza palla e pressato con efficacia la mediana azzurra mettendo spesso alle corde gli avversari e riuscendo anche a creare numerosi grattacapi alla difesa. Jorginho ha indovinato pochi passaggi ed Inler si è limitato al compitino. Sembrava il preludio ad una sconfitta pesante, amara, ma il Napoli, approfittando dell’ingresso in campo dei due attaccanti titolari che hanno assicurato meno pressione al centrocampo, ha alzato leggermente il baricentro e il ritmo, grazie anche ai cambi indovinati (che sorpresa il tuttofare Henrique) ed ha trovato poi il guizzo nel finale con Higuain. Una mossa da scacchi che ha premiato Benitez.

FERNANDEZ MONDIALE – Paradossalmente l’involuzione dell’attacco coincide con il continuo progresso della fase difensiva. Nelle ultime sei giornate, Napoli, Roma e Juventus hanno incassato lo stesso numero di gol (3). Infatti anche ieri nonostante le prove sottotono di Ghoulam e Reveillere, Federico Fernandez si è trasformato in baluardo invalicabile e ha sfoggiato una prestazione di personalità, così significativa che a beneficiarne è stato anche il compagno di reparto Raul Albiol in grado di assicurare quell’esperienza e quell’affidabilità che spesso è mancata in stagione. Davvero ottimo il momento di forma del difensore argentino che continua a smentire i pochi scettici sul suo effettivo valore. Sempre posizionato bene, tenace, grintoso e lucido, Fernandez è un difensore ritrovato, anzi rigenerato dall’arrivo di Rafa Benitez che fin dal primo giorno ha creduto in lui. Ora l’ex Estudiantes può guardare con fiducia al finale di stagione e prepararsi al meglio per giugno dove sarà titolare nell’Argentina di Sabella che punta al colpaccio in Brasile.

CAUSE – Vittoria fortunata, insomma, ed è inutile negarlo, ma vincere aiuta a vincere e ora al varco c’è una vera e propria finale, giovedì, contro il Porto. Ma perché il Napoli ha questi problemi? La risposta è chiara. Appare evidente che i numerosi infortuni stagionali (Zuniga, Rafael, Mesto, Hamsik, Reina, Higuain e ora Maggio) hanno minato la rosa e costretto alcuni elementi ad un lavoro straordinario; significativo il ricorso a due svincolati per sopperire alle tante assenze, rarità tra le big negli ultimi anni. Lottare su tre fronti con una rosa ridotta è sempre un rischio e ora l’intera squadra sta pagando qualcosa, rifiatando come normale che sia. Per giovedì si spera nel ritorno del vero Hamsik e per lo sprint finale nel desaparecido Zuniga (a proposito, bentornato a Mesto convocato ieri dopo 4 mesi). Contro il Porto sarà il turno di Lorenzo Insigne? Probabile il suo utilizzo dal primo minuto al posto di Dries Mertens che ieri ha giocato l’intera partita, e sembra certa anche la presenza di Marek Hamsik nonostante il periodo negativo. C’è bisogno dell’apporto dello slovacco, magari con il ritorno al gol che manca da 18 partite. Giovedì la vittoria è d’obbligo e il passaggio del turno ha un triplice significato: tenere vivo un obiettivo stagionale, raggiungere i quarti e assicurarsi un posto come testa di serie per l’eventuale match di Champions League valido per l’accesso ai gironi e infine la più classica delle iniezioni di fiducia per continuare a sperare anche nel secondo posto in campionato.

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